Zimbabwe, un paese al bivio
Redazione 1 agosto 2013 La Gabbianella in...forma

Zimbabwe, un paese al bivio

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Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sulla situazione internazionale.

Lo Zimbabwe alla prova. Ma Mugabe non molla
di Paolo M. ALfieri

Avvenire, 1 agosto 2013

Da 33 anni al potere, eroe romantico dell’indipendenza un tempo e oggi residuo di un modello dispotico che anche in Africa ha pochi eguali, Robert Mugabe è a un bivio cruciale della sua avventurapolitica. Il padre-padrone dello Zimbabwe, 89 anni, è alla ricerca del suo settimo e forse ultimo mandato. Ma il premier Morgan Tsvangirai, l’eterno rivale che ieri lo ha sfidato per la terza volta nelle elezioni presidenziali, è convinto che mai come ora la svolta sia vicina. «E un momento storico, è tempo di completare il cambiamento», ha sottolineato il 61 enne ex sindacalista.

A febbraio lo Zimbabwe era già tecnicamente fallito. Dopo il pagamento degli stipendi pubblici, nelle sue casse restavano 217 dollari. Niente. Una crisi che viene da lontano, ad esempio dal fallimento della riforma agraria del 2000 che ha ridistribuito ai neri gran parte delle terre possedute dai farmers bianchi. Il risultato è stato lo sfacelo di quello che un tempo era considerato il granaio d’Africa: la produzione agricola si è notevolmente ridotta e oggi lo Zimbabwe è costretto a importare derrate alimentari. Solo se il voto di ieri verrà giudicato credibile le sanzioni occidentali potrebbero essere rimosse (Mugabe è persona non gradita nell’Ue dal 2002 per violazione dei diritti umani), solo se gli uomini del presidente non trascineranno di nuovo il Paese nel caos, Harare potrebbe normalizzare le sue relazioni con Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, accedendo così agli investimenti necessari per la sua economia. Ufficialmente negli ultimi 2-3 anni il Pil è salito ed è stata fermata l’iperinflazione di 5-6 anni fa (venne raggiunto l’astronomico picco del 231.000.000 %), ma l’80% della popolazione vive in povertà, la disoccupazione a195% è la più alta al mondo, lo Stato ha le casse vuote e la corruzione è ai massimi livelli. Mugabe e il suo partito, lo Zanu-pf, sono periodicamente accusati di dirottare sui propri conti gli introiti statali provenienti dall’estrazione delle miniere di diamanti. Il tutto con l’indulgenza degli alti gradi militari. Sono loro, i generali di Mugabe, ad aver goduto in questi anni dei frutti del regime. E sono loro a poter decidere, nel bene e nel male, il futuro del Paese. Mugabe in questi anni non ha lesinato omaggi ai comandanti in capo, riservando loro le migliori tenute agricole del Paese, le più grosse 4×4, le case da sogno in un Paese allo sfascio.

Ieri, mentre 6,5 milioni di persone erano chiamate alle urne, osservatori locali e stranieri denunciavano irregolarità. Molti elettori nei dintorni di Harare, roccaforte del Movimento per il cambiamento democratico (Mcd) di Tsvangirai, non hanno trovato i loro nomi nei registri elettorali e sono stati allontanati dai seggi. Per i risultati serviranno almeno cinque giorni e potrebbe servire il ballottaggio. Nel 2008 Tsvangirai aveva sopravanzato Mugabe al primo turno, ma i sostenitori del presidente avevano reagito, uccidendo oltre 200 oppositori. Tsvangirai si era quindi ritirato dal ballottaggio e Mugabe aveva rivinto, da solo. A quel punto, però, una mediazione africana aveva «imposto» una coabitazione difficile, con Mugabe presidente e Tsvangirai premier. «Dobbiamo evitare lo spargimento di sangue, i rapimenti e altre forme di violenza che hanno caratterizzato le elezioni del giugno 2008», sottolinea un documento del Concilio ecumenico delle chiese dello Zimbabwe. Il timore diTsvangirai è che questa voltaMIugabe stia «manipolando questo voto in maniera più sofisticata, senza far ricorso alle intimidazioni». Il rischio, però, è che il risultato sia identico: un voto non credibile e il vecchio “dinosauro” ancora in sella. A meno che la voglia di cambiamento, questavolta, sia così grande da non poterla fermare.

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