Un massacro nel cuore dell’Africa
Redazione 29 novembre 2013 La Gabbianella in...forma

Un massacro nel cuore dell’Africa

Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa  gli aggiornamenti sulla situazione internazionale.

Africa_Internazionale1Un massacro nel cuore dell’Africa
Villaggi abbandonati, migliaia di persone nascoste nelle missioni cristiane, episodi di giustizia sommaria. La crisi nella Repubblica Centrafricana fa temere un genocidio

Internazionale, numero 1028 (29 novembre/5 dicembre 2013)
David Smith, The Guardian, Regno Unito
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LaRepubblica-291113Repubblica Centrafricana, l’Europa faccia la sua parte
di Alain Le Roy*

La Repubblica, 29 novembre 2013

La Repubblica Centrafricana (Rca) sta vivendo oggi la peggiore crisi della sua storia. La comunità internazionale può e deve agire. È la stabilità di tutto il continente che è nuovamente messa in gioco.
In questo Stato devastato, intere zone del territorio sono in preda alla violenza dibande armate. Saccheggi, reclutamento di bambini-soldati, villaggi bruciati, stupri, esecuzioni sommarie: le popolazioni civili ne stanno pagando il prezzo. Un abitante su dieci hagià dovuto abbandonare la propria casa. Il tasso di mortalità infantile, molto elevato, èulteriormente peggiorato, fino a raggiungere il 25% in alcune zone. Il sistema sanitario è critico, con la comparsa di epidemie locali e solo 7 chirurghi per cinque milioni di abitanti. Al clima di paura che si è venuto a creare s’accompagna anche la minaccia imminente di una catastrofe umanitaria.

In questo territorio potenzialmente ricco ma terribilmente povero, si sviluppano tensioni intercomunitarie e interreligiose. L’ostilitàtracristiani e musulmani è già all’origine di numerosi morti. La spirale di odio che oppone tra loro gli abitanti rappresenta una minaccia: bisogna evitarla ad ogni costo.
Il rischio per l’Europa è quello di vedere tutta la regione destabilizzata con quello che ciò comportainmateria ditenorismo o d’immigrazione illegale, problemi con i quali l’Italia così come la Francia dovranno fare i conti. La Repubblica Centrafricana non si chiama così per caso: si trova difatti al bivio della zona dei Grandi Laghi, dei due Sudan, del Camerun, del Ciad, e del Congo. L’insieme del continente avrebbe molto da perdere se diventasse il santuario di gruppi armati criminali o terroristici.
Non possiamo ignorare la crisi in Rca. I paesi del centro dell’Africa, l’Unione africana, sono in allertaemobilitati. Né l’indifferenza, néilnonagirerappresentano valide opzioni. Cosa dobbiamo fare?
Innanzitutto suscitare l’impegno dei centrafricani stessi. Le autorità locali, anche transitorie, devono garantire l’ordine pubblico, proteggere lepopolazioni civili e lottare contro l’impunità. Devono assumere i loro impegni: condurre la transizione politica, organizzare elezioni entro e non oltrel’inizio del 2015 come previsto dagli accordi internazionali. Dal canto loro, gli attori della società civile centrafrican a, in particolareireligiosi, devono continuare amobilitarsi afavore della pace civile. Hanno bisogno di essere sostenuti, come sottolineato dal ministro francese degliAffari esteri, Laurent Fabius, e dalla Commissaria europea agliAffari umanitari, Kristalina Georgieva, in occasione della loro missione congiunta, a Bangui, il 13 ottobre scorso.
Un impegno forte della comunità internazionale è imperativo. Passa attraverso un sostegno umanitario immediato. L’Unione Europea e le Nazioni Unitevi stannolavorando. La Francia dedica, dasola, diversi milioni di curo ad azioni umanitarie nel campo dell’alimentazione e della salute. Tali sforzi devono accompagnare l’azione delle organizzazioni non governative, inparticolare centrafricane, che operano con coraggio a favore delle popolazioni più colpite.
Ma il miglioramento della situazione umanitaria è ovviamente inscindibile dal ripristino prioritario e urgente della sicurezza. Tutti gli attori, politici e umanitari, condividono questa osservazione.
L’Africa è in prima linea e ha cominciato ad intervenire. Prima, ipaesi vicini e poi tuttalaregione: nel luglio, l’Unione africana ha deciso di dispiegare una forza africana, la Missione internazionale di sostegno in Centrafrica (Misca), che la Francia sostienee sosterrà. Il ministro francese dellaDifesaha appena annunciato che, per sostenere l’azione della Misca, la nostra presenza militare nel Paese sarà prossimamente aumentata per raggiungere fino a 1000 uomini.
La comunità internazionale deve sostenere l’azione di questa forza militare, in tutti i settori, compresa la copertura finanziaria. La risoluzione 2121 del Consiglio di sicurezza adottata all’unanimità il 10 ottobre scorso rappresenta una prima tappa. Questa dinamica deve essere estesatramite unimpegno collettivo forte, a New York, a Bruxelles e a Addis Abeba, daparte dituttii partner che sipreoccupano del futuro di questi milioni di donne, uomini e bambini. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha appena riferito al Consiglio di sicurezza le scelte da fare. Una nuova risoluzione dell’Onu è imminente, orientata verso l’azione.
La Francia desidera che l’Unione Europea svolga pienamente il suo ruolo in questa mobilitazione internazionale e rafforzi il suo coinvolgimento in Rca. La Franciael’Italia l’hanno incoraggiata a farlo durante il Vertice italo-francese di Roma il 20 novembre scorso. Essendo il primo finanziatore in Rca, la Ue ha già rafforzato per ben due volte nel 2013 il suo sostegno umanitario a questo paese. Ha sottolineato la sua intenzione a proseguire il suo impegno nel quadro diun approccio globale alla stabilizzazione dellasituazione in Rca, anche tramite un impegno finanziario alla Misca. E una sfida importante che attende l’Unione Europea nel corso delle prossime settimane e per la quale la Francia conta sulla partecipazione dell’Italia. Dobbiamo continuare ad agire insieme affinché, un anno dopo lo scoppio dellaribellione, la Repubblica Centrafricana possa tornare a sperare.

*L’autore è l’ambasciatore di Francia in Italia