Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo
Redazione 13 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo

CorriereSera-130713Il compleanno. Ieri ha festeggiato i suoi 16 anni alle Nazioni Unite

ABITO ROSA E VOCE ALTA.
LA RIVINCITA DI MALALA DAVANTI AL MONDO

La lezione di coraggio della giovane pachistana “I talebani non sono riusciti a farmi tacere”
Viviana Mazza
Corriere della Sera, 13 luglio 2013

“Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione”. Un discorso forte e commovente sul diritto allo studio, ma anche un discorso sulla pace e sulla tolleranza. La sedicenne pachistana Malala Yousafzai, sopravvissuta ad un attentato dei talebani lo scorso ottobre, ha parlato ieri all’Onu nel giorno del suo compleanno.

Si è alzata in piedi, vestita di rosa, il suo colore preferito, come raccontò lei stessa nel suo diario scritto per la Bbc a 11 anni, quando i talebani impedirono alle ragazze della sua valle di Swat di andare a scuola, quando tutti avevano paura di parlare. Ieri indossava il velo sulla testa, tunica e pantaloni, e uno scialle bianco, appartenuto a Benazir Bhutto, da sempre sua eroina: l’unica donna pachistana a diventare primo ministro, uccisa in un attentato nel 2007.

MalalaLa più giovane candidata al Nobel per la pace è partita dalla sua storia personale, dal proiettile che l’ha colpita alla testa, dagli spari contro le sue amiche. “Pensavano che ci avrebbero zittite. Hanno fallito”. Ma ha ricordato di essere “solo una” delle “centinaia di attivisti dei diritti umani che combattono per l’istruzione, la pace e l’uguaglianza”. Ed è a queste persone, “non a me”, ha sottolineato, “che appartiene il Malala Day”. Ha consegnato al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon una petizione lanciata da lei quasi un mese fa, quando 14 studentesse pachistane sono state uccise in un attentato suicida: 4 milioni di firme raccolte online su “Change.org” e “A World at School”. La petizione chiede ai leader del mondo fondi per nuovi insegnanti, aule e libri, e l’immediato stop allo sfruttamento di bambini nei luoghi di lavoro, ai matrimoni forzati e al traffico di minori perché si possa davvero garantire l’istruzione primaria universale entro il 2015 (uno degli Obiettivi del Millennio). Malala ha spiegato che, se 57 milioni di bambini non hanno tuttora accesso alla scuola, la colpa è delle guerre e dell’estremismo, dell’emarginazione sofferta in particolare dalle ragazze, della povertà e dello sfruttamento. La soluzione è sempre l’istruzione: “Libri e penne sono le armi più potenti”.

Non c’era ombra di odio o di desiderio di vendetta in questo suo primo discorso pubblico dopo l’attentato. “Voglio che i figli e le figlie degli estremisti, specialmente dei talebani, siano istruiti. E non odio nemmeno il talebano che mi ha sparato”. La ragazza sedicenne è riuscita a ricordare che la compassione, il cambiamento, la non-violenza sono valori che accomunano Nord e Sud, Est e Ovest: “Questa è la compassione che ho imparato da Maometto, Gesù Cristo e Buddha”, ha spiegato, citando poi come suoi maestri anche Martin Luther King, Nelson Mandela e il fondatore del Pakistan Muhammad Ali Jinnah, Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. Personaggi che, sin da piccola, suo padre Ziauddin, ex insegnante e fondatore di una scuola per ragazze, le ha insegnato ad amare.

Il papà, la mamma in lacrime, i due fratellini ascoltavano, insieme a centinaia di giovani attivisti di 8o Paesi. A loro e al mondo Malala ha spiegato di essere la stessa ragazzina di tanti anni fa: la stessa che amava i libri e le soap opera, che sperava di diventare medico e poi di fare politica. “I miei sogni sono gli stessi”. Una cosa sola, ha detto, è cambiata dopo l’attentato. “La debolezza, la paura e l’impotenza sono morte. Sono nate la forza, la potenza e il coraggio”.