Soluzioni per sfamare la terra
Redazione 4 dicembre 2013 La Gabbianella in...forma

Soluzioni per sfamare la terra

Repubblica-041213Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sulla situazione internazionale.

Cibo. Soluzioni per sfamare la Terra
di Antonio Cianciullo

La Repubblica, 4 dicembre 2013

Li hanno chiamati i tre paradossi: un miliardo di persone con il piatto che piange per carenza di cibo, un miliardo di persone con il corpo che piange per eccesso di cibo, un terzo degli alimenti buttati. E si potrebbe aggiungere un quarto paradosso. Di fronte a questi dati si continua a proporre come rimedio la causa del problema: l’aumento quantitativo della produzione a spese degli equilibri sociali e ambientali.

È un quadro lucido quello che emerge dal Forum internazionale del Barilla Center forFood & Nutrition (che si è svolto a Milano il 26 e 27 novembre) e con un consenso ampio anche se non a tutto campo: mentre sui contenuti l’accordo è senza crepe (siva dal dimezzamento dello spreco alimentare al2020 all’educazione a stili di vita più sani), sullavia da percorrere per raggiungere l’obiettivo i pareri restano divisi. Dalla due giorni di dibattito è uscito un protocollo sul cibo che ha suscitato qualche perplessità.

«Se è un’industria privata a dover proporre un protocollo del genere vuol dire che il nostro paese è proprio malmesso», ha esordito Carlo Petrini, presidente di Slow Food. «E poinessun protocollo è in grado di cambiare un sistema alimentare responsabile della malnutrizione di un miliardo di persone e dell’attacco alla biodiversità. Potrà cambiarlo solo la mobilitazione di grandi masse in ogni angolo del pianeta che, scegliendo un comportamento da cittadini attivi e non da consumatori passivi, possono sostenere i contadini delle loro terre, l’agricoltura locale». Un’agricoltura che, aggiunge Oscar Farinetti, patron di Eataly, è in grado di agire in modo anti-ciclico, creando posti di lavoro in un periodo in cui diminuiscono quasi ovunque: «Più qualità vuol dire anche meno pesticidi e più lavoro manuale. Ma a questo lavoro deve essere data dignità, riconosciuto valore. Io pervenire qui ho pagato 3 euro per un’ora di parcheggio: sono 3 chili di pasta. Non è accettabile che sia questo il prezzo riconosciuto al lavoro in campagna». Prezzo che in alcuni casi è in effetti così basso che non conviene raccogliere la frutta: la si lascia marcire sugli alberi. Proprio per trovare una via di uscita all a contraddizione di una produzione che cresce (a livello globale il 2013 si avvia a registrare un più 7 per cento) alimentando gli sperperi, nei giorni scorsi è stata costituita dal ministero dell’Ambiente una task force anti-sprechi coordinata da Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market, e composta dallo scienziato Vincenzo Balzani, dalla regista Maite Carpio, dall’attore Giobbe Covatta, dalla scrittrice Susanna Tamaro e da Robert van Otterdijk della Fao. Se la battaglia contro lo sperpero di cibo – che vale 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, 4 volte quanto basterebbe a nutrire gli affamati a livello globale – ha segnato un filo di continuità nei due giorni di convegno, sulle opzioni si è acceso il dibattito. La più controversa delle proposte è stata quella citata dalla rappresentante dell’Unione europea: l’uso degli ogm. «I prodotti transgenici sono fuori discussione in Italia: per la conformazione del nostro assetto agricolo rappresentano un rischio di contaminazione inaccettabile per l’agricoltura di qualità», ha tagliato corto Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde. «Ma più in generale costituiscono uno spostamento di potere dall’agricoltura alla grande industria multinazionale che finirebbe perpeggiorare le condizioni divita dei contadini più poveri diminuendo la disponibilità di risorse economiche che nel Sud del mondo è la principale causa della fame».

Anche la proposta di fissare un tetto massimo del 5 per cento del pacchetto di energia da fonti rinnovabili peri combustibili ottenuti con le biomasse difficilmente potrà trovare il consenso internazionale necessario: paesi come il Brasile, che ha scommesso con grande decisione su questa tecnologia, si troverebbero spiazzati.

Ma, nonostante i punti controversi, l’idea di un’agenda per riequilibrare la bilancia alimentare, proposta da Guido Barilla, ha dimostrato di godere di un largo consenso: potrebbe essere sostenuta dall’Italia durante il semestre di presidenza Ue (seconda metà del 2014) e rilanciata all’Expo 2015. Nei prossimi due anni si misurerà l’impegno concreto che l’Italia riuscirà a ottenere attorno a questa battaglia.

Repubblica-041213-1Il forum
Il quinto Forum internazionale sull’alimentazione e la nutrizione si è svolto a Milano il 26 e 27 novembre, organizzato dal Barilla Centerfor Food & Nutrition. Protagonisti del primo giorno sono stati i giovani ricercatori finalisti del concorso BCFN YES!, vinto dal team del Bangladesh con il progetto Value+, che propone di creare una rete integrata per garantire un’alimentazione sostenibile nelle baraccopoli di tutto il mondo. Il giorno seguente è stato dedicato al lancio dei Protocollo di Milano, un accordo globale sull’alimentazione e la nutrizione da sottoscrivere a Milano Expo2015, di cui si parla nell’articolo di apertura in queste pagine. Assenso per l’accordo è stato espresso dal presidente del Consiglio Enrico Letta, in collegamento video, e dai rappresentanti istituzionali presenti all’evento. www.barillacfn.com

I numeri – Rischi e obiettivi per i prossimi decenni

PICCOLE VITTIME
Ogni 6 secondi nel mondo un bambino muore per malnutrizione. Al contempo a livello globale buttiamo 750 miliardi di dollari di cibo

RIFIUTI
Ogni anno lo spreco di cibo nel mondo è di 1, 3 miliardi tonnellate, quanto basta a nutrire quattro volte gli affamati del pianeta

INQUINAMENTO
Il cibo coltivato e poi sprecato genera ogni anno l’l1 percento delle emissioni di anidride carbonica sul pianeta

TRAGUARDI
L’obiettivo che si è proposto il protocollo presentato a Milano prevede il dimezzamento dello spreco alimentare entro il 2020

VITA IN CITTÀ
Nel 2050 si prevede che 8 persone su 10 vivranno nelle metropoli, in particolare in baracche negli slum in condizioni molto difficili


Repubblica-041213-2Mangiare di più e meglio
ecco un piano per l’Africa

Riccardo Valentini dell’Ipcc, team di scienziati Nobel p er la pace

La battaglia contro il land grabbing, l’acquisto di «milioni di ettari di suolo fertile inAfrica da parte di paesi che stanno rilanciando la loro economia a spese dell’ambiente, è necessaria manon sufficiente. Non basta difendere i diritti dei contadini: bisogna immaginare un intervento più articolato che consenta di rendere realmente disponibile il cibo prodotto localmente”. Riccardo Valentini, membro dell’Ipcc, la task force di scienziati Onu che ha vinto il Nobel per la pace, e direttore del dipartimento Scienze forestali dell’università della Tuscia, al Forum Barilla lanciala proposta di un’azione a tutto campo a sostegno della capacità alimentare dei paesi africani.

Eppure, soprattutto nell’area del Sahel, il nodo cruciale è proprio la debolezza economica dei contadini che spesso non sono in grado di sostenere i cambiamenti legati al passaggio a colture intensive destinate all’export.
«E vero, e infatti la conseguenza di questi processi è un’accelerazione dell’urbanizzazione. Nel 2050 a livello globale 8 persone su 10 vivranno in città. Per i nuovi arrivati molto spesso questo significa una baracca in uno slum: e lì la battaglia per la sopravvivenza diventa molto dura».

Perché spesso manca il reddito minimo per la sopravvivenza.
«Non è solo una questione di reddito. C’è anche la mancanza di disponibilità di alimenti sicuri perché la catena di trasformazione locale è inesistente o scarsamente affida bile. Una volta prodotto il cibo si tratta di farlo arrivare in maniera sicura nelle città: rivogliono sistemi di lavorazione, trasformazione e distribuzione su scala locale».

Un mercato locale per sostituire i circuiti internazionali?
«Almeno in parte. E su questo piano noi italiani abbiamo molto da dire. Abbiamo esperienza di un sistema di lavorazione artigianale di qualità e potremmo dare un contributo importante alla realizzazione di imprese ditrasformazione che rendano disponibile in modo sicuro la produzione locale».

Il sistema può servire anche a ridurre gli sprechi?
«Non c’è dubbio. Al momento il cibo che coltiviamo e buttiamo via a livello globale vale 750 miliardi di dollari. Inoltre è responsabile dell’ i l per cento delle emissioni di anidride carbonica e consuma una quantità di acqua sufficiente a riempire tre volte il lago di Ginevra. Tutto ciò mentre ogni 6 secondi un bambino muore a causa della malnutrizione». (a. cian.)