Siria: Un Ponte per invita alla protesta sui social network
Redazione 29 agosto 2013 La Gabbianella in...forma

Siria: Un Ponte per invita alla protesta sui social network

rifugiati sirianiSiria, le associazioni: “No all’intervento. Rischi imponderabili per il mondo”

Per Pax Christi a vincere ancora una volta è “la lobby delle armi”. Per le Acli la situazione mette in evidenza la debolezza dell’Europa: “La menzogna accompagna sempre la nascita di nuovi conflitti”. La Focsiv si appella all’Onu e Un Ponte per invita alla protesta sui social network

Redattore sociale, 28 agosto 2013

ROMA – L’intervento armato in Siria è un’evenienza da scongiurare. La pensa così il Terzo settore italiano. Molte le associazioni che in queste ore stanno facendo sentire la propria voce per dire che un intervento armato da parte degli Stati Uniti e di altre nazioni altro non farebbe che peggiorare la già drammatica situazione in atto in Siria.

Pax Christi: “Vince la lobby delle armi”. Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, afferma che “finché le riflessioni dei nostri politici saranno sponsorizzate da Finmeccanica e dalla lobby delle armi, non si riuscirà a pensare alla pace”. E sottolinea che in Italia il problema è che la Siria nemmeno compare nell’agenda politica del Paese. Ma l’atteggiamento della Farnesina fino ad ora sembra improntato a non seguire i diktat delle altre potenze. “Impedire l’uso delle nostre basi sarebbe l’unico modo per non essere corresponsabili”.

Le Acli e la debolezza dell’Europa. Il presidente nazionale delle Acli, Gianni Bottalico, esprime “netta contrarietà ai piani di guerra che Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si apprestano a dispiegare verso la Siria” e condivide “la posizione saggia e lungimirante espressa dal governo Letta attraverso il ministro degli esteri Bonino, di non coinvolgere l’Italia in questa nuova avventura al di fuori di un mandato Onu e di negare l’uso delle basi militari alleate sul territorio nazionale per questo conflitto”.
Per le Acli, “la menzogna accompagna sempre la nascita dei nuovi conflitti. Le inenarrabili atrocità della guerra, fomentate sia dalle parti in conflitto ma anche, da autentiche forze del male, esterne al governo siriano e distinte dagli insorti, che agiscono per alimentare un caos permanente (come già da anni sta succedendo in Iraq), non possono essere prese a pretesto per una internazionalizzazione del conflitto senza esporre il mondo intero a dei rischi imponderabili”.
Indebolita ancora, per l’ennesima volta, la presenza dell’Europa sul piano internazionale, “e questo – afferma Bottalico – nonostante il precedente strappo di Francia e Gran Bretagna sulla Libia si sia rivelato assai deludente ed abbia prodotto una realtà peggiore in Libia”.

La Focsiv si appella all’Onu. In una nota, il presidente Gianfranco Cattai si chiede: “Possibile che la comunità internazionale sappia solo passare dall’immobilismo all’interventismo armato? Possibile che non sia capace di affrontare con il dovuto realismo e responsabilità la grave situazione siriana imponendo una soluzione negoziale che garantisca pace nella giustizia?”.
Il presidente della Focsiv si unisce all’appello di papa Francesco e chiede che il Consiglio di sicurezza dell’Onu imponga il cessate il fuoco, instauri una corte di giustizia sui crimini compiuti dai ribelli e dal regime e aiuti i civili ridotti in miseria.

Un Ponte per: “Nessun intervento armato risolverà la situazione”. Martina Pignatti Morano, presidente di Un Ponte per, ricorda che “da ferragosto ad oggi circa 40mila profughi hanno attraversato il confine tra Siria e Iraq”. Sono uomini e donne che fuggono da una serie di eccidi perpetrati da milizie filo qaediste nella zona curda della Siria. Perché ormai è tardi per fermare la guerra: a Damasco il conflitto è sc oppiato nel 2011. Ma cosa si può fare dall’Italia? Per la Pignatti “le modalità di protesta dovranno essere differenti dal passato. Dovranno partire dei social network. E dobbiamo continuare a spiegare al nostro governo quanto sia importante non prendere parte a questo conflitto”. Oltre a smuovere le coscienze dei cittadini, due sono i compiti che spettano agli attivisti dall’Italia: “Puntare l’attenzione sui rifugiati” e “tessere una rete di relazioni tra i dissidenti siriani esuli per creare una piattaforma che dia loro l’occasione per parlare di progetti e offrire punti di vista su ciò che accade”.