Siria: “ONU agisca ora o sarà troppo tardi” da Un ponte per…
Redazione 17 Giugno 2021 In primo piano

Siria: “ONU agisca ora o sarà troppo tardi” da Un ponte per…

Un Ponte Per lancia l’appello alle Nazioni Unite insieme ad altre 40 organizzazioni: se non si riaprono i valichi transfrontalieri per gli aiuti umanitari, a rischio la salute di milioni di persone.


Saranno oltre 1 milione le persone a serio rischio di malnutrizione in Siria se l’ONU non rinnoverà la risoluzione sugli aiuti transfrontalieri, che non passano da Damasco e non sono quindi soggetti al controllo del governo siriano. Al rischio alimentare si aggiunge quello sanitario: mancheranno medicine, assistenza e attrezzature mediche.
Lo stanno ripetendo senza mezzi termini moltissime organizzazioni umanitarie: sarà una catastrofe se il Consiglio di Sicurezza non rinnoverà la risoluzione, poiché è ciò che permette agli aiuti salvavita di raggiungere la Siria. La risoluzione rappresenta infatti l’unico modo per consentire il passaggio degli aiuti verso i territori del nord-ovest non controllati dal governo centrale siriano di Bashar al- Assad.
Scadrà tra un mese esatto, il 10 luglio. Come Un Ponte Per ci uniamo all’appello congiunto delle ONG: il mancato rinnovo della risoluzione metterà a rischio il cibo quotidiano in tavola di più di 1 milione di persone, così come le vaccinazioni contro il COVID-19 e forniture mediche urgenti anche nel nord-est dove stiamo lavorando.
Il World Food Program fornisce a 1,4 milioni di siriani/e cesti alimentari ogni mese attraverso il valico di Bab al Hawa. Se non si rinnova, le scorte si esauriranno entro settembre 2021. Le organizzazioni stimano di avere la capacità di coprire i bisogni di circa 300.000 persone, lasciandone però oltre 1 milione senza assistenza alimentare. Praticamente alla fame.

Il mancato rinnovo della risoluzione metterebbe anche fine alla campagna di vaccinazione guidata dalle Nazioni Unite per le persone che vivono nel nord-ovest della Siria, dove ci sono stati almeno 24.257 casi confermati e 680 morti, con un picco di contagi nell’ultimo mese. Inoltre con tutta probabilità il numero effettivo di casi è infinitamente più alto, infatti le capacità diagnostiche siriane sono minime.

La Siria nord-occidentale ha ricevuto solo il mese scorso il primo lotto di vaccini attraverso il valico di frontiera di Bab al Hawa al confine con la Turchia, ma la campagna andrà avanti solo se ci sarà il rinnovo della risoluzione.
Nel nord-ovest ci sono 2,8 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria e che possono essere raggiunte solo attraverso il confine turco. La maggior parte sono donne, bambini/e, molti/e dei quali sono stati sfollati/e più volte, a causa dei continui scontri armati. Esseri umani che hanno vissuto in un vero e proprio inferno durante gli ultimi 10 anni. Nel solo 2020 l’assistenza transfrontaliera ha permesso alle organizzazioni umanitarie di raggiungere ogni mese oltre 2,4 milioni di persone nel Nord Ovest con vari servizi, come ad esempio i pasti in tavola per 1,7 milioni di persone o l’istruzione scolastica per quasi 80.000 bambini/e.

Dopo dieci anni di conflitto il numero di persone indigenti è ai livelli più alti di sempre in tutta la Siria, ed è cresciuto del 20% solo nell’ultimo anno. I siriani e le siriane convivono da due lustri con livelli inimmaginabili di insicurezza alimentare, economica, sanitaria.

I numeri stanno aumentando: i genitori che non hanno cibo non hanno altra scelta che tagliare i pasti. I/le bambini/e corrono il rischio che la loro infanzia sia compromessa, il che impatterà sulle loro capacità di apprendimento e potenzialmente aumenterà il rischio di depressione, ansia e traumi, matrimoni precoci, abbandono scolastico, oltre al rischio immediato di malnutrizione. A tutto ciò si è aggiunto il contagio pandemico, che continua a diffondersi a un ritmo allarmante, mentre le infrastrutture sanitarie – decimate da anni di conflitto – rimangono tristemente inadeguate a fornire anche una minima risposta.

Nonostante i seri bisogni menzionati e la dimostrata incapacità del governo centrale di provvedere internamente alle spedizioni umanitarie, il Consiglio di sicurezza ha votato ben due volte negli ultimi 18 mesi per limitare l’accesso umanitario al paese, lasciando un solo passaggio per l’assistenza salvavita delle Nazioni Unite verso il nord-ovest della Siria, e tagliando completamente l’assistenza transfrontaliera al nord-est, con conseguenze disastrose che raccontavamo qui.

Vogliamo dirlo chiaramente: la dipendenza da un solo punto di attraversamento per il nord-ovest, (dopo la rimozione del valico di Bab al Salam da parte del Consiglio di sicurezza nel luglio dello scorso anno), mette a rischio l’arrivo degli aiuti in corso e la campagna di vaccinazione di tutta regione. Nonostante il cessate il fuoco del marzo 2020, solo tre mesi fa l’unico valico rimasto, Bab al Hawa, è stato attaccato dalle milizie, causando danni ai magazzini delle organizzazioni e alle forniture umanitarie. Le violenze in corso potrebbero tagliare l’unico accesso rimasto a cibo, vaccinazioni e altri beni di prima necessità.

Per quanto riguarda il nord-est, da quando il valico di Yarubiyah è stato chiuso dall’ONU, solo una manciata di spedizioni mediche sono arrivate nella regione attraverso percorsi alternativi. Le strutture sanitarie, di conseguenza, hanno dovuto affrontare l’esaurimento delle scorte di medicinali salvavita come l’insulina e le risorse necessarie per affrontare la pandemia, come ad esempio le mascherine e i ventilatori. Nel campo di Al Hol circa il 30% dei pazienti con malattie croniche non può più essere curato dai farmaci (in)disponibili del campo.

Per tutto ciò chiediamo al Consiglio di Sicurezza di autorizzare la risoluzione transfrontaliera per altri 12 mesi e ripristinare i valichi chiusi, Bab al Salam nel Nord Ovest e Al Yarubiyah nel Nord Est, per garantire che i siriani e le siriane in difficoltà, ovunque si trovino, possano accedere agli aiuti salvavita.

Il Consiglio di Sicurezza ha l’obbligo morale di permettere che gli aiuti raggiungano alcune tra le famiglie più povere del mondo. Basta non mettere la politica al di sopra della vita delle persone, come accaduto troppo spesso in passato. Impariamo dalla storia, anche recente. Un fallimento del rinnovo dell’assistenza transfrontaliera per la Siria significa accettare la sofferenza umana, significa perdere vite umane.

In Siria l’81% delle persone nel nord-ovest e il 69% nel nord-est hanno bisogno di aiuto.
La malnutrizione nei minori sotto i cinque anni è alle stelle.

Il popolo siriano ha bisogno di più aiuti e più accesso umanitario, non meno.
Non c’è tempo per le scuse. Se non si trova una soluzione le conseguenze saranno catastrofiche per milioni di persone.