Reti solidali: “Non c’è benessere senza volontariato”
Redazione 9 giugno 2013 La Gabbianella in...forma

Reti solidali: “Non c’è benessere senza volontariato”

numero_201303_mediumDal periodico dei centri di Servizio per il Volontariato del Lazio “Reti Solidali – Approfondimenti ed Analisi
numero 3, maggio-giugno 2013

NON C’È BENESSERE, SENZA VOLONTARIATO
di Claudia Farallo

Il Bes è il nuovo indicatore che misura il benessere dei cittadini, non necessariamente legato al Pil. Nel rapporto di Istat e Cnel la fotografia di un paese che crede nelle solidarietà corte.

Non c’è solo il Pil. Per misurare lo stato di salute di un Paese bisogna considerare anche il volontariato.
Sì, perché il volontariato, insieme all’insieme delle relazioni sociali, all’aspettativa di vita, allo stato dell’ambiente e ad altri fattori determina lo stato di benessere dei cittadini. E quindi il progresso di una società.
Ecco allora che arriva, a fianco del Pil, il Bes. Questo strumento, elaborato da Istat e Cnel, misura il Benessere equo e sostenibile di una collettività. A marzo ne è stato pubblicato il primo rapporto, disponibile anche on line, che rivela a che punto è l’Italia.
Secondo il Bes, il benessere si può dividere in 12 settori fondamentali: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione e, infine, qualità dei servizi. Ognuno di questi settori si misura in base a degli indicatori specifici. Per la salute, si dovrà considerare non solo l’aspettativa di vita, ma anche quanta parte della vita si vive senza limitazioni; poi, la diffusione del vizio del fumo, dell’alcol, la sedentarietà della popolazione; ma anche le cause principali di decesso, verificando quante siano “evitabili”, come gli incidenti stradali, e quante invece siano legate a malattie specifiche e diffuse, come i tumori.
Dalla rilevazione escono dati che Istat e Cnel reputano fondamentali per fotografare lo stato di salute del Paese e, di conseguenza,
per orientare le decisioni delle istituzioni nell’agire in maniera incisiva e mirata laddove la società mostri più debolezza. Presupposto fondamentale è che per valutare il progresso non si possono considerare solo i risultati economici, ma anche quelli relativi al benessere. Si deve sottolineare che il Bes è un motivo di orgoglio per l’Italia, che ne detiene una delle forme più avanzate.

volontariato-080613Un volontariato che cresce
Zoomando sul volontariato, lo troviamo inserito a pieno titolo negli indici di misurazione della qualità delle relazioni sociali.
L’associazionismo, infatti, è ritenuto un tradizionale punto di forza del nostro Paese, e questo grazie soprattutto al ruolo fondamentale che riveste nel supplire alle carenze delle strutture pubbliche. Nel Bes, il volontariato viene misurato prendendo in considerazione considerazione la percentuale di persone, di 14 anni e più, che nei 12 mesi precedenti la rilevazione hanno svolto attività gratuita per associazioni o gruppi di volontariato.
Questo indicatore, poi, viene messo in relazione con altri 10, con i quali concorre a determinare il livello delle relazioni sociali.
In questa valutazione rientrerà quindi se si è, o meno, molto soddisfatti delle relazioni familiari e di quelle con gli amici, e se si hanno parenti, amici o vicini su cui poter contare in caso di bisogno. Importante è anche la percentuale di bambini tra i 3 e i 10 anni che giocano tutti i giorni con il padre e/o con la madre. Ancora, si misura l’aiuto gratuito ricevuto, la partecipazione sociale (riunioni di associazioni culturali, sindacati, associazioni culturali o di categoria, partiti politici), il finanziamento diretto alle associazioni e la quota di associazioni non profit e cooperative sociali per 10mila abitanti. Infine, e questo è un tasto particolarmente dolente per il nostro Paese, si valuta la fiducia generalizzata, ovvero quanto si ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia.
Ed ecco i risultati: il rapporto 2013 mostra come il volontariato sia in leggera crescita, passando dall’8,9% del 2005 al
9,7% del 2012. Nessuna differenza sensibile tra l’impegno dei maschi e quello delle femmine, mentre si rileva un’accentuazione per
i più giovani e per le persone tra i 55 e i 74 anni. Oltre il 30% della popolazione, poi, ha fornito aiuti gratuiti a persone non conviventi (parenti e non). Una tendenza, questa, in crescita rispetto al dato rilevato nel 2003 (26,1%). Per quanto riguarda il finanziamento alle associazioni il trend è negativo, in quanto si registra un calo di circa due punti percentuali rispetto al 2011 (14,7% rispetto al 16,8%), il dato più basso dal 2005.
Un capitolo a parte va aperto per le donne, pilastro dell’aiuto familiare. Le donne, infatti, man mano che crescono le responsabilità familiari, si impegnano meno nell’associazionismo.
A determinare questa tendenza, la carenza di servizi sociali per anziani e minori svantaggio, quello del Sud, che fa sentire il suo peso anche a fronte di bisogni sociali più gravi.
Il Mezzogiorno risulta infatti tendenzialmente svantaggiato su tutti i fronti: alla minore soddisfazione per le relazioni familiari e alla minor presenza di persone su cui contare, corrisponde anche una minore attività della rete di aiuti gratuiti a persone non conviventi (parenti e non) e una più bassa soddisfazione nei confronti della rete amicale. Il volontariato ricalca questa tendenza, risultando molto più diffuso al Nord (13,1% rispetto al 6,0% del Mezzogiorno).
Stesso discorso per la partecipazione sociale, che vede il Mezzogiorno fanalino di coda (17,9%) rispetto al Nord (27,8%), e per
il finanziamento alle associazioni, molto più elevato al Nord (19,8%) che nel Mezzogiorno (8%).