Rapito padre Dall’Oglio. Al Papa chiedeva “un’iniziativa per la Siria”
Redazione 30 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

Rapito padre Dall’Oglio. Al Papa chiedeva “un’iniziativa per la Siria”

1345809611348_dalloglioStrumenti di lavoro: dalle agenzie di stampa gli aggiornamenti sulla situazione internazionale.

Siria, padre Dall’Oglio rapito da filo-Al Qaida
Lo riferiscono attivisti. Farnesina avvia tutte le verifiche
Ansa, 30 luglio 2013

(di Alberto Zanconato)

BEIRUT – Espulso lo scorso anno dalla Siria, dove aveva passato 30 anni, schieratosi apertamente contro il regime e attivo nella ricerca di una soluzione pacifica al conflitto, il padre gesuita italiano Paolo Dall’Oglio sarebbe stato rapito da un gruppo jihadista filo-Al Qaida della stessa opposizione. Questo, almeno, quanto hanno affermato parlando con l’agenzia Reuters attivisti presenti nella citta’ di Raqqa, nel nord del Paese, controllata dagli insorti, dove il religioso sarebbe stato prelevato mentre camminava per strada.

La Farnesina per il momento si limita ad annunciare di aver avviato tutte le verifiche necessarie. Secondo le fonti citate dalla Reuters, responsabili del sequestro sarebbero miliziani dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, organizzazione affiliata ad Al Qaida e legata ad organizzazioni jihadiste in Siria che si battono contro il regime. Di sicuro c’e’ solo che questa sera Padre Dall’Oglio non risponde ai suoi recapiti telefonici, come ha potuto verificare l’ANSA: ne’ su quello siriano, dove una voce registrata dice che “l’apparecchio e’ al momento spento”, ne’ su quello italiano, che non da’ alcun segnale. Dopo la sua espulsione, nel giugno del 2012, Padre Dall’Oglio era tornato almeno una volta nei territori controllati dai ribelli nel nord del Paese. Non sarebbe la prima volta che religiosi cristiani finiscono ostaggi dei miliziani ribelli nel nord della Siria. Il 22 aprile scorso vicino ad Aleppo erano stati rapiti due vescovi ortodossi mentre facevano ritorno in quella citta’ provenienti dalla frontiera turca, al rientro da una missione di cui non si e’ saputo nulla. Si tratta del siriaco Yohanna Ibrahim e del greco ortodosso Boulos Yazij, che secondo fonti della chiesa greca ortodossa di Aleppo sarebbero stati prelevati da jihadisti ceceni. Una delle tante nazionalita’ a cui appartengono i miliziani fondamentalisti affluiti in Siria per unirsi a quella che per loro e’ una ‘guerra santa’ contro il presidente Bashar al Assad. Da allora nessuna notizia sulla loro sorte e’ stata resa pubblica. Ma un ‘movente’ che potrebbe aiutare a capire l’azione contro i due prelati c’e’: il sostegno, neppure troppo velato, che le chiese ortodosse continuano a dare al regime di Assad, temendo che se esso dovesse cadere si insedierebbe a Damasco un regime fondamentalista islamico sunnita. Difficile invece capire le ragioni che possano avere spinto degli oppositori al sequestro di padre Paolo, gia’ impegnato per decenni nel dialogo tra cristiani e musulmani quando era in Siria e ora apertamente schierato su posizioni anti-regime. Solo il 24 luglio scorso il gesuita, originario di Roma, aveva rivolto una petizione personale a papa Francesco, chiedendogli di promuovere “un’iniziativa diplomatica urgente e inclusiva per la Siria” al fine di assicurare “la fine del regime torturatore e massacratore” della famiglia Assad. Dalla Siria non si hanno più notizie neanche di un altro italiano, Domenico Quirico, l’inviato de La Stampa scomparso dal 9 aprile scorso. Il 6 giugno, in una breve telefonata alla moglie, Quirico ha reso noto di “stare bene”: la prova che e’ ancora vivo. Ma da allora è calato il silenzio.


Rapito padre Dall’Oglio. Al Papa chiedeva “un’iniziativa per la Siria”

Espulso dal regime di Damasco nel giugno 2012, era rientrato sabato scorso, senza comunicazioni ufficiali, per una “missione” delicata. In una lettera recente al papa, aveva denunciato la “repressione inumana” la “complicità” di alcuni ecclesiastici

Redattore sociale, 30 luglio 2013

ROMA – Uno “strano” tweet, poi più nulla: si sono perse le tracce di padre Paolo Paolo Dall’Oglio, sacerdote gesuita in Siria, che a quanto pare (ma la notizia non è ancora confermata) sarebbe stato rapito ieri a Raqqa, in Siria, da un gruppo islamista. L’ultima traccia sul suo profilo Twitter non è stata certamente lasciata dalla sua mano: è il link a un articolo in inglese su come perdere peso con facilità. Tre volte lo stesso Tweet, ripetuto il 27 e il 28 luglio. Giorni in cui, a quanto pare, il sacerdote dovrebbe aver raggiunto la Siria per una missione “segreta”: né i diplomatici italiani né la nunziatura apostolica di Damasco, infatti, erano stati avvisati della sua partenza. E’ probabile che Padre Dall’Oglio dovesse incontrare qualche rappresentante di al-Qaeda, ma anche questo è tutto da verificare. Quel che è certo, è che il gesuita non aveva mai nascosto la sua divergenza rispetto al regime di Damasco, da cui lo scorso anno era stato espulso nel giugno 2012 e aveva trascorso l’ultimo anno in Iraq. Dall’Oglio non aveva però mai distolto la propria attenzione dalle sorti del popolo siriano e dalla tragedia che sta investendo il Paese: nel febbraio era rientrato nel Paese dal Kurdistan, per un “pellegrinaggio del dolore e della testimonianza”.

Proprio pochi giorni fa, il 24 luglio, aveva invece inviato, tramite la piattaforma Change.org, una lettera a papa Francesco: “Mi chiamo Paolo Dall’Oglio, sono gesuita e per più di trent’anni ho promosso in Siria l’armonia islamo-cristiana – così si presentava al pontefice – Ho preso posizione in favore dei democratici siriani schiacciati da una repressione inumana e indiscriminata che speravo proprio di non dover vedere nel XXI secolo. Sono stato espulso nel giugno del 2012, e da allora sono impegnato a tempo pieno per la difesa dei diritti dei siriani e della legittimità della loro rivoluzione”. A papa Bergoglio, padre Dall’Oglio raccontava che “il regime siriano è stato abilissimo nell’utilizzare un certo numero di ecclesiastici, uomini e donne, per propagandarsi in Occidente come l’unico e ultimo baluardo in difesa dei cristiani perseguitati dal terrorismo islamico. Chiedeva quindi al Papa “di promuovere personalmente un’iniziativa diplomatica urgente e inclusiva per la Siria, che assicuri la fine del regime torturatore e massacratore, salvaguardi l’unità nella molteplicità del paese e consenta, per mezzo dell’autodeterminazione democratica assistita internazionalmente, l’uscita dalla guerra tra estremismi armati”. Infine, padre Dall’Oglio chiedeva “con fiducia al Papa Francesco d’informarsi personalmente sulla manipolazione sistematica dell’opinione cattolica nel mondo da parte dei complici del regime siriano, specie ecclesiastici, con l’intento di negare in essenza la rivoluzione democratica e giustificare, con la scusa del terrorismo, la repressione che sempre più acquista il carattere di genocidio”.


Padre Dall’Oglio, “potrebbe non trattarsi di un sequestro”
Secondo le notizie fornite da un amico del sacerdote gesuita alla fondazione Acs, il suo silenzio potrebbe dipendere da un incontro previsto con un gruppo affiliato ad al-Qaeda per negoziare la liberazione di un membro dell’opposizione

Redattore sociale, 30 luglio 2013

ROMA – potrebbe non essere stato rapito, padre Paolo Dall’Oglio: è quanto rivela alla fondazione di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che soffre” un amico del sacerdote italiano. Secondo quanto riferito, infatti, il gesuita era in Siria per incontrarsi con alcuni membri del gruppo affiliato ad al-Qaeda e negoziare con questi la liberazione di un membro di un gruppo dell’opposizione, amico del religioso italiano. “Il silenzio di padre Paolo potrebbe essere legato ai tempi e alle modalità della contrattazione e non ad un sequestro”, riferisce ancora la fonte, suggerendo che al sacerdote potrebbero essere impediti i contatti con l’esterno durante la mediazione.

In Siria, ricorda Acs, Padre Dall’Oglio ha vissuto per oltre trent’anni, dando vita alla comunità al-Khalil, una comunità spirituale ecumenica mista per la promozione del dialogo islamico-cristiano e fondando il monastero cattolico siriaco Mar Musa, nel deserto a nord di Damasco. Rispetto alla lettera inviata alcuni giorni fa al pontefice, “Non è la prima volta che invoca l’azione del Vaticano, sia attraverso canali privati che tramite petizioni pubbliche riferisce la stessa fonte – Stavolta ha voluto farlo in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù”.


Dal magazine Vita.it

Siria, rapito padre Dall’Oglio

Il gesuita Dall’Oglio, espulso un anno fa per le sue posizioni contrarie al regime Bashar, è stato rapito. Qui le sue interviste a Vita e la petizione a Papa Francesco che aveva lanciato settimana scorsa

«Rapito il nostro collaboratore Paolo Dall’Oglio, gesuita. Speriamo e preghiamo per un pronto rilascio»: così i gesuiti della rivista “Popoli” danno la notizia del rapimento di padre Dall’Oglio. La notizia è ancora in attesa di conferma da parte della Farnesina, che ha avviato «tutte le necessarie verifiche». «Non siamo in grado di confermare il rapimento di padre Paolo Dall’Oglio» ha detto in tarda mattinata il vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede. Il gesuita non è contattabile da ieri a Raqqa, nel nord della Siria, dove si trovava da sabato in «missione». Secondo alcune fonti sarebbe stato rapito da un’organizzazione affiliata ad al-Qaida. Qui l’ultimo articolo che ha scritto per la rivista “Popoli”.

Padre Dall’Oglio era stato espulso dalla Siria nel giugno 2012, per le sue ben note posizioni contrarie al presidente Bashar: «Troppe pressioni, non mi meraviglia questo epilogo, solo mi avvilisce», aveva detto. Romano, 59 anni, vive in Siria dal 1982, quando ha fondato la comunità monastica di Deir Mar Musa, fiore all’occhiello dell’ecumenismo mondiale. Il padre gesuita aveva definito la Siria “il ring del mondo” in un’intervista esclusiva per Vita. A dicembre 2012 padre Dall’Oglio aveva vinto anche il premio Pace della Regione Lombardia: in quel’occasione aveva detto a Vita: «Sono sorpreso e amareggiato del comportamento della comunità internazionale. Sono stati più di un anno e mezzo a guardare, con 50mila persone che hanno perso la vita nel frattempo, e ora con la minaccia di un intervento con armi chimiche delle forze governative sembrano prendere posizioni più decise, come se volessero recuperare qualcosa. In realtà è stato fatto davvero troppo poco, l’angoscia continua a prevalere su quanto accade nel paese mediorientale».

Pochi giorni fa aveva lanciato il suo appello a Papa Francesco attraverso la piattaforma Change.org, dove si presentava così: «Ho preso posizione in favore dei democratici siriani schiacciati da una repressione inumana e indiscriminata che speravo proprio di non dover vedere nel ventunesimo secolo». La petizione chiede una iniziativa personale di Papa Francesco per «un’iniziativa diplomatica urgente e inclusiva per la Siria, che assicuri la fine del regime torturatore e massacratore, salvaguardi l’unità nella molteplicità del paese e consenta, per mezzo dell’autodeterminazione democratica assistita internazionalmente, l’uscita dalla guerra tra estremismi armati». Ad oggi la petizione conta 250 firme (in copertina la foto scelta da padre Dall’Oglio per la sua petizione).