Prende corpo l’accordo per proteggere i lavoratori delle fabbriche in Bangladesh
Redazione 8 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

Prende corpo l’accordo per proteggere i lavoratori delle fabbriche in Bangladesh

accordo_bangladeshStrumenti di lavoro: dalle agenzie di stampa gli aggiornamenti sulla situazione internazionale.

Prende corpo l’accordo per proteggere i lavoratori delle fabbriche in Bangladesh
Dopo la tragedia del Rana Plaza dello scorso 24 aprile, la campagna Clean Clothes annuncia il piano di implementazione dell’Accord on Fire and Building Safety. Accordo vincolante per 70 marche e rivenditori del settore dell’abbigliamento

Redattore sociale, 8 luglio 2013

ROMA – Sono trascorsi oltre due mesi da quel 24 aprile 2013, in cui oltre mille persone hanno trovato la morte in seguito al crollo del Rana Plaza, l’edificio crollato a Dacca, in Bangladesh. Un edificio che ospitava fabbriche tessili da cui si rifornivano grandi marchi di abbigliamento internazionali. In seguito a quella tragedia è nato l’Accord on Fire and Building Safety in Bangladesh, un accordo per la sicurezza di cui oggi la “Clean clothes campaign” (Ccc) annuncia il piano di implementazione. “Questo accordo pionieristico è costituito da un contratto vincolante tra 70 marche e rivenditori del settore dell’abbigliamento, sindacati internazionali e locali e ong – spiega la sezione italiana della campagna, “Abiti puliti” -. L’obiettivo è di assicurare miglioramenti sostenibili nelle condizioni di lavoro nell’industria degli indumenti in Bangladesh”.

Ben Vanpeperstraete, del Segretariato Internazionale della campagna, parla di “importanti passi avanti, che potenzialmente potranno rappresentare un reale cambiamento per la vita di molti lavoratori bengalesi” e plaude al “forte impegno dei marchi per migliorare la salute e la sicurezza nelle fabbriche di abbigliamento in Bangladesh”.

L’accordo prevede ispezioni entro nove mesi in tutte le fabbriche, per stabilire eventuali progetti di rinnovamento e di riparazione. Nei casi di emergenza il protocollo consentirà di intervenire rapidamente per proteggere i lavoratori laddove sia riscontrata una minaccia immediata. Tutte le aziende firmatarie che fanno capo alla fabbrica saranno informate, così come gli operai che, attraverso i sindacati, saranno messi al corrente dei potenziali pericoli e del loro diritto di rifiutarsi di entrare in un edificio non sicuro. In questi casi si prevederà un piano di riparazione per eliminare i pericoli e gli operai saranno pagati durante il periodo di chiusura. Intanto è già in corso il reclutamento dell’ispettore capo della sicurezza e del direttore esecutivo. La struttura legale che gestisce l’accordo sarà costituita da una Fondazione con sede in Olanda e un ufficio in Bangladesh.

Il Comitato di direzione dell’accordo è composto da sei membri: funzionari di IndustriAll Global Union, UNI Global Union e del Consiglio dei sindacati del Bangladesh e rappresentanti delle aziende firmatarie: Inditex, N.Brown Group and PVH Corp. L’Organizzazione internazionale del lavoro ne ha designato il presidente. Si istituirà inoltre un comitato consultivo con rappresentanti del governo del Bangladesh, dei fornitori, delle marche, dei sindacati locali e delle ong. (gig)