Per combattere la povertà basta la diponibilità delle risorse?
Redazione 12 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

Per combattere la povertà basta la diponibilità delle risorse?

risorse e povertàSUPER PRODUZIONE 2013 DI CEREALI
MA NEL SUD DEL MONDO RESTA LA FAME

di Rita Querzé

Corriere della Sera, 12 luglio 2013

Potrebbe sembrare una buona notizia. E in effetti lo è. Solo per metà, però. Parliamo dell’annuncio fatto ieri dalla Fao: «La produzione mondiale di cereali nel 2013 raggiungerà quota 704 milioni di tonnellate. Più 6,8 per cento rispetto all’anno scorso: un record storico. Questo significa che fame e malnutrizione potranno essere più facilmente combattute, o addirittura sconfitte? Non è per nulla scontato. Come ha più volte ricordato il premio Nobel Amartya Sen, la disponibilità delle risorse non basta: bisogna combattere le povertà. E rendere i beni primari davvero accessibili a tutti. Come dire: tocca a noi e ai nostri governi costruire l’altra metà della buona notizia.

Negli anni il mercato ci ha abituato ai suoi paradossi. La stessa Fao, mentre annuncia l’aumento della produzione di cereali (ammesso che le condizioni climatiche continuino a essere propizie da qui alla fine dell’anno) ricorda che i Paesi in cui, con un rassicurante eufemismo, si parla di «insicurezza alimentare» restano troppi. In tutto 34, di cui 27 in Africa. La guerra civile coinvolge circa 8,4 milioni di persone nella Repubblica Centrafricana e nella Repubblica Democratica del Congo. L’emergenza è quotidiana in Somalia e Sudan. Dell’elenco fa parte la Siria. E ora si è aggiunto l’Egitto, dove i disordini sociali e il calo delle riserve di valuta estera sollevano serie preoccupazioni.

Molti studiosi di economia del benessere sostengono la necessità di forme di regolazione del mercato per quanto riguarda alcune materie prime alimentari necessarie alla sopravvivenza dell’uomo. Giusto? Sbagliato? Di certo non si tratterebbe di un’impresa facile, basti pensare alle difficoltà che l’Unione Europea ha nel definire una politica agricola condivisa dagli Stati membri. E parliamo di un solo continente.

Ma una cosa è certa: è anche su questi temi che l’Expo di Milano dovrà dare un contributo. Il successo dell’esposizione universale si misurerà – oltre che dalle infrastrutture create per il nostro territorio – dalla capacità di lasciare il segno sul fronte delle idee. E delle politiche.