Parlare civile: come comunicare senza discriminare
Redazione 12 giugno 2013 La Gabbianella in...forma

Parlare civile: come comunicare senza discriminare

parlare-civileStrumenti di lavoro: nel volume “Parlare civile” 25 parole chiave per comunicare correttamente il sociale.

Redattore sociale, 11 giugno 2013

Parlare Civile presentato alla Camera. “Non censura, ma recupero del potere della parola”

Boldrini: “Strumento a tutela dei soggetti deboli che soccombono all’uso improprio delle parole”. Don Vinicio Albanesi: “Con ogni parola sbagliata si torna indietro”. Meli (Carta di Roma): “Libro che sfida a colmare il divario con gli altri paesi”.

ROMA – “Parlare civile” è necessario “tutti i giorni, quando i soggetti deboli soccombono all’uso improprio delle parole, dai disabili, ai migranti, alle donne vittime di violenza”: Con queste parole la Presidente della Camera Laura Boldrini ha presentato oggi alla Camera dei Deputati il libro “Parlare Civile – Comunicare senza discriminare”, curato da Redattore Sociale in collaborazione con l’associazione Parsec (Bruno Mondadori, aprile 2013) e il sostegno di Open Society Foundations. Si tratta del primo libro in Italia dedicato ai principali temi a rischio di discriminazione e al linguaggio per parlarne. Un mini-dizionario di 25 parole chiave, a cui se ne legano quasi 350: da “Disabilità”, a “Genere e orientamento sessuale”, da “Immigrazione”, a “Povertà ed emarginazione”, “Prostituzione e tratta”, “Religioni”, “Rom e Sinti”, “Salute mentale”.

parlarecivile_cAnna Meli, Coordinatrice dell’associazione Carta di Roma che è intervenuta alla presentazione, ha sottolineato come i meriti del libro siano quelli di “recuperare la memoria della parola, analizzarla e andare alla sua origine” e di “non avere intenti censori o di predica, ma di servizio” alla professione giornalistica. Per la Meli il libro rappresenta anche una “sfida a colmare il divario con gli altri paesi europei, in termini di dibattito su questi temi”. “Non si tratta né di buonismo né di politically correct ma di un modo per riappropriarci del lavoro giornalistico con responsabilità e correttezza”, ha concluso.

Domenico Iannacone, autore del programma di Rai Tre “I Dieci Comandamenti”, che ha descritto come un “nuovo modello televisivo che utilizza anche il silenzio”, ha affermato l’importanza della libertà di raccontare recuperando il senso delle parole, “che dovrebbero illuminare ma invece sono usate per occultare”. “Parole come ‘clandestino’ – ha detto Iannacone – sono termini che nascondono e creano prigioni sociali”. “Per questo, ha affermato, bisogna recuperare il senso parola, oggi perso dai media”.

E’ quindi intervenuto Don Vinicio Albanesi che ha spiegato come il libro “Parlare Civile” affronta , attraverso il linguaggio, il tema di “come i ricchi trattano i poveri”: “Chiamiamo ‘badante’ e ‘straniera’ la donna che assiste i nostri nonni, mentre una ragazza alla pari, viene chiamata con il suo nome”, ha evidenziato. Allo stesso modo, “la ragazza di strada viene chiamata in modo diverso dalla escort”. Si tratta, per Albanesi, di “quello che Focault chiamava stigma”. “Anni fa il disabile veniva definito ‘mongoloide’, ‘spastico’, ‘infelice’, ‘innocente’”. Per il Presidente della Comunità di Capodarco, l’utilizzo corretto della parola, obiettivo di questo libro, significa “non regredire dalla civiltà che ci accompagna da 3000 anni”: “Con ogni parola sbagliata si torna indietro”.

La presidente della Camera Laura Boldrini ha concluso la presentazione del volume, ricordando come una delle principali battaglie che ha condotto nelle organizzazioni internazionali sia stata quella del linguaggio, “che non è neutro, ma influenza fortemente”. Boldrini ha sottolineato come sia “miope liquidare lo sforzo per un’informazione responsabile come buonismo e politically correct”, perché è un atteggiamento che “non considera il grande impatto sull’opinione pubblica nella comunicazione dei fenomeni”. La Presidente delle Camera ha poi parlato di come in altri Paesi, come l’Inghilterra, il dibattito sul linguaggio giornalistico si più ampio, e riguardi la garanzia “che tutti i gruppi siano rappresentati nel mondo dell’informazione”.

Boldrini ha poi voluto citare l’episodio che ha dato vita alla Carta di Roma, ovvero lo strumento per aiutare i giornalisti ai fini di una comunicazione più corretta, anche giuridicamente: “Un quotidiano nazionale, in buona fede aveva intervistato tre rifugiati eritrei, pubblicandone fotografie e nomi”. Dal sequestro parenti con la richiesta di un compenso altissimo che era seguito alla pubblicazione del servizio, e dalla volontà di reagire del giornalista che lo aveva pubblicato, Boldrini ha raccontato che è nata l’idea di fornire agli operatori dell’informazione uno strumento nuovo.

Per Boldrini, il volume “Parlare Civile” va nella stessa direzione della Carta di Roma ed è un “lavoro prezioso per fare sì che il linguaggio non sia vittima di pregiudizio”, “che sarà importante veicolare attraverso il web”, cosa che – ha poi assicurato il Direttore di Redattore Sociale Stefano Trasatti – avverrà a settembre, quando il libro si trasformerà in sito.
“Le parole fanno più male delle botte, ha continuato Boldrini, per questo è importante “educare i giovani all’utilizzo delle parole”. “Ma bisogna iniziare dagli adulti”. “Parlare civile” è necessario “tutti i giorni, quando i soggetti deboli soccombono all’uso improprio delle parole, dai disabili, ai migranti, alle donne vittime di violenza”: “Si tratta di coloro per cui mi batto ogni giorno, e per questo sarò al vostro fianco, con l’obiettivo comune di un’informazione responsabile”, ha concluso. (lj)