Nuove tecnologie della comunicazione, ecco come usarle nel Sud del mondo
Redazione 11 ottobre 2015 Segnalazioni

Nuove tecnologie della comunicazione, ecco come usarle nel Sud del mondo

Informare pazienti via Sms e restare in stretto contatto con altre strutture ospedaliere, anche se in zone isolate del Sud del mondo; informare sui temi della salute, dell’agricoltura e dell’ambiente in aree dove non è sempre facile accedere a questo tipo di informazioni attraverso i messaggi sui telefonini, oppure dar la possibilità di accedere a corsi universitari nonostante le distanze, mediante l’e-learning. Sono questi alcuni esempi di come le nuove tecnologie della comunicazione e informazione (Ict) per lo sviluppo possono cambiare i paesi in via di sviluppo. Per affrontare questa nuova sfida, il progetto Ong 2.0, una community e un centro di formazione online per l’uso avanzato del web e delle Ict per la cooperazione internazionale, ha pubblicato una guida per “offrire agli attori italiani della cooperazione internazionale, alle associazioni, agli studenti una guida pratica all’uso delle nuove tecnologie della comunicazione e informazione (Ict) per lo sviluppo, tanto al Nord quando al Sud del mondo”.

Il titolo del testo, disponibile online, è “ICT4D – Guida introduttiva all’uso delle Ict per lo sviluppo”, un e-book realizzato nell’ambito del progetto “Ong 2.0. Cambiare il mondo con il web”, col sostegno del ministero Affari esteri e del Cisv insieme ad altre organizzazioni non profit (Accri, Adp, Celim, Cope, Essegielle, Lvia e Ovci). Una guida, spiega Silvia Pochettino, founder e Ceo di Ong 2.0, che vuole essere “uno strumento capace di ispirare i desk e i capi progetto dei diversi enti, così come i volontari e i ragazzi impegnati in attività sociali in Italia e nei paesi in via di sviluppo, ad appropriarsi delle infinite potenzialità delle Ict”.

Per gli autori della guida, le nuove tecnologie della comunicazione hanno un forte potenziale, anche nel Sud del mondo. “Il potenziale delle Ict sta nella loro ragione d’essere – si legge nella guida -: sono veicoli di informazioni, strumenti che accelerano e semplificano il processo di creazione e condivisione della conoscenza, abilitando le persone a compiere le scelte in maniera più consapevole e aiutandole a diventare protagoniste dell’evoluzione (rivoluzione) desiderata”. Se poi alle nuove tecnologie si associa la sfida dello sviluppo, “significa abbracciare il cambiamento in corso – aggiunge il testo – che conviene vivere da attori protagonisti invece che da semplici osservatori”.

Secondo l’agenzia sulle nuove tecnologie delle Nazioni unite, negli ultimi 15 anni le nuove tecnologie della comunicazione hanno avuto un impatto sullo sviluppo globale senza precedenti. “L’agenzia – spiegano i curatori della guida – stima che nel 2015 si siano stipulati più di 7 miliardi di abbonamenti ai telefoni cellulari e che oggi 2 miliardi degli utenti di internet provengano dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo”. Un settore di notevole interesse anche per la cooperazione allo sviluppo che, però, deve conoscere gli strumenti per poterli usare nel migliore dei modi. “Integrare le ICT4D nei progetti richiede un investimento di risorse per fornire al proprio staff nuove professionalità (informatiche, teoriche e manageriali) – spiega la guida – seguendo un metodo il più possibile multidisciplinare. Il mondo della cooperazione deve quindi essere disposto a offrire percorsi di formazione e a promuovere processi di apprendimento tra i propri collaboratori”.

La guida parte con una sezione dedicata alle diverse definizioni che verranno utilizzate nel testo: dalle stesse Ict allo “sviluppo” percorrendo “l’evoluzione storica della disciplina per evidenziare come i diversi approcci che si sono alternati nel tempo hanno determinato l’applicazione delle Ict nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo”. Il secondo capitolo, invece, spiega “come applicare le Ict negli ambiti dell’agricoltura, della partecipazione democratica, della salute, dell’educazione e dell’inclusione finanziaria” attraverso una serie di casi studio e interviste con esperti. Il terzo capitolo è una sorta di “cassetta degli attrezzi” con tutto quello serve affinché un’iniziativa “sia il più possibile sostenibile e resiliente”. Negli ultimi capitoli, sono raccolti i risultati del questionario rivolto alle ong italiane per conoscere il livello di integrazione delle Ict nei progetti. Infine, il testo offre una vasta raccolta di risorse online sulle nuove tecnologie della comunicazione per lo sviluppo, per restare aggiornati.(ga)

Dal Redattore sociale