Nel 2030 a rischio 4.000 persone al giorno per povertà di energia
Redazione 24 maggio 2013 La Gabbianella in...forma

Nel 2030 a rischio 4.000 persone al giorno per povertà di energia

Festival-energiaStrumenti di lavoro: dalle agenzie di stampa gli aggiornamenti sulla cooperazione

AL 2030 A RISCHIO 4000 PERSONE AL GIORNO PER POVERTA’ENERGIA. CORRADO CLINI, RIBALTARE PROSPETTIVE COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

(ANSA) – ROMA, 24 maggio 2013 – Se non si interviene rapidamente per affrontare la povertà energetica entro il 2030 quasi 4.000 persone al giorno rischiano di morire a causa del fumo tossico dei fuochi per cucinare. Con questi numeri, Matteo Codazzi, ceo di Cesi, si apre il convegno “Diritto all’energia. Democrazia dell’energia“, nell’ambito del Festival dell’energia in corso alla Luiss a Roma.
L’obiettivo dei prossimi anni diventa allora quello di fornire energia ai Paesi più poveri; per farlo servirebbe ”un investimento annuale di circa 41 miliardi di dollari all’anno fino al 2030, pari al 0,06% del Pil globale”. In sostanza significherebbe dare energia elettrica a circa 400 milioni di famiglie entro il 2030 e combustibili e tecnologie moderne a 700-800 milioni di famiglie.
L’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini afferma però che bisogna ”essere lungimiranti, ribaltare le prospettive”. Per Clini il mondo non è più diviso in due: ”E’ una distinzione che non esiste più, le politiche di cooperazione internazionale devono essere riviste. L’approccio che oggi stiamo portando avanti, Energy for all, super questa divisione e definisce invece una strategia comune, globale, legata alla crescita”. Il ragionamento di Clini guarda dritto all’innovazione ma parte dal tipo di sviluppo con cui abbiamo aiutato i Paesi poveri: ”Non ha favorito la loro crescita; si è concentrato su altre problematiche ma non ha creato le condizioni per la crescita”.
Per l’ex ministro dell’Ambiente ”quello che e’ importante non e’ aumentare la capacita’ di energia solare in Italia, ma piuttosto sviluppare e testare in Italia tecnologie che servono in Cina, in Congo, in Angola, in Brasile, in Etiopia, in Sud Africa”. Infine, altro elemento su cui intervenire è quello delle reti.