Mozambico, l’incubo del passato
Redazione 14 novembre 2013 La Gabbianella in...forma

Mozambico, l’incubo del passato

Avvenire-141113Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sulla situazione internazionale.

Mozambico, l’incubo del passato

Da Marara (Mozambico)
di Marco Benedettelli

Avvenire, 14 novembre 2013

La ripresa dello scontro, innescato dalla Renamo, può minare la crescita

Si è tornato a sparare in Mozambico, a due decadi dal trattato di pace che pose fine alla guerra civile. I disordini sono localizzati nella regione centrale di Stunjira. Il 21 ottobre i portavoce del partito di opposizione della Renamo hanno dichiarato nulli gli accordi di pace del 1992 con il Frelimo, attuale partito di maggioranza. Per poi fare un parziale passo indietro. Una rottura arrivata dopo mesi di scontri armati fra guerriglieri ed esercito regolare con decine di vittime. In questi giorni continuano a susseguirsi assalti a mano armata ai veicoli che attraversano la N1, la grande strada che collega il Paese. Interi villaggi sono rimasti deserti dopo che la gente è scappata per trovare rifugio nella radura. Alfonso Dhlakama, il presidente del Renarno, si è ritirato dalla scena pubblica e molto probabilmente ha raggiunto i ribelli nella foresta di Gorongosa, dove la Renamo ha il suo quartier generale. In tutto il Paese, intanto, impazza la campagna elettorale per il rinnovo dei sindaci in una cinquantina di città. Si vota il 20 novembre ma la Renamo in un clima di minacce e di tensioni ha annunciato che boicotterà i seggi. A dividersi la piazza resteranno il Frelimo e il Movimento Democratico (9 per cento dei suffragi alle elezioni del 2009), in questa tornata che anticipa il delicato appuntamento elettorale del 2014, quando si andrà alle urne per le presidenziali.

A tutt’oggi l’epicentro dello scontro è nel Mozambico centrale, dove si incrociano le due arterie principali di collegamento del Paese: la NI, che collega da sud a nord la capitale Maputo con Nacata, e la linea ferroviaria che dallo Zimbabwe conduce al porto di Breda. Viaggiare è divenuto pericoloso e i convogli transitano solo accornpagnati. Ma la tensione è grande in tutta la nazione e non solo. L’allarme risuona anche nelle sedi dei grandi gruppi finanziari che in Mozambico hanno giganteschi investimenti in ballo. Per motivi di sicurezza la compagnia angloaustraliana Rio Tinto ha già deciso di rimandare a casa le famiglie dei propri dipendenti dalla provincia di Teti. In questa area, tra il 2009 e il 2011 sono confluiti circa 20 miliardi di euro d’investimento internazionale e il governo ha accordato 112 concessioni minerarie a sette compagnie straniere che con le loro scavatrici hanno stravolto la fisionomia del paesaggio.

La rottura della Renamo arriva nel mezzo di una fase di enorme crescita economica. Dal 1992, anno degli accordi di pace di Roma “facilitati” dalla Comunità di Sant’Egidio e mediati dal governo italiano, il reddito pro capite del Mozambico è triplicato e il Pil è cresciuto di sette punti l’anno. Nel Paese sono confluiti giganteschi investimenti internazionali tra cui, in prima linea, quelli delle compagnie estrattive: di carbone nella provincia di Teti e di gas nei giacimenti off shore ai confini con la Tanzania. Massiccio è anche lo sfruttamento intensivo dell’agricoltura e della pesca. Ma a beneficiare degli utili, per ora, sono state solo le ristrette élite della Frelimo, il partito di ispirazione socialista al governo dalla fine del colonialismo portoghese (1975), i cui uomini presidiano saldamente tutte le stanze del potere inozambicano. Il suo presidente Armando Guebuza non accenna a ritirarsi dalle scene. Sarà probabilmente il candidato del Frelimo del 2014 e in caso di vittoria, cavalcherebbe il suo terzo mandato. A gioirne sarebbe soprattutto la cerchia dei suoi fedelissimi, gli uomini del partito che gestiscono con molta gelosia la grande manna degli interessi economici piovuti sul Paese. Si tratta di un sistema sfacciatamente consolidato chiamato da tutti, in Mozambico, guebismo. Spiega Bernhard Weimer, professore di Finanza pubblica all’Universidade Eduardo Mondlane di Maputo: «Il boom economico ha contribuito ad accentuare la stratificazione della società, con un ristretto gruppo sempre più ricco e grandi segmenti sociali sempre più esclusi. L attuale crisi politica è strettamente legata a queste dinamiche. Non c’è solo il movimento del Renamo coi suoi gruppi armati ad essere tenuto a distanza dalla vita politica ed economica. L’esclusione riguarda anche le nuove generazioni del Frelimo, così come la società civile».

A differenza del Frelimo, secondo gli analisti la Renamo non ha mai portato a termine la transizione da movimento guerrigliero a partito di massa. Un limite esploso nel 2009, quando alle elezioni Dhlakama è riuscito a raccogliere solo il 16% dei voti. E così il Frelimo ha radicalizzato ulteriormente il suo accentramento. Fra le rivendicazioni inascoltate dell’opposizione c’è il riequilibrio della commissione elettorale. Una legge approvata in dicembre ha portato a 5 su 8 i seggi presieduti dagli uomini di Guebusa. Si tratta di un punto istituzionale molto delicato, perché i leader della Renamo continuano a dichiararsi vittime dei presunti brogli elettorali del 1999, quando in quelle cruciali elezioni persero d’un soffio. Un altro punto di scontro riguarda l’inclusione degli uomini del Renamo nelle forze di sicurezza, largamente presiedute, anche queste, dal Frelimo. Poi c’è la gigantesca questione degli affari economici.

Gli eventi hanno iniziato a prendere una piega violenta dallo scorso aprile, quando guerriglieri del Renamo han no attaccato una caserma di polizia uccidendo quattro agenti. Azione che poi i renamisti hanno giustificato come atto di rappresaglia dopo il precedente raid che l’esercito regolare avrebbe sferrato contro la loro base.

Da quel giorno si sono susseguite una ventina di azioni militari incrociate, compreso l’attacco dell’esercito alla sede della Renamo di Beira e ripetuti attacchi a convogli e vetture anche civili lungo la Estrada Nacional Nl. «Qui c’è molta tensione, la gente ha paura. AMaringue e Gorongosa ci sono solo i militari, tutti sono scappati per rifugiarsi nella radura», racconta padre Jose Luise, che opera come missionario nella zona. Per il momento i rapporti fra la Renamo dei guerriglieri e il Renamo parlamentare sembrano restare fluidi. Nessuno dei 51 deputati ha preso distanza dal leader Dhlakama che si è dato alla macchia. E’ difficile immaginare che gli scontri possano allargarsi in tutto il Paese, dato che gli unici arsenali in mano ai ribelli risalgono alla guerra civile quando, in piena guerra fredda, il Renaino era sostenuto dalla Rhodesia (oggi Zimbabwe), dal Sudafrica dell’apartheid e dagli Stati Uniti nel contrasto con il comunista Frelirno. Il timore però è che la guerriglia possa prolungarsi e spaventare gli investitori stranieri di Sudafrica, Brasile, Usa e Europa. Il momento di disordine ha già innescato una ondata di sequestri di persona legati alla criminalità comune. Ma nonostante le azioni di violenza, la rottura del Renamo sembra raccogliere una certo consenso anche fra i cittadini. Migliaia di persone il 31 ottobre sono scese sulle strade di Maputo e di Beria per chiedere maggiore sicurezza e stabilità. Intellettuali e portavoce hanno tenuto discorsi apertamente critici verso quell’accentramento di potere che la vecchia generazione del Frelimo continua a perpetuare e che i giovani percepiscono come un limite opprimente per lo sviluppo del Mozambico.

L’ex colonia portoghese è uno dei leoni più ruggenti dello sviluppo africano: il Pil cresce del 7-8% all’anno.Oggi è la quarta economia globale per ritmi di incremento