Le parole del sostegno a distanza: la sussidiarietà
Redazione 17 giugno 2013 La Gabbianella in...forma

Le parole del sostegno a distanza: la sussidiarietà

sostegno a distanza
“I Meninos di Manaus”
dalla galleria fotografica dell’associazione Amici di Manaus

Si parla di sussidiarietà orizzontale nei termini di “non faccia lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune ciò che i cittadini fanno e possono fare già da soli e lo Stato o i corpi intermedi intervengono solo quando i singoli e i gruppi che compongono la società non sono in grado di farcela da soli”. Nella sussidiarietà orizzontale, quindi, viene valorizzata la capacità e l’autonomia delle persone e dei gruppi sociali all’interno della società nel rispondere ai bisogni collettivi e individuali.
[Dalla voce “sussidiarietà” (a cura di Sergio Travaglia) in Il terzo settore alla A alla Z, Editrice San Raffaele, Milano 2011]

[…] il sostegno a distanza riguarda la sussidiarietà in quanto è una forma di assunzione sociale di responsabilità verso il “bene comune”. Aderendo al sostegno a distanza, le persone prendono in cura la sorte di altre persone, in condizioni di maggiore debolezza, contribuendo così alla finalità costituzionalmente rilevante ed oggettivamente pubblica di offrire un sostegno alle fragilità umane. Tale modalità di collaborazione al perseguimento dell’interesse generale si rivela poi particolarmente preziosa perché apporta un contributo, utile ancorché certo non sufficiente, alla formazione e al consolidamento di una sfera istituzionale di scala internazionale, cui il sostegno a distanza offre la sostanza di un reticolo di relazioni interpersonali. Intessendo relazioni tra persone e tra formazioni sociali appartenenti a popoli diversi, il sostegno a distanza favorisce infatti la creazione di una sfera internazionale – invero ancora labile – che non sia abitata solo dagli Stati, ma che diventi autentico luogo di incontro e di conoscenza.
Nelle Linee Guida il principio di sussidiarietà trova una seconda declinazione nel riconoscimento e nella promozione della rete di formazioni sociali in cui è inserito il beneficiario dell’intervento solidaristico di sostegno a distanza. Ciò che caratterizza il sostegno a distanza, come s’è già detto, è infatti una solidarietà che non sradica il beneficiario, ma che anzi prova ad includerne e a coinvolgerne il tessuto relazionale. In questo senso, oltre che rispettosa del principio di sussidiarietà, tale forma di cooperazione è allineata con quanto prescrive la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia per la quale occorre “tenere debitamente conto dell’importanza delle tradizioni e dei valori culturali di ciascun popolo per la protezione e lo sviluppo armonioso del fanciullo”; nonché con il Preambolo della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, approvata a L’Aja il 29.5.1993 (e ratificata con l. 476/1998), che prevede che ogni Stato contraente si assuma come impegno prioritario quello di consentire al bambino di rimanere affidato alle cure della propria famiglia di origine e fissa il principio che l’adozione internazionale si ponga quasi come extrema ratio rispetto alla possibilità del mantenimento, dell’istruzione e della cura dei bambini nel loro ambiente originario.
Si può cogliere una terza declinazione del principio di sussidiarietà valorizzata dalle Linee Guida: la sussidiarietà intesa come stile di cooperazione che si propone di superare un’ottica assistenziale, per promuovere un’idea di sviluppo. Lo stile promozionale intende attivare o riattivare le risorse di autonomia, sicché presuppone, nei limiti del praticabile, un’ottica di reinserimento e di partecipazione che è congeniale alla sussidiarietà. Si tratta, in fondo, della stessa ottica che, secondo gli auspici espressi dalle ONG italiane già in un documento nel novembre 20059, dovrebbe ispirare l’attesa riforma della l. 49/1987.
[Da Linee guida per il sostegno a distanza di minori e giovani]