Lavorare nel terzo settore: 10 luoghi comuni
Redazione 27 agosto 2013 La Gabbianella in...forma

Lavorare nel terzo settore: 10 luoghi comuni

Strumenti di lavoro: dal web gli aggiornamenti su terzo settore, volontariato e cooperazione internazionale.

Dal magazine Vita.it

Non profit, i 10 miti da sfatare
di Gabriella Meroni

E’ vero che chi lavora nel terzo settore ha fallito altrove? Che basta fare un po’ di volontariato per dirigere un’associazione? Gli impiegati delle associazioni sono simpatici ma si vestono male? Scoprite quale di questi pregiudizi è più falso e perché

Il non profit e i suoi falsi miti. Ne circolano tanti, soprattutto alla voce “lavorare nel terzo settore”. Un blog americano, idealistcareers.org, ha messo in fila i 10 più diffusi, confutandoli uno per uno. Leggeteli e scoprite qual è (o quali sono) quelli in cui credete anche voi.

Mito 1: non posso lavorare nel non profit, mica sono ricco!
La verità: la maggior parte delle associazioni non profit retribuiscono i propri dipendenti in modo equo. Non profit non significa “zero profitti”, ma semmai profitti reinvestiti nella mission. Chi lavora in questo settore è regolarmente inquadrato e guadagna il giusto, esattamente come avviene in centinaia di altri settori. Non ci si arricchisce certo, ma chi sogna di diventare milionario difficilmente sceglie un posto di lavoro normale…

Mito 2: nel non profit lavorano i delusi (o i falliti) del profit
La verità: nelle associazioni lavorano migliaia di persone intelligenti e appassionate, molte delle quali hanno raggiunto competenze eccellenti grazie ad anni di studio ed esperienza sul campo. Passare dal profit al non profit e viceversa non è più un tabù. Chi cerca veramente di migliorarsi non fa distinzione, va dove gli vengono offerte le opportunità più stimolanti. Anzi, molti dirigenti o impiegati qualificati del settore profit passati al terzo settore si stupiscono di quanto sia difficile lavorarci…

Mito 3: nel non profit non esiste mobilità verticale
La verità: molti pensano che lavorare qualche tempo nel terzo settore sia come prendersi un anno sabbatico, lontano dalla competizione e dai carrieristi, prima di ributtarsi nella mischia. Sbagliato: chi decide di impegnarsi nel non profit per tutta la vita lavorativa lo fa perché convinto che sia la strada migliore; inoltre il settore offre spesso occasioni di carriera più rapida per i giovani.

Mito 4: per lavorare nel non profit bisogna essere persone solari
La verità: scegliere di impegnarsi per un mondo migliore è certamente una delle caratteristiche di chi lavora nel terzo settore, ma non è un’esclusiva! E poi chi dice che il lavoro cambia il carattere delle persone? Nel terzo settore ci sono persone antipatiche, con ego smisurati, ruffiani e manovratori, esattamente come in qualunque posto di lavoro.

Mito 5: è un bell’ambiente, si collabora e non ci si sbrana
La verità: le associazioni non profit competono intensamente tra loro per avere maggior visibilità, riconoscimenti, reputazione, volontari e naturalmente più finanziamenti. In alcuni specifici campi di azione, magari dove sono due o tre le associazioni leader, questa competizione può raggiungere livelli estremi, colpi bassi compresi. In altri casi, come per esempio in settori sensibili come l’aborto, la tossicodipendenza o l’ambiente, le associazioni con visioni opposte si combattono apertamente e lottano per influenzare la politica e l’opinione pubblica. E’ anche vero che in altri casi le associazioni sanno veramente fare rete e aiutarsi a vicenda, in nome di un interesse superiore.

Mito 6: per quanto uno si impegni, non potrà mai ridurre le inefficienze
La verità: il tema della misurazione dell’efficienza delle organizzazioni non profit è ampiamente discusso da anni. C’è chi dice che basta contenere i costi di gestione per raggiungere l’obiettivo, e chi invece guarda semplicemente ai risultati ottenuti, quindi prima di definire un’associazione “inefficiente” bisognerebbe fare molta attenzione. Certo ci sono cattivi esempi, ma non c’è nulla che non si possa migliorare lavorando con impegno. E poi, vogliamo parlare dell’inefficienza della pubblica amministrazione?

Mito 7: chi non sa sostenere la sofferenza altrui non può lavorare nel non profit
La verità: chi pensa al non profit pensa subito al volontariato e alle realtà che si occupano direttamente di poveri, disagiati, malati e sofferenti in generale. Ma esistono migliaia e migliaia di organizzazioni senza fine di lucro che fanno tutt’altro; inoltre nel non profit c’è anche bisogno di amministratori, informatici, comunicatori, commerciali, dirigenti…

Mito 8: chi lavora nel non profit è trasandato e si veste male
La verità: non ridete, perché lo pensano in tanti. Ovviamente e semplicemente, non è vero.

Mito 9: per lavorare nel non profit bisogna essere di sinistra
La verità: il terzo settore in sé non è né di destra né di sinistra. Molte associazioni di fatto forniscono servizi che il pubblico non può o non vuole offrire, e per questo capita che spesso siano in contrasto con il governo o le istituzioni. Comunque, c’è posto per tutti.

Mito 10: sono un volontario, quindi sono già qualificato
La verità: molte associazioni non potrebbero vivere senza volontari, ma quasi sempre i volontari non si occupano di aspetti qualificati come l’amministrazione, la logistica, la comunicazione, il fund raising. Per occuparsi a ragion veduta di questi aspetti occorre un curriculum all’altezza, studi adeguati e una formazione continua. Altrimenti, il rischio burn-out è dietro l’angolo.