L’adozione a distanza si fa collettiva
Redazione 21 agosto 2013 La Gabbianella in...forma

L’adozione a distanza si fa collettiva

adozione a distanzaStrumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sul volontariato e il sostegno a distanza.

L’adozione a distanza si fa collettiva
di Lorenzo Galliani

Avvenire, 20 agosto 2013

In tempo di crisi e di tasche sempre più vuote, l’a­dozione a distanza si fa gioco di squadra. E non è un caso, allora, che tra i primi a partecipare al nuovo progetto di Terre des Hommes ci sia stata la squadra femminile dell’Aquila Rugby. Ma altri grup­pi – di amici, parenti o colleghi – presto arriveranno a dare manforte.

Si chiama “Moltiplicamore” ed è una forma di so­stegno collettivo a bambini di Mozambico, Ecuador e Bangladesh. Due le modalità per partecipare: si può diventa­re promotori di un gruppo, im­pegnandosi in prima persona con 75 euro all’anno e cercando di raccoglierne in tutto 300, per assicurare il sostegno di un bim­bo (o almeno 210, per garantir­gli i servizi assistenziali di base).

Oppure, se il budget è più limi­tato, si può entrare a far parte di un progetto già esistente: in questo caso, anche con due euro si riesce a fare molto. E lo si potrà vedere dalle foto e dai report sullo stato di salute del bam­bino adottato, che verranno mandati ogni due-tre mesi a tutti i componenti del team solidale.

«L’obiettivo – spiega Paolo Ferrara, responsabile Co­municazione e raccolta fondi di Terre des Hommes – è compensare un po’ la riduzione del sostegno a distanza coinvolgendo in maniera condivisa le per­sone ». E se non si dovesse raggiungere neppure il 70% della quota, le donazioni verranno convoglia­te su un fondo con cui finanziare le attività dei bam­bini del progetto scelto. In ogni caso, neppure un centesimo verrà perduto.

«La piattaforma che abbiamo creato per Moltipli­camore costituisce un’innovazione fondamentale ­aggiunge Chiara Bramani di Seed, impresa non pro­fit che mette a disposizione di ong la sua conoscen­za delle tecnologie digitali – . È un modo nuovo per potenziare la comunicazione tra sostenitori e bam­bini rendendola ancora più trasparente e coinvol­gente ». Un’adozione in forma “social”, quindi, per riuscire ad arginare la minor disponibilità di risorse da destinare alla solidarietà.

«Nonostante la crisi, in pochi hanno deciso di in­terrompere un sostegno a distanza che portavano a­vanti da tempo – spiega Vincenzo Curatola, presi­dente del ForumSad, che raccoglie un centinaio di associazioni impegnate nel sociale –. Ma, allo stes­so tempo, il numero di nuove adozioni è diminuito del 20% negli ultimi due anni».

Un’esperienza, quella del soste­gno a distanza, che ha avuto un grande impulso dal Pime e da u­na galassia di realtà cattoliche, e che oggi vede impegnati in pri­ma persona 1,5 milioni di italia­ni. «Ha avuto successo perché non si limita a una raccolta fon­di – commenta Curatola –, ma permette di stabilire un rappor­to umano con la persona aiuta­ta ». Dagli scambi di lettere agli incontri: chi dona vede con i propri occhi i frutti della solidarietà. Ini­ziative oggi frenate dalla crisi economica. E non so­lo da quella: «Abbiamo espresso un profondo ram­marico per la soppressione dell’agenzia del terzo settore – va avanti il presidente del ForumSad –. E­ra stata avviata un’opera di trasparenza, con la de­finizione delle linee guida sul sostegno a distanza». Un lavoro che, lo scorso anno, si è interrotto. Ma che ha comunque permesso di riflettere su alcuni prin­cipi fondamentali. Uno su tutti: «Se il donatore non riesce più a portare avanti il suo impegno – spiega il presidente del ForumSad – deve essere l’associazio­ne di riferimento a farsene carico: il bambino non può essere lasciato di nuovo sulla strada». Sarà poi il tempo a dire se l’adozione in forma collettiva – in un periodo così nero per l’economia – riuscirà a es­sere uno strumento efficace. E se, anche nella soli­darietà, l’unione fa la forza.