La visita del Papa a Lampedusa oggi al Giornale Radio Sociale
Redazione 8 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

La visita del Papa a Lampedusa oggi al Giornale Radio Sociale

banner_orangeStorica visita di Papa Francesco a Lampedusa. Al largo della Porta d’Europa, il Pontefice ha gettato in mare una corona di fiori, in ricordo delle decine di migliaia di migranti morti nel tentativo di approdare sulle coste del nostro paese alla ricerca di un futuro migliore. Il commento di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, ai microfoni del Giornale Radio Sociale.

Ascolta l’edizione dell’8 luglio 2013

Tra le notizie internazionali la sicurezza alimentare della Siria, in grave pericolo: quattro milioni di persone non riescono a produrre o ad acquistare cibo a sufficienza, e il quadro si fa ancora più fosco per il futuro, con il perdurare del conflitto. I dati arrivano da un rapporto della Fao e del Programma Alimentare Mondiale, che sottolineano come la guerra abbia seriamente minato l’agricoltura e l’allevamento…

Il sommario dell’edizione di oggi

  • Con lo sguardo a Sud
  • Prove di vita autonoma
  • Carta del pane
  • Senza risorse
  • Scosse di sporT
  • Homo narrans

Dalle agenzie di stampa

Lampedusa, Arci: ”Visita del Papa importante anche per non credenti”
Il commento di Arci, Legambiente e Unione italiana Vela Solidale, tra gli organizzatori per l’Italia della campagna Boats4 people che lo scorso luglio ha attraversato il Mediterraneo dall’Italia alla Tunisia, per riportare l’attenzione sul dramma dei migranti

Redattore sociale, 8 luglio 2013

Roma – “La visita di Papa Francesco oggi a Lampedusa è un gesto di straordinaria sensibilita’ e importanza, anche per i non credenti”. Arci, Legambiente e Unione italiana Vela Solidale, tra gli organizzatori per l’Italia della campagna Boats4 people che lo scorso luglio ha attraversato il Mediterraneo dall’Italia alla Tunisia, per riportare l’attenzione sul dramma dei migranti morti a migliaia nel canale di Sicilia, esprimono viva “soddisfazione per questa visita e per i significati di cui si carica”.

“Bergoglio – proseguono – con il suo viaggio da’ un messaggio di speranza e dignità ai profughi e ricorda anche alla politica l’importanza di operare sul terreno della quotidianita’ e dei bisogni delle persone. Leggiamo in quest’ottica la decisione di avere in prima fila alla messa papale migranti, bambini, e disabili, donne e uomini, e di ammettere in veste ufficiale solo il vescovo, il parroco e Giusi Nicolini, sindaco dell’isola, che ha ridato visibilita’ all’umanita’ e alla capacita’ di accoglienza degli isolani, mai avversi alla presenza dei migranti, se non in situazioni pre-costruite e di esasperazione”.

“Esprimiamo viva soddisfazione per questa scelta e per i significati di cui si carica, e ci auguriamo che questo gesto serva a ridare umanita’ alle persone che arrivano nel nostro paese anche agli occhi di chi ha responsabilita’ di governo; che si faccia presto la scelta di modificare la legislazione in materia rimettendo al centro i principi di uguaglianza, diritti e dignita’ delle persone; che si produca una riflessione sul diritto d’asilo e sulla necessaria riforma del sistema di accoglienza”, concludono. (DIRE)


Da Vatican Information Service una sintesi dell’omelia del Papa:

“Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore”.

Il Papa ha avuto parole di gratitudine e di incoraggiamento per gli abitanti e le autorità di Lampedusa per la loro solidarietà verso i migranti ed ha salutato i musulmani che oggi cominciano il digiuno del Ramadan, con queste parole: “La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi: o’scià!”.

“Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, (…) non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito”.

“‘Dov’è il tuo fratello?’, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio! E una volta ancora ringrazio voi abitanti di Lampedusa per la solidarietà. Ho sentito, recentemente, uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui sono passati per le mani dei trafficanti, coloro che sfruttano la povertà degli altri, queste persone per le quali la povertà degli altri è una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto! E alcuni non sono riusciti ad arrivare”.

“‘Dov’è il tuo fratello?’ Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città di ‘Fuente Ovejuna’ uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: ‘Chi ha ucciso il Governatore?’, tutti rispondono: ‘Fuente Ovejuna, Signore’. Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: ‘Dov’è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?’. Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo ‘poverino’, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro! Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti ‘innominati’, responsabili senza nome e senza volto.”

‘”Adamo dove sei?’, ‘Dov’è il tuo fratello?’, sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: ‘Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?’, Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del ‘patire con’: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: ‘Rachele piange i suoi figli (…) perché non sono più’. Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi… Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. ‘Chi ha pianto?’ Chi ha pianto oggi nel mondo?”.