La riforma del Terzo settore, un’opportunità per il non profit
Redazione 3 luglio 2017 In primo piano

La riforma del Terzo settore, un’opportunità per il non profit

L’approvazione dei decreti attuativi della riforma del Terzo Settore coincide con la definizione dei criteri per l’iscrizione all’Elenco delle organizzazioni non profit ammesse ai finanziamenti della cooperazione internazionale. Due sfide determinanti per il futuro delle non profit nella cooperazione italiana per lo sviluppo. L’analisi di Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione delle ONG italiane (AOI).

Si avvicina il terzo compleanno della Legge125, nata nell’agosto 2014 come sfida strategica per una cooperazione internazionale di sistema per l’Italia: lo festeggeremo in un’estate importante per l’arcipelago del mondo non profit, sotto approvazione dei decreti attuativi della L.106/2016 di riforma del sistema del Terzo Settore, con priorità nella definizione del Codice unico degli Enti di Terzo Settore (ETS) e nella regolamentazione dell’Impresa Sociale (IS).

Sarà l’occasione per completare la sfida di rinnovamento nel mondo delle ong della ex-Legge 49/87. Ci auguriamo che questo fervore legislativo rafforzi nel sistema della cooperazione internazionale il protagonismo di onlus, organizzazioni di promozione sociale,associazioni delle diaspore, cooperative, esperienze di economia sociale, del mondo del commercio equo, del sostegno a distanza. L’art.26 della L.125 è interamente dedicato alla definizione dei soggetti organizzati della società civile, che per la prima volta in maniera chiara e definita, sono riconosciuti attori a pieno titolo del sistema della cooperazione allo sviluppo italiana “sulla base del principio di sussidiarietà”.

Favorire l’inclusività delle non profit nella cooperazione italiano allo sviluppo

Purtroppo, la scelta di definire criteri stringenti per l’iscrizione all’Elenco delle organizzazioni non profit dell’art.26 ammesse ai finanziamenti dell’Agenzia Italiana della Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha di fatto impedito questo protagonismo. L’AOI, la rappresentanza italiana del non profit della cooperazione internazionale più ampia numericamente e per varietà, in raccordo con il Forum del Terzo Settore ha da subito contestato la scelta della selettività rispetto all’inclusività, che ha di fatto messo il freno alla partecipazione attiva. E’ prevalsa fino da oggi una lettura caratterizzante dell’iscrizione all’Elenco essenzialmente come prerequisito per la partecipazione al sistema della cooperazione internazionale attraverso l’accesso ai bandi.

Da parte delle organizzazioni sociali è legittima l’aspettativa, come sottolinea la Legge 125, di attivarsi formalmente ed efficacemente nei partenariati internazionali da soggetti riconosciuti nel sistema italiano, indipendentemente dall’accesso ai finanziamenti pubblici. E’ questione di legittimità nell’avere relazioni paritetiche con gli altri attori italiani e anche tema di garanzia di operatività, laddove nei Paesi extraeuropei la possibilità di inviare fondi, acquistare e donare beni, gestire progetti, avere personale straniero, volontario e non, è vincolata ad una qualche forma di riconoscimento da parte del Governo del Paese di origine.

Nei prossimi giorni gli attori non profit si confronteranno con l’AICS sulla base della proposta di linee guida per la revisione dei criteri di iscrizione all’Elenco approvata nell’ultimo Comitato Congiunto, di concerto tra l’Agenzia stessa, la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (DGCS) e il Ministro degli Esteri.

Coerenza necessaria

Questo percorso è strettamente legato, anche per l’aspetto ‘culturale’, a quello del confronto in atto tra Governo, Parlamento e Terzo Settore italiano sul Codice degli Enti di Terzo Settore e sulle imprese sociali della L.106/2016: sia per le nuove caratterizzazioni delle attuali differenti istanze di onlus, associazioni di promozione sociale etc, sia per i parametri per l’iscrizione al Registro degli ETS.

Africa Mappamondo

L’AOI ha partecipato attivamente ai lavori del Tavolo Tecnico Legislativo del Forum del Terzo Settore, che ha visto un’importante condivisione delle posizioni e delle aspettative tra le ‘anime’ associative, le cooperative, le varie istanze sociali. Positivo l’esito di un documento unitario di proposte di emendamenti. Nella partecipazione, come ‘voce’ dei soci di AOI, alle audizioni della Commissione Affari Sociali della Camera e in quella Affari Costituzionali del Senato, è stato evidenziata l’esigenza della coerenza in particolare tra gli articoli del Codice ETS e la regolamentazione delle IS e l’art.26 della L.125/2014, e, in senso più complessivo, tra le due leggi.

Come esigenza di una lettura ampia, intersettoriale e trasversale alle politiche, oltre le normative di settore, di quello che è l’apporto del mondo non profit italiano alle relazioni globali e al dialogo tra i popoli, alle azioni nella lotta alle forme di povertà, alle disuguaglianze, alla negazione dei diritti in ogni parte del mondo. Nel Codice è per noi importantissima la novità della valorizzazione delle Reti Nazionali di ETS, per i compiti di valutazione, certificazione, sostegno verso gli associati che gli vengono riconosciuti e affidati: le rappresentanze e le associazioni di secondi livelli con un minimo di 500 associati, se faranno questa scelta acquisiranno un ruolo determinante per accrescere l’accountability del Terzo Settore italiano a livello internazionale.

Contemporaneamente vi è l’importanza di aprire la partecipazione al Consiglio Nazionale del Terzo Settore alle Reti minori, proprio nel nome della massima inclusività e partecipazione. E’ una stagione di cambiamento per il non profit italiano, a cui viene riconosciuto un ruolo di protagonista della rilettura della relazione tra le istituzioni e i cittadini, di promotore di forme di ‘riappropriazione’ di una partecipazione più attiva delle persone, delle comunità e delle giovani generazioni alla vita sociale e politica, in Italia e nelle azioni di cooperazione, solidarietà e volontariato internazionale.

da vita.it di Silvia Stilli