La raccolta fondi può essere esente da ogni tributo
Redazione 25 novembre 2013 La Gabbianella in...forma

La raccolta fondi può essere esente da ogni tributo

Sole24Ore-251113

Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sul Terzo Settore.

La raccolta fondi può essere esente da ogni tributo

L’esperto risponde
Carlo Mazzini

Il Sole 24 Ore, 25 novembre 2013

Le raccolte pubbliche di fondi sono regolate ‘dall’articolo 143, comma 3, lettera a), del Tuir, che esclude dall’Ires le entrate degli enti non commerciali derivanti da raccolte pubbliche di fondi realizzate occasionalmente in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze, campagne di sensibilizzazione. La non concorrenza in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali si concretizza anche quando vengano offerti ai cosiddetti sovventoribeni di modico valore e servizi.

Il«sovventore»
Il termine «sovventori» è centrale nella comprensione della natura dell’attività. In sostanza, si va in piazza e si cerca di sensibilizzare un pubblico indistinto. A chi sovvenziona l’ente a partire da una certa cifra, l’ente stesso – considerando principalmente la propria convenienza a farlo, soprattutto in termini di economicità- può dare, quale segno di ringraziamento, un bene di modico valore, che ha ricevuto gratuitamente o ha pagato una cifra molto minore rispetto alla donazione minima (si tratta spesso di un frutto, oppure di una pianta).
Pertanto non si concretezza un’attività commerciale nell’offerta di questi beni quando essi siano di modico valore (si ritiene di poter fare riferimento al “tetto” di 25,82 curo, fissato dall’articolo 2, comma 2, del Dpr 6331 1972), quando l’attività “in piazza” sia realizzata occasionalmente, quando coincida con una ricorrenza o celebrazione propria dell’ente, o comune alla cittadinanza.
Oltre aibeni di modico valore, l’ente non commerciale può offrire servizi, ai quali, per interpretazione letterale della norma, non è richiesto un “contenimento” del valore.
È il caso dei concerti di Natale, per i quali gli enti non commerciali possono chiedere un’erogazione minima, secondo lo schema logico esposto per i beni. Per chi vuole erogare in quell’occasione un contributo inferiore al minimo stabilito, le casse dell’ente sono comunque aperte.
In relazione all’occasionalità, essa è regolata solo per il caso specifico delle realtà sportive dilettantistiche (il limite è di due volte all’anno), secondo quanto stabilito dall’articolo 25 della legge 133/1999, mentre per tutte le altre tipologie di organizzazioni non sono stabilite né la durata dell’iniziativa né la frequenza su base annua. Ciò non significa che gli altri enti possano realizzare in via continuativa tale attività.

Le aziende partner
Può avvenire che aziende partner affianchino le non profit – sempre in occasione di queste attività occasionali – e prestino a titolo gratuito attività di volontariato, supporto logistico, erogazioni dirette al miglior successo della ricorrenza/campagna di sensibilizzazione.
In presenza di queste situazioni l’agenzia delle Entrate, con la risoluzione 356/E/2002, ha ritenuto che, dove l’apporto economico dell’azienda fosse maggiore dell’eventuale ritorno pubblicitario del co-branding in occasione della manifestazione, si debba riscontrare un “animus donandi” nell’azienda e, quindi, per l’ente non commerciale le somme incassate in questa circostanza non vadano a con correre alla formazione del reddito.
Bisognerà pertanto valutare caso per caso la congruenza del supposto “animus donan di” rispetto all’esposizione mediatici, alla rilevanza dell’evento, alle dimensioni dell’azienda stessa.

Formula ampia
Tutte le attività realizzate in occasione di queste raccolte pubbliche di fondi sono inoltre esenti da ogni tributo, come recita l’articolo 2, comma 2, del Dlgs 460/1997.
Non esiste, si ritiene, formulazione più ampia, più onnicomprensiva e di difficile fraintendimento di quella usata dal legislatore per esentare da qualsiasi tributo (nazionale, locale) le entrate derivanti da raccolte pubbliche di fondi. In merito all’Iva, dato il regime di esclusione per l’offerta ai sovventori dei beni o servizi (citata nello stesso articolo 2, comma 2), essa rimane incidente sull’acquisto dei beni e dei servizi che sono stati eventualmente comprati dall’ente proprio per consentire la realizzazione della manifestazione.
Secondo l’articolo 20 del Dpr 600/1973, tutte le attività economicamente rilevanti realizzate in queste occasioni devono essere riportate in un rendiconto daredigere entro quattro mesi dalla fine dell’anno finanziario (cui si può allegare una relazione descrittiva), pena la computazione delle somme così incassate tra i ricavi di natura commerciale.