La pace prima di tutto. Oggi al Giornale Radio Sociale
Centro Archivio 9 settembre 2013 La Gabbianella in...forma

La pace prima di tutto. Oggi al Giornale Radio Sociale

banner_orangeStrumenti di lavoro: dai media gli aggiornamenti sulla cooperazione, terzo settore, non profit e politiche sociali.

Riprende oggi l’appuntamento consueto con il Giornale Radio Sociale, dopo la versione ridotta del periodo estivo, con in primo piano il servizio dedicato a “La pace prima di tutto”.

Dopo il sabato di digiuno, numerose associazioni, laiche e cattoliche, continuano a mobilitarsi per scongiurare il possibile intervento militare in Siria. Intanto l’Unicef mette in evidenza la tragedia dei bimbi profughi: sono oltre un milione quelli che stanno cercando aiuto dall’inizio della crisi mediorientale.

Poi la notizia sull’altra economia. Si è discusso soprattutto di disuguaglianze sociali e welfare nel Forum organizzato da Sbilanciamoci! nell’ultimo weekend a Roma. Proposte al ministro del lavoro Giovannini, sono arrivate dalle oltre 50 associazioni che compongono la rete. Su tutte: tassare le rendite finanziarie, defiscalizzare le imprese e incentivare l’occupazione. Andrea Baranes, portavoce della Campagna.

Ascolta l’edizione del 9 settembre 2013

Il sommario di oggi

  • La pace prima di tutto
  • Un’altra economia è possibile
  • Acqua azzurra, acqua cara
  • Norma di civiltà
  • Terremoto dentro
  • La salute va di corsa

Dall’agenzia di stampa Redattore sociale

In 100 mila a San Pietro per la pace. “In ogni guerra rinasce Caino”

Forte monito del papa: “Abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte”

8 settembre 2013

ROMA – Musulmani ed ebrei, buddhisti e atei hanno aderito ieri alla Giornata di preghiera e digiuno voluta da papa Francesco per chiedere il dono della pace in Siria, in Medio Oriente e in tutto il mondo. In 100mila hanno affollato piazza San Pietro per rispondere all’appello di Bergoglio, dalle 19 alle 23. Momenti di silenzio surreale si sono alternati al rosario e all’adorazione eucaristica, durante la quale cinque coppie di persone – in rappresentanza di Siria, Egitto, Terra Santa, Stati Uniti e Russia – hanno offerto l’incenso nel braciere collocato a destra dell’altare. Presenti, fra gli altri, membri di parrocchie e associazioni, la Caritas e la Comunità di Sant’Egidio, Rinnovamento nello Spirito e Azione cattolica, gruppi di preghiera e congregazioni religiose, sindaci e regioni, sindacati, organizzazioni per la pace, la cooperazione e lo sviluppo. E l’appello del papa è rimbalzato anche su Twitter, dove a 9 milioni di followers è arrivato il tweet “Pregate per la pace” con l’hashtag #prayforpeace.

Attesa la meditazione del pontefice, che si è soffermato sulle parole-chiave della pace – “perdono, dialogo, riconciliazione” -, osservando: “Anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!”.

In precedenza, papa Francesco aveva affermato: “Quando l’uomo pensa solo a sé stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto”. Se “essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri”, tuttavia, “quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino”.

Infine, Bergoglio si è chiesto: “È possibile percorrere la strada della pace? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo!”. Poi ha auspicato: “Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità”. Parole condivise dai presenti con lunghi applausi. (lab)