La mia Africa affamata ha fame anche di libri
Redazione 18 novembre 2013 La Gabbianella in...forma

La mia Africa affamata ha fame anche di libri

LaStampa-181113Strumenti di lavoro: il quotidiano La Stampa, oggi in edicola, ripropone uno stralcio del discorso di Doris Lessing alla consegna del Nobel.

Il discorso per la «laurea» nel 2007
“La mia Africa affamata ha fame anche di libri”
di Doris Lessing

La Stampa, 18 novembre 2013

Pensiamo al vecchio adagio: «La lettura dà pienezza all’uomo». Dimentichiamo le fandonie sulla sovralimentazione: la lettura permette a un uomo o a una donna di saziarsi, di essere pieno(a) d’informazioni, di storie, di ogni genere di conoscenze. Tuttavia, noi non siamo l’unico popolo al mondo. Non molto tempo fa, ricevetti una telefonata da un’amica che mi diceva di essere andata nello Zimbabwe, in un villaggio la cui popolazione non aveva mangiato da tre giorni ma discuteva di libri e del sistema per procurarsene. Di educazione.
Appartengo io stessa a una piccola organizzazione che ha iniziato il progetto di portare i libri nei villaggi. Un gruppo di persone, del resto, era andato sul campo, nello Zimbabwe. Ci ha insegnato che i villaggi, a differenza di quel che si diceva, erano pieni di persone intelligenti, di insegnanti in pensione, di altri in ferie, di ragazzi in vacanza, di anziani. Avendo io stessa finanziato un piccolo studio su quel che la gente voleva leggere, ho scoperto che i risultati erano comparabili a quelli di uno studio svedese di cui ignoravo l’ esistenza. La gente voleva leggere quel che vogliono leggere gli europei, per quanto leggano: romanzi di tutti i generi, fantascienza, poesie, romanzi gialli, testi teatrali, Shakespeare. I manuali, per esempio come aprire un conto corrente, venivano in fondo all’ elenco.
La nostra piccola organizzazione ha recuperato libri da tutti i posti possibili e immaginabili, ma bisogna sapere che un buon libro tascabile importato dall’Inghilterra costava allora l’equivalente di un mese di stipendio: era prima del regime di terrore instaurato da Mugabe. Oggi, con l’inflazione, arriverebbe all’equivalente di molti anni di stipendio. Ma se si lascia una cassa di libri in un villaggio – non dimentichiamo che c’è una terribile penuria di carburante -, questa cassa sarà accolta dalle lacrime. La biblioteca può consistere in uno scaffale appoggiato sui mattoni sotto un albero. In meno di una settimana, fioriranno corsi di alfabetizzazione – quelli che sanno leggere insegneranno a chi non sa – e un corso di educazione civica.
Mi piacerebbe che voi vi immaginaste da qualche parte dell’Africa del Sud, in un negozio indiano di una zona povera, in un tempo di grande siccità. La gente, soprattutto donne, fa la coda, munita di ogni tipo di recipiente per l’acqua. Ogni pomeriggio, questo negozio riceve un camion cisterna d’acqua dalla città vicina e gli autoctoni aspettano quest’acqua così preziosa. L’ indiano sta con le palme delle mani appoggiate sul bancone; osserva una donna nera china sopra un grosso pacchetto di fogli che ha l’aria di essere stato strappato da un libro. Legge Anna Karenina. Legge lentamente, scandendo le parole sulle labbra. Il libro sembra difficile. È una giovane donna con due bambini piccoli attaccati alle gambe. È incinta. L’ indiano è rattristato perché il velo della sua cliente, normalmente bianco, è giallo di polvere. Della polvere copre anche i suoi seni e le sue braccia. Quest’ uomo soffre a vedere le file di acquirenti, tutti assetati, ma non ha abbastanza acqua per loro. È in collera perché sa che ci sono persone che muoiono di sete là, dietro le nuvole di polvere.
L’ uomo è curioso. Domanda alla giovane: «Cosa leggi?». «Parla della Russia», risponde lei. «Sai dov’è la Russia?». Lo sa a malapena lui. La giovane madre lo guarda bene in faccia con dignità, anche se ha gli occhi arrossati dalla polvere. «Ero la migliore della classe. L’ha detto il mio professore che ero la migliore». La giovane riprende la lettura, vuole finire il paragrafo. L’ indiano sposta lo sguardo sui due bambini e allunga il braccio per prendere della Fanta, ma la madre lo ferma decisa: «La Fanta mette loro ancora più sete».
L’ indiano sa che non dovrebbe, ma abbassa la mano verso un grande bidone di plastica accanto a lui, dietro il bancone, e versa dell’ acqua in due bicchieri che offre ai piccoli. Non gli sfugge che la madre guarda bere i suoi figli leccandosi le labbra, dà anche a lei un bicchiere. Vederla bere gli fa male al cuore, tanto è dolorosamente assetata. Adesso essa gli tende il suo bidone di plastica, che lui riempie d’acqua. La giovane madre e i suoi figli lo osservano attentamente perché non ne sprechi neanche una goccia.
Lei si china nuovamente sul suo libro.