La Giornata dell’infanzia raccontata dalla stampa
Redazione 21 novembre 2013 La Gabbianella in...forma

La Giornata dell’infanzia raccontata dalla stampa

Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa alcuni articoli dedicati alla Giornata mondiale dell’infanzia del 20 novembre 2013.

Avvenire-211113

Avvenire, 21 novembre 2013

Nel 2012 sono stati accolti 3.106 bambini stranieri contro i 4.022 dell’ anno precedente A fare da deterrente la crisi economica, la complessità delle procedure e l’ incertezza sui tempi.

Avere una famiglia il diritto negato
Calano le adozioni

Giù sia quelle nazionali sia quelle estere

di Nicoletta Martinelli

DA MILANO
Riconosciamo – scrivevano già nel preambolo gli estensori della Convenzione per i diritti dell’ infanzia e dell’ adolescenza, approvata dall’ Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 – «che il fanciullo, ai fini di uno sviluppo armonioso e completo della sua personalità, deve crescere in un ambiente familiare e in un clima di felicità, di amore e di comprensione ». Potevano riconoscere l’ importanza di un sereno e accogliente ambiente familiare i delegati che 24 anni diedero alle stampe la Convenzione. Garantire, però, che tutti i bambini quell’ ambiente potessero sperimentare è tutta un’ altra storia.
C’ è poco da festeggiare, in Italia, a questo proposito. Le adozioni continuano a registrare un segno negativo. Quelle all’ estero, secondo i dati presentati ieri dalla Commissione per le adozioni internazionali, sono calate di quasi un quarto (-22,8%).
Né vanno meglio quelle nazionali: secondo la Commissione bicamerale per l’ infanzia dal 2007 al 2011 sono state il 33% in meno.
Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri ha ricordato che «poter essere accolto e crescere all’ interno di un ambiente familiare sereno rappresenta un fondamentale diritto del minore, un bene sociale irrinunciabile», ma spet- ta al legislatore – ha proseguito – «il compito di affrontare in modo organico i seri problemi finora individuati ».
Secondo Piero Grasso, il presidente del Senato, «uno dei deterrenti alla scelta di adottare è la complessità delle procedure e l’ incertezza dei tempi per concludere il percorso».
Dello stesso parere anche Marco Griffini, presidente di Ai.Bi, l’ associazione Amici dei Bambini: «Quando lanciamo gli annunci di bambini da adottare, i tribunali ricevono centinaia di richieste. Vuol dire – ha spiegato – che oggi in Italia c’ è una voglia di adottare che è stata brutalmente messa in crisi dalle procedure ». E, soprattutto, dai costi.
Spesso per portare a termine un’ adozione internazionale bisogna mettere in preventivo tra i 15 e i 20mila euro. Inevitabile che la crisi abbia determinato una brusca contrazione di coloro che – al di là del desiderio di maternità e di paternità – hanno a disposizione cifre così rilevanti.
Lo scorso anno sono stati adottati 3.106 bambini stranieri contro i 4.022 del 2011. Sul fronte nazionale, a fronte di 1.177 minori dichiarati adottabili sono stati pronunciati 776 affidamenti preadottivi e 923 adozioni legittimanti, cioè quelle in cui il bambino diventa figlio a tutti gli effetti.
Nel 2012, i bambini arrivati dall’ estero nelle famiglie italiane sono nati in 55 Paesi diversi anche se la maggior parte arriva da Federazione Russa, Colombia, Brasile, Etiopia e Ucraina. La Lombardia è la regione dove risiede il numero più alto di bambini adottati, il 18,1 per cento del totale. Seguono Lazio, Toscana, Veneto, Campania, Puglia e Sicilia.
Ma Ieri non si è parlato solo di adozioni.
Una ricerca presentata dalla Fondazione Zancan ha messo in luce dati gravissimi: il 23% delle persone in condizioni di povertà assoluta sono bambini, che non hanno a disposizione beni e servizi essenziali per il loro sviluppo. In Italia la spesa per la protezione sociale destinata a bambini e famiglie è nettamente inferiore rispetto alla media europea: nel 2010 era l’ 1,3% del Pil, contro il 2,3% del Pil mediamente in Europa.
Non sono più incoraggianti i dati sfoderati da Unitalsi: il 65% dei bambini disabili di Roma dichiara di dover fare i conti sistematicamente con le barriere architettoniche, grave piaga della Capitale.
«I bambini incarnano il nostro futuro e sono estremamente vulnerabili, soprattutto se di sesso femminile, disabili, o appartenenti a un’ altra etnia. Ridurre le disparità di accesso alla scuola, ai servizi sanitari, alla socializzazione – ha dichiarato Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell’ Associazione Scienza & Vita – deve confermarsi un preciso impegno di una società veramente solidale ».
Lapidario Marco Scarpati, presidente di Ecpat: «L’ infanzia e l’ adolescenza non meritano di venir celebrate una volta l’anno».


Corriere-della-Sera-21113Corriere della Sera, 21 novembre 2013

Giornata dell’infanzia – Procedure complesse, costi elevati e requisiti eccezionali. Michela Vittoria Brambilla: «Bisogna cambiare le regole»

Il percorso a ostacoli per l’adozione in Italia
Dal 2007 domande in calo del 33 per cento. Napolitano: «Il Parlamento intervenga»

ROMA – Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è chiaro, diretto: «Poter essere accolto e crescere all’ interno di un ambiente familiare sereno rappresenta un fondamentale diritto del minore, un bene sociale irrinunciabile». Per questo nella Giornata mondiale per i diritti dell’ infanzia il capo dello Stato approfitta per lanciare un monito al Parlamento.
«Il Parlamento – dice Napolitano – deve intervenire su affidi e adozioni.
Già nella scorsa legislatura la Commissione parlamentare per l’ infanzia aveva svolto accurate indagini da dove erano emersi rilevanti cambiamenti intervenuti nelle scelte delle famiglie sulle adozioni. Altre risposte alle emergenze sono arrivate dalla magistratura, ma spetta al legislatore il compito di affrontare in modo organico i seri problemi finora individuati».
Anche Pietro Grasso, presidente del Senato, lancia un appello in favore dell’ infanzia: «Basta torpore, svegliamoci. Servono misure contro disagio e povertà».
Nella Giornata dell’ infanzia si scopre che in Italia quasi un bambino su 5 (il 17 per cento per la precisione) vive sotto la soglia della povertà e oltre il 10 per cento dei ragazzi non è iscritto a scuola e non lavora.
Dati che Michela Vittoria Brambilla, deputata di Forza Italia, conosce benissimo, lei che presidente della Commissione bicamerale dell’ infanzia lo è diventata da poco, e anche per queste cifre ha voluto organizzare la Giornata puntando l’ indice su quella che in Italia sta diventando una vera piaga: le adozioni.
È sempre più difficile adottare un bambino qui da noi. I numeri della Cai, la Commissione internazionale delle adozioni ci dicono che siamo tornati indietro di dieci anni, sia per le adozioni nazionali sia per le adozioni internazionali.
Per capire: tra il 2007 e il 2011, le domande di adozione nazionale sono calate del 33 per cento, quelle internazionali del 22 per cento, dell’ affido del 14 per cento. Non è certo perché sia calato il desiderio di adottare bambini. Sono le difficoltà interminabili, burocratiche e non, che scoraggiano i possibili genitori.
Dice Michela Vittoria Brambilla: «Bisogna cambiare le regole. Non può passare l’ idea che per generare un figlio basta essere normali, mentre per adottarne uno occorrono qualità eccezionali. C’ è un atteggiamento a volte troppo sospettoso verso gli aspiranti genitori».
Dall’ indagine fatta dalla Commissione adozioni sono venute fuori davvero molte difficoltà per chi chiede di avere un bimbo in casa. Spiega Brambilla: «Oltre all’ incidenza della crisi economica, uno dei deterrenti principali nella scelta di adottare è costituito proprio dalla complessità delle procedure».
Al. Ar.


Il-giornale-211113Il Giornale, 21 novembre 2013

La proposta. Una legge per rendere detraibili le spese.
«Pari dignità a genitori adottivi e naturali»

Brambilla: «Ingiusta l’ idea che per adottare ci vogliano qualità maggiori» «Non può passare l’ idea che per generare un figlio basta essere “normali”, mentre per adottarne uno occorrono qualità eccezionali».

Lo ha detto Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione bicamerale per l’ Infanzia e l’ adolescenza, aprendo i lavori del convegno per la Giornata nazionale dell’ infanzia, dedicato quest’ anno al rilancio di adozioni e affido. Un appuntamento che ha visto anche il messaggio del presidente Napolitano che ha auspicato un maggiore impegno nel settore. La difficile congiuntura economica e la burocratizzazione delle procedure hanno ridotto la capacità del sistema di realizzare uno dei principi- base cui si ispira la nostra legislazione: il diritto del minore a crescere in una famiglia. «Servono norme nuove- dice l’ ex ministro-,tema sul quale ho chiesto al governo di aprire una riflessione ». L’ ex ministro mette sul piatto una concreta proposta di legge: l’ ampliamento della detraibilità delle spese sostenute per il percorso di adozione». Punto di partenza per gli approfondimenti della giornata è stata l’ indagine conoscitiva deliberata dalla commissione e completata negli ultimi giorni della scorsa legislatura, che conferma il sostanziale declino delle domande di adozione nazionale (-33%) e internazionale (-22%) e degli affidi (-14%) nel periodo 2007- 2011, imputabile a vari fattori. «Oltre all’ incidenzadella crisi economica -sottolinea Brambilla- uno dei deterrenti principali alla scelta di adottare, rilevato dall’ indagine della commissione, è costituito proprio dalla complessità delle procedure e, soprattutto per le adozioni internazionali, dall’ incertezza dei tempi richiesti e, mi permetto di aggiungere, dai costi elevati».
La presidente della commissione punta l’ indice contro la«cultura negativa »dell’ adozione (nazionale e internazionale) di cui hanno parlato molti degli esperti ascoltati durante le audizioni. «Essa – dice il documento conclusivo- consiste principalmente nel pregiudizio, ancora radicato in molti operatori del settore, per il quale l’ adozione è spesso espressione di un atto di egoismo degli aspiranti genitori, molti dei quali cercano nel figlio adottivo il rimedio alla propria infertilità/ sterilità o al fallimento di altri progetti di vita». Tutte le principali voci dell’ adozione nazionale – domande di adozione, dichiarazioni di adottabilità, decreti di adozione – risultano in calo nel periodo 2007-2011.


La-stampa-211113La Stampa, 21 novembre 2013

GIORNATA DELL’ INFANZIA
Perché tanti bimbi a rischio povertà?

Domande&Risposte a cura di Stefano Rizzato

Bambini e adolescenti sono la parte più indifesa della società, quella che patisce in modo più pesante le conseguenze di ogni crisi. E l’ anello debole di tutta la catena dell’ immigrazione. La Giornata mondiale dell’ infanzia, celebrata ieri nel 24° anniversario della Convenzione Onu in materia, ha provato a ricordarcelo.

Quali sono le questioni più urgenti, in Italia?
In cima alla lista sembra esserci il problema dell’ integrazione dei minori stranieri. Razzismo, discriminazioni, esclusione sociale: sono i rischi sui quali l’ Unicef ha deciso di richiamare l’ attenzione qui in Italia, per la Giornata di quest’ anno. A correrli sono quasi un milione di ragazzini: tanti sono i minorenni di origine straniera che vivono nel nostro Paese. Il paradosso è che oltre la metà di loro sono nati in Italia, ma – secondo la legge sulla cittadinanza – vivranno da stranieri almeno fino ai 18 anni.

È da qui che nasce il dibattito sullo «ius soli»?
Sì, ma lasciamo da parte sia il latino che i tecnicismi. Quello che conta è che essere straniero pesa, in termini di diritti mancati e sul piano dei rapporti sociali. Non a caso l’ Onu ha sempre indicato nella cittadinanza uno dei principali strumenti per l’ integrazione e contro le discriminazioni. «Chiediamo da tempo che la legge in materia, la 91 del ’92, venga cambiata. Ma ormai, da questo Parlamento, non me l’ aspetto più», dice Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. «Sulla cittadinanza ci sono 15 disegni di legge fermi e le posizioni più svariate. Il Decreto del Fare ha consentito qualche passo in avanti, ma non è abbastanza».

Leggi a parte, cosa si può fare per migliorare l’ integrazione dei giovani stranieri?
C’ è da lavorare contro xenofobia e stereotipi, che sono ben lontani dall’ essere sconfitti e trovano nei bambini il bersaglio più vulnerabile. È questo il senso della «catena umana» lanciata ieri dall’ Unicef per unire cittadini, insegnanti, amministratori locali in difesa dei più giovani. Per fortuna, gli effetti si vedono e sta nascendo un movimento, per così dire, dal basso. «In collaborazione con l’ Anci – spiega Iacomini – oltre 200 Comuni italiani hanno aderito alla nostra campagna e concesso la cittadinanza onoraria a più di 30 mila bambini di origine straniera. È il miglior segnale per mostrare la voglia di includere e provare a fare pressione sulla politica nazionale».

Ci sono altre minacce per chi cresce in Italia?
Sì, e per certi versi inattese. Proprio quest’ anno il centro studi Unicef ha confrontato i 29 Paesi più ricchi su cinque indicatori legati al benessere dell’ infanzia. Ebbene, l’ Italia compare al 22° posto nella classifica complessiva, trascinata al ribasso da un grande problema: la povertà. «Ormai lo sappiamo: non serve andare nel Terzo Mondo per trovare gravi situazioni di disagio economico – dice ancora Iacomini -. Nel nostro Paese ci sono un milione di minori in condizioni di povertà assoluta e due milioni in povertà relativa. È un’ altra priorità da tenere a mente».

Il nostro Paese investe abbastanza su questo punto?
Michela Brambilla, presidente della commissione bicamerale per l’ infanzia e l’ adolescenza, è convinta di no: «L’ Italia – dice – ha accumulato uno storico ritardo e riduce drasticamente, di anno in anno, i fondi per la protezione della famiglia e dei minori.
Oggi, siamo arrivati all’ 1,1% del pil ed è necessario invertire la tendenza».
Un altro taglio doveva venire proprio dalla Legge di Stabilità in discussione in questi giorni, ma forse sarà scongiurato. Proprio lunedì l’ esecutivo ha approvato una mozione per finanziare – «nei limiti imposti dai vincoli di bilancio» – nuove iniziative per la tutela sociale, economica e scolastica dell’ infanzia.

A proposito di scuola, qual è la situazione degli alunni italiani?
Non proprio ideale, ma in fase di miglioramento. Nell’ edizione 2009 del test internazionale «Pisa» – che valuta lettura, matematica e scienze – l’ Italia si collocava al 24° posto sui 29 Paesi industrializzati esaminati dal rapporto Unicef. Il progresso rispetto al 2000 era però abbastanza netto, circa del 10%. Il 3 dicembre sapremo i risultati del test 2012 e vedremo se la risalita scolastica dei nostri ragazzi è continuata.

Dai confronti internazionali tra l’ Italia e gli altri Paesi viene qualche altra buona notizia?
Sì, il rapporto 2013 ha mostrato un importante risultato: la riduzione del bullismo del 60%, dall’ inizio degli anni 2000 a oggi. Tra i 29 Paesi industrializzati, il nostro è quello che registra il minor tasso di bambini che dichiarano di avere subito atti di bullismo: l’ 11%. Abbiamo anche il più basso tasso di mortalità infantile dell’ Europa meridionale, al 9° posto della graduatoria. Quanto ad abitudini, i dati sono invece in chiaroscuro: i giovanissimi italiani tendono ad abusare di alcol meno di gran parte dei loro coetanei europei, ma fumano in misura superiore alla media.