Redazione 14 Marzo 2017 Segnalazioni

L A BAMBINA CON IL FUCILE di Susanna De Ciechi

Sono una ghostwriter, scrivo le storie che altri mi raccontano. Scelgo di scrivere solo quelle che mi piacciono.
Il 25 dicembre del 2014 ho ricevuto un messaggio da Massimiliano Fanni Canelles: mi proponeva di scrivere una storia. Io non avevo idea di chi fosse, non conoscevo @uxilia, la onlus attiva su tanti fronti di guerra di cui lui è presidente, ed era la prima volta che sentivo parlare di Pratheepa, la bambina soldato tamil che sarebbe diventata la protagonista de “La bambina con il fucile”. La storia era straordinaria, mi ha conquistato subito e ho deciso di scriverla. Così Massimiliano Fanni Canelles è diventato il mio narratore e, insieme a Pratheepa, anche il protagonista delle vicende narrate nel libro (chiamo narratori coloro che mi raccontano oralmente una storia che io scrivo, romanzandola).
Intanto, mi documentavo sullo Sri Lanka: la storia passata e recente, le religioni, le diverse etnie, gli usi e i costumi di una società molto stratificata e, naturalmente, la guerra. Attraverso tutti gli strumenti di cui potevo disporre, studiavo il fenomeno dei bambini soldato, non solo quelli dell’isola, ma anche quelli del resto del mondo. Così ho scoperto che il loro impiego è diffuso in moltissimi Paesi dell’Africa, del Sud America, dell’Asia e del Medio Oriente.
Dopo ore e ore di colloqui, di ricerche e approfondimenti, ho incontrato Pratheepa. Io ero a Milano, nel disordine del mio studio, tra pigne di libri, pagine stampate, quaderni di appunti, post it e foglietti volanti ed era mattina presto. Lei era in ospedale per curare il suo bambino per il morso di un cane; a Colombo, la giornata era già a metà strada. Il collegamento via Skype funzionava a intermittenza. Io osservavo le reazioni di Pratheepa mentre la interrogavo su ciò che mi stava più a cuore. Mi interessava indagare alcuni dettagli del periodo in cui lei era stata un soldato e volevo avere delle conferme rispetto a ciò che già sapevo. Pratheepa ha raccontato cose interessanti, senza però aprirsi del tutto.
Ciò che avevo appreso si basava soprattutto sui racconti degli altri protagonisti di questa storia, sullo studio del materiale ricavato dalle mie ricerche e su due foto di Pratheepa che ho tenuto appiccicate al muro, davanti a me, per tutto il tempo in cui ho lavorato a La bambina con il fucile.
Le vicende che racconto si svolgono nello Sri Lanka a partire dal 2000 fino ad arrivare ai giorni nostri e rappresentano un pezzo importante della storia di @uxilia, con l’intervento di Fanni Canelles dopo lo tsunami del dicembre 2004, la scoperta dei bambini soldato e degli sventurati piccoli abusati sessualmente, anche in famiglia. All’epoca l’isola era ancora dilaniata dalla guerra civile tra i cingalesi e i tamil, un conflitto che si è concluso nel 2009, dopo 26 anni di lotte. La narrazione arriva fino ai giorni nostri ed è di estrema attualità perché quanto descritto accade in ciascuna delle tante guerre che infiammano il mondo.
Scrivere questo libro è stata una bella avventura e ha lasciato il segno. Molti mi chiedono che genere di scrittore sono, perché preferisco raccontare le storie degli altri e come si possono classificare i libri che scrivo. Io sono una ghostwriter e scrivo le storie che altri hanno vissuto; rispettando la veridicità dei fatti le traduco in un romanzo/memoir. Spesso queste storie sono di carattere autobiografico e qualche volta hanno un legame particolare con la Storia con la esse maiuscola, quella che racconta un contesto preciso, con riferimento a un Paese e a una certa epoca, a vicende che hanno inciso sulla storia di un popolo.
Sono convinta che per tentare di capire quello cha accade intorno a noi, per distinguere ciò che è bene e ciò che è male, sia importante entrare nella realtà delle storie della gente comune, uomini e donne con cui condividiamo il quotidiano o che magari vivono in posti lontani, in una realtà diversa dalla nostra. Alcune di queste storie esigono di essere raccontate ed è necessario che siano diffuse. Per l’autore non è facile scriverle trovando uno sguardo che si spinga oltre la propria condizione, tuttavia a me interessa mettermi nei panni degli altri, assumere il loro punto di vista per provare a capire la loro realtà e per comprendere meglio le nostre responsabilità, perché non possiamo sempre chiudere gli occhi su ciò che ci sta intorno. Inoltre penso che scrivere perlopiù della nostra quotidianità, avere lo sguardo puntato solo su noi stessi, alla lunga allontani dalla conoscenza di temi più vasti e forse ci renda persone sterili. Credo anche che certi temi vadano affrontati con una partecipazione misurata, senza coinvolgimenti sentimentali o politici. I fatti per i fatti, così come li hanno vissuti i protagonisti. Così ho scritto anche “La bambina con il fucile” i cui diritti sono destinati per intero alle attività di @uxilia a favore di donne e bambini.

Susanna De Ciechi

Susanna De Ciechi, scrittrice e ghostwriter milanese. Come scrittrice fantasma ha all’attivo romanzi, autobiografie e memoir. Oltre a “La bambina con il fucile” ha pubblicato “La regola dell’eccesso” (2015), “Tessa e basta” (2015), anch’essi ispirati a storie vere, e “Il Paese dei tarocchi” (2016), romanzo collettivo scritto con il gruppo de Gli Spiumati. Il suo sito è www.iltuoghostwriter.it

da http://www.hounlibrointesta.it