Redazione 14 Marzo 2017 Storie

In India non mi sono divertita, mi sono emozionata  

E’ difficile per me tradurre in parole quello che oggi porto nel cuore…
Qualcuno al rientro mi ha chiesto: “ti sei divertita?”

Ecco divertita no.. anche se non posso negare che il bellissimo legame che si è creato fra noi “pellegrini” e i nuovi amici, che ci hanno accolto nella casa di Namaste onore a te, si è tradotto a volte in momenti semplicemente divertenti.. dal vano tentativo di imparare a mangiare con le mani “all’indiana” alla preparazione alla festa Indu della meravigliose ragazze di una delle case famiglia

Sono tornata profondamente colpita, commossa ed emozionata dai tanti paradossi dell’India.

Colpita perché la povertà è una lama che ti pugnala il cuore… Le case sono strutture semplici e grezze a volte senza porte e vetri alle finestre, senza pavimento (è da considerare pavimento uno strato di sterco di vacca secco?). C’è chi è più fortunato ed è stato aiutato dal governo e ha una casa dignitosa e c’è chi non solo non ha la casa, ma vive in una baracca di amianto poggiata su una roccia (che da noi potrebbe essere usata per gli attrezzi da giardino). C’è chi ha un piccolo lavandino e chi ha il pozzo inquinato e deve andare a prendere tutti i giorni l’acqua al fiume. E in questo stato di profondo disagio vivono dei malati con pluripatologie che con occhi sereni e speranzosi ci chiedevano aiuto per poter avere i farmaci con cui poter sopravvivere.

Commossa perché ci hanno accolto con tanto calore e affetto donandoci, nella loro semplicità, anche il poco che avevano. I bambini dell’asilo di Arturo (sostenuto dalla Onlus che ci ospitava) con i loro fiori, i loro canti, la loro felicità… sguardi luminosi e sereni… I 60 bambini e i ragazzi della scuola di Puruthipara che ci guardavano come dei VIP, ci hanno riempito di domande e sorrisi e hanno fatto festa con noi in maniera solare, ma ordinata e composta. Commossa dall’accoglienza delle famiglie che abbiamo visitato.. se anche noi ci scandalizzavamo per le situazioni drammatiche in cui vivono, loro ci hanno dimostrato una grande dignità.. Gli sguardi erano sempre e dico SEMPRE sorridenti, mai nessuno si è lamentato della situazione che viveva.

Emozionata perché se vai in India col cuore aperto incontri altri cuori con cui entri in una comunione che la distanza non può spezzare.. E scopri davvero che tutto il nostro benessere ci schiaccia, ci chiude e ci impedisce di creare rapporti profondi.. Mentre la loro povertà e semplicità crea legami indistruttibili… Sono rimasta davvero colpita dal legame di affetto che c’è fra i bambini e i ragazzi delle case famiglia con lo staff della Namaste onore a te. Un continuo andirivieni nella casa che ti fa capire come sono una grande famiglia.
E lascio le ultime righe per ringraziare degli italiani davvero speciali che dedicano il loro tempo e la loro vita al sostegno di queste popolazioni. Lele e Fabio che ci hanno accompagnato con passione in quei giorni e tutti gli amici e colleghi di Namaste onore a te e di Farmacisti in Aiuto. Grazie davvero perché aprite il vostro sguardo e il vostro cuore a queste popolazioni. E grazie a La Roche Posay che ha fatto suo questo progetto e mi ha permesso di diventarne parte.

Namaste

Ludovica (Farmacisti in aiuto onlus)

Pubblicato in News il 19 febbraio 2017 da Namaste Onlus