Il mondo ricco in debito con l’Africa
Redazione 28 ottobre 2013 La Gabbianella in...forma

Il mondo ricco in debito con l’Africa

int_africa_bStrumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sulla situazione internazionale. L’agenzia Redattore sociale segnala un articolo della rivista Valori.

Fughe di capitali all’estero, il mondo ricco in debito con l’Africa

Secondo un rapporto della Banca africana per lo sviluppo, l’Occidente deve restituire un valore compreso tra 597 e 1.400 miliardi di dollari. Una fuga di risorse finanziarie che deprime l’economia del continente. Un articolo di Valori

Redattore sociale, 26 ottobre 2013

ROMA – Dopo decenni di prestiti e aiuti allo sviluppo l’Africa deve dei soldi ai paesi ricchi? La risposta è “no”. In realtà, se si considerano le fughe illecite di capitali verso l’estero, siamo noi a dover restituire al continente un valore compreso tra 597 e 1.400 miliardi di dollari (a seconda del metodo di calcolo utilizzato e delle tipologie di flussi presi in considerazione). Lo rivela un rapporto della Banca africana per lo sviluppo (Bad) e della ong Global financial integrity (Gfi) che ha analizzato trenta anni di fughe illecite di capitali, dal 1980 al 2009, verso il vecchio continente. Ai risultati di questo rapporto, che sovverte completamente un assunto sul quale si è incentrato per anni il dibattito globale, è dedicato un articolo di Andrea Barolini su la rivista Valori.

Secondo lo studio l’Africa è, da decenni, un creditore netto rispetto al resto del mondo e il fatto di aver perso enormi quantità di capitali ha contribuito in maniera determinante al suo sottosviluppo economico. La cifra di soldi “spariti” all’estero è pari a quasi l’equivalente del Pil attuale del continente: un’emorragia di risorse enorme e, secondo Bad e Gif, sottostimata, in quanto non prende in considerazione business illeciti, come il traffico di droga e la tratta degli esseri umani, difficilmente tracciabili.

“Limitare le uscite di capitali dovrebbe costituire la base delle politiche africane, ma anche occidentali – afferma Dev Car di Gfi, – dal momento che la stretta dipendenza del continente dagli aiuti esteri costituisce un fattore negativo anche per i paesi ricchi”. Ma come fare? Per Raymond Baker, dirigente di Gif, la fuga di capitali è favorita in maniera determinante dall’opacità finanziaria delle economie avanzate e dalla presenza di paradisi fiscali. Bisogna quindi puntare sulla trasparenza. Un ruolo centrale potrebbe averlo la Banca dei regolamenti internazionali che dovrebbe essere autorizzata a fornire informazioni sulle operazioni bancarie transfrontaliere non solo ai paesi interessati ma anche alla società civile e ai ricercatori. Occorre inoltre – conclude il rapporto – vigilare sul rispetto degli accordi internazionali antiriciclaggio, contrastare la corruzione, rinforzare i servizi doganali e invogliare i governi dei paesi ricchi di risorse naturali a creare fondi sovrani per reinvestire in maniera trasparente i proventi delle esportazioni.