Il lato oscuro del non profit. In libreria l’indagine di Giovanni Moro
Redazione 24 gennaio 2014 La Gabbianella in...forma

Il lato oscuro del non profit. In libreria l’indagine di Giovanni Moro

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Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sul terzo settore. Sul quotidiano Corriere della Sera la recensione alla nuova ricerca di Giovanni Moro, in libreria con il titolo “Contro il non profit” (Laterza, 2014).

Il lato oscuro del non profit? «Elusione fiscale e concorrenza sleale»
L’indagine di Giovanni Moro su pregi e difetti del terzo settore: attività socialmente utili insieme ad altre che con l’interesse generale c’entrano poco

Corriere della Sera, 24 gennaio 2014

MILANO – Oltre 300 mila istituzioni e organizzazioni, quasi un milione di lavoratori e 4,7 milioni di volontari. Più di 8o miliardi di euro di entrate che rappresentano oltre il tre per cento del Prodotto interno lordo (Pil). E questa, secondo gli ultimi dati, la fotografia del mondo del non profit in Italia. Non sempre, però, i numeri danno l’idea precisa di un settore che abbraccia iniziative molto diverse l’una dall’altra.

Un’approfondita riflessione su questo grande puzzle arriva da Contro il non profit (Latenza) scritto dal sociologo Giovanni Moro. Il titolo polemico potrebbe essere fuorviante perché lo studioso non critica tout court il «terzo settore» ma ne descrive difetti e pregi. «Non potrei proprio essere contro questo tipo di non profit – scrive il sociologo, figlio dello statista Aldo Moro ucciso dalle Brigate rosse nel 1978 – perché in un modo o nell’altro tutta la mia vita a questo è stata dedicata». Moro oltre a occuparsi della materia come studioso ha guidato, tra il 1989 e il 2002, il movimento Cittadinanzattiva e ora presiede Fondaca, un think tank neanche a dirlo non profit.

Il volume, invece, mette all’indice quel non profit che dietro questa parola nasconde uno spazio «in cui un po’ tutto è possibile, dai ristoranti alle palestre, dalle cliniche alle polisportive con tutto ciò che ne consegue in termini di dubbia utilità sociale, possibili arricchimenti personali, conflitti di interesse, elusione fiscale, rapporti di lavoro insani, concorrenza sleale con le imprese private, ricchi che diventano più ricchi e poveri più poveri, “buoni” che legittimano vantaggi per i “cattivi”».

Il  vero problema per Moro risiederebbe «nella categorizzazione del non profit con una miriade di organizzazioni e iniziative che vengono accorpate in un magma informe, tenuto insieme solo da una ragione fiscale, e nel quale attività della massima utilità sociale finiscono per essere messe insieme ad altre, ottime e piacevoli ma che con l’interesse generale c’entrano poco; e insieme ad altre ancora, che invece utilizzano (in diversi casi, più precisamente, sfruttano) l’alone di rispetto, simpatia e fiducia pubblica di cui questo magma gode, soprattutto per merito di chi lo fa credendoci».

Il libro, per molti versi coraggioso, pone sul tavolo del dibattito tutti i pezzi del puzzle del mondo del non profit e invita tutti ad assemblare le tessere nel modo corretto. Basandosi solo sui fatti e non su pregiudizi. Positivi o negativi che siano. Dicendo addio ad ambiguità o furberie che minano il lavoro e la credibilità di un settore che completa il sistema del welfare del nostro Paese.

Alessio Ribaudo