Il “giallo kazako” dal punto di vista di una bambina
Redazione 22 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

Il “giallo kazako” dal punto di vista di una bambina

Reppublica-220713Quei diritti negati a una bimba di sei anni

Lettera di Vincenzo Spadafora, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, al direttore del quotidiano La Repubblica, 22 luglio 2013.

Caro direttore, da giorni si stanno analizzando responsabilità e disfunzioni nel “giallo kazako”: una mesta, cupa vicenda, grave in quanto lesiva dei diritti delle persone, inaccettabile per un Paese civile.
Come Garante per l’infanzia e l’adolescenza guardo dal punto di vista della bambina, sei anni, espulsa dall’Italia e imbarcata su un aereo privato con la mamma Alma Shalabayeva. Destinazione certa: il Kazakhstan. Destino: incerto, ad alto tasso di rischio. Cosale succederà? Come si sono potuti ignorare i diritti e il futuro della piccola Alua? Che ne è dellavalutazione del suo superiore interesse, prevista dalla legge?
La bambina. Già, la bambina. Nelle dichiarazioni dei politici di questi giorni, nelle mancate assunzioni di responsabilità di troppi, alla luce degli effetti drammatici di questa sommatoria di singole azioni, chi si è sentito indegno del proprio incarico perché non ha difeso, anche, Alua?
E comunque le parole non bastano.
Questo caso infatti è conseguenza non solo di pesanti violazioni, ma pone di nuovo, e in modo cogente, l’urgenza di affrontare alcuni temi sul tappeto, che da mesi, in quanto Garante per l’infanzia e l’adolescenza, sollecito al Governo, al Parlamento e agli organi competenti. In particolare penso alla riforma della giustizia minorile, pressante per molte ragioni, ancora di più alla luce di quanto avvenuto in questa occasione, nella quale, se sono state rispettate le norme, allora vuol dire che queste norme sono da cambiare, urgentemente.
Non solo: occorrerebbe intervenire quanto prima sulle norme che disciplinano le espulsioni degli stranieri con particolare attenzione ai minorenni: l’attenzione mediatica che ha opportunamente garantito che questo caso non rimanesse nell’ombra, è negata a tanti altri bambini e adolescenti. Ë urgente definire un quadro normativo che riduca al minimo, se non annulli, le possibili discrezionalità in casi come quello della mamma e della bambina kazaka.
Fatti, norme, non dichiarazioni di scuse.
Oltre alle leggi, necessarie per il vivere comune, mi piacerebbe che si ritrovasse il senso profondo dell’agire umano: il rispetto della dignità altrui. Mai più un caso come quello di Alma e di Alua. Ed ora che sia fatto tutto il possibile per proteggere questa mamma e questa bambina, affinché il rispetto dei loro diritti venga, infine, garantito.