Il bilancio del 5 per mille
Redazione 27 dicembre 2013 La Gabbianella in...forma

Il bilancio del 5 per mille

sole24oreStrumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sul Terzo Settore.

La Corte dei conti certifica il “flop” del 5 per mille

La relazione alle Camere. Ritardi e sperequazioni nella devoluzione della quota Irpef a scelta dei contribuenti
di Roberto Turno

Il Sole 24 Ore, 27 dicembre 2013

A essere benevoli, è stato un mezzo fiasco. A non dirla tra le righe, una farsa, o quasi. La Corte dei conti stronca la destinazione del 5 per mille dell’Irpef degli italiani al volontariato, alla ricerca scientifica, alle iniziative diutilità sociale sul territorio. Perché favorisce chi raccoglie le adesioni deipiù abbienti, chi ha forza promozionale e pubblicitaria, i Comuni più ricchi. E al tempo stesso chi non paga l’Irpef è escluso e solo in minima parte esprimono una scelta i contribuenti che non presentano dichiarazione dei redditi. Non solo: di mezzo c’è anche il potenziale conflitto di interessi dei Cafche possono favorire iniziative “collegate”, la tutela dell’ambiente incomprensibilmente esclusa dal “montepremi”, sorte che toccaanche gli enti di diritto pubblico. Conclusione: un flop si potrebbe dire anti democratico. Con la beffa nella beffa: i contributi che nella solita giostra burocratica arrivano con grave ritardo.

Non fa davvero alcuno sconto la Corte dei conti (sezione di controllo sulle amministrazioni statali, presidente Giorgio Clemente, relatore Antonio Mezzera) nel rapporto appena inviato alle Camere sulla gestioné del «5 per mille». Una relazione che colma perfino l’incapacità ministeriale di stilare tabelle e “classifiche” buone per l’uso e la trasparenza. L’assenza di una legge organica e capace di garantire la certezza di risorse «in un arco ragionevole» di tempo, unita all’assenza di tempi certi di erogazione dei contributi, scrivono subito i magistrati contabili, «ha prodotto inefficienze e inutili appesantimenti burocratici». Mancaun coordinamento, i controlli di garanzia sono «insufficientvwE d’altra parte, il tetto di spesa annuo contrasta «con le determinazione dei contribuenti, riducendo di fatto la p ercentuale del contributo». Di raccordo dei ministeri con l’Agenzia delle Entrate, poi, neanche a parlarne, almeno fino al 2011. Per non dire dell’assenza di una «rigorosa selezione» dei candidati che ha fatto crescere «a dismisura» la platea dei beneficiari, facendo «venire meno il collegamento tra bisogni collettivi, prelievo fiscale e spesa pubblica». Ecco così tra ammessi «non meritevoli» «fondazioni di tendenza politica» o di assistenza, previdenza e’perfmo di supporto alle squadre di calcio d’élite. Come il Milan, che è in mano a Berlusconi.

Ma le note dolenti sono davvero tante. A fare la parte del leone, si fa notare, nel 2011 sono stati ancora gli enti del volontariato (259,3 min su 337 totali), poi quelli della ricerca scientifica (57,5 min) e della ricerca sanitaria (54,7). Con una crescita esponenziale delle opzioni degli italiani (da 13 a17 milioni dal 20o6 al 2011). Ma attenzione: sono le scelte di chi paga almeno i cent di Irpef, che optano in percentuali irrisorie, e con l’esclusione degli italiani a “imposta zero”.

Il tutto, con risultati perversi. La spartizione delle risorse sulla base della «stretta capacità contributiva», così, favorisce gli enti che raccolgono il favore degli «optanti più abbienti», anche se raccolgono meno adesioni. Lo stesso vale per le attività sociali dei Comuni, con i più ricchi sempre favoriti. Per non dire della posizione di vantaggio di chi è capace di fare auto-reclame massiccia, strutturata, magari anche con pubblicità ingannevoli. «I destinatari degli importi più cospicui- annota la relazione – risultano essere quelli maggiormente visibili, investendo molto in pubblicità informativa». Una «concentrazione che può suscitare molte perplessità, seppure una minore frammentazione possa essere funzionale a sviluppare un sistema di servizi socialmente orientate più efficiente e solido». Come dire: meglio pochi (o non troppi) ma buoni e secondo un programma preciso e solido di sviluppo complessivo per settore.

Pecche anche gravi, peccati d’origine e anche di furbizie italiane. E conflitti d’interesse potenziali. Come quello possibile daparte dei Caf, che magari promuovono iniziative “vicine”. Intanto anche nel 2011 gli italiani hanno premiato anzitutto il volontariato, con i suoi primi 40 beneficiari che si aggiudicano da sempre il 3o% della propria torta. Percentuale che esplode al 9o% per la ricerca scientifica e al 97% per quella sanitaria. Poco più di zoo organizzazioni hanno raccolto i14o% delle quote, il 30% del totale ha incassato meno di 500 euro. Briciole, anche se spesso sono organizzazioni micro, di natura localistica. Ma attenzione, ci sono nomi eccellenti tra chi ha “vinto”: anche nel 2011 la prima è stata l’Airc (ricerca sul- cancro) con 55,9 min, poi hanno scalato la classifica Emergency (u min) e Medici senza frontiere (8,7 mln). Come dire: c’è anche la crema delvolontariato e dellaricerca in testa agli italiani. Un modo nuovo per ripartire e premiare chi davvero merita.

LA RIPARTIZIONE DEI FONDI
Anche nel 2011 prevalgono le associazioni di volontariato con 259,3 milioni su 337,a segure ricerca scientifica e medica

5xmille


La Corte dei conti boccia la gestione dei beneefici. Già 16 mln di opzioni dai contribuenti

Fisco, il 5 per mille non gira
Contributi a pioggia, procedure inutili, sperequazioni

di Antonio Paladino
Italia Oggi, 27 dicembre 2013

L’attuale sistema di gestione dell’istituto del cinque per mille, necessita di una tempestiva riforma. Ad esempio, in luogo dell’iscrizione annuale degli organismi che richiedono di essere ammessi al beneficio con relativi costi ed oneri non indifferenti, soprattutto per le organizzazioni di minori dimensioni, si potrebbero istituire degli elenchi stabili. Inoltre, nell’attuale sistema, vengono premiati gli organismi di maggiori dimensioni e più strutturati, grazie alle loro maggiori capacità organizzative, alle superiori disponibilità finanziarie ed alle migliori capacità di competizione per ottenere la sottoscrizione dei contribuenti. E questo determina degli effetti distorsivi del sistema.

Queste alcune considerazioni che la sezione centrale di controllo sulle Amministrazioni dello Stato ha reso note attraverso la deliberazione n.14/2013, avente per oggetto l’indagine sulla destinazione e gestione del cinque per mille.

Sul piano numerico, la Corte rileva un costante aumento dell’interesse nei suoi confronti. Il numero complessivo di coloro che hanno optato è passato dai 13 milioni, nel 2006, a superare abbondantemente i 16 milioni, nel 2011.

Ma è il quadro normativo che preoccupa i magistrati contabili, che non lesinano a definirlo “confuso ed inadeguato al possibile nuovo ruolo istituzionale del privato sociale”. L’istituto del cinque per mille infatti, ha conservato un carattere provvisorio ed è subordinato, ogni anno, a un’espressa previsione legislativa. L’instabilità e la frammentarietà della disciplina non agevolano la programmazione delle attività dei beneficiari. Infatti, l’assenza di certezza non permette di assicurare il finanziamento di progetti con entrate regolari e costanti. Per la Corte, sarebbe essenziale la previsione di una certa continuità nell’assegnazione dei fondi, per dare sicurezza agli enti che vivono di contributi volontari. Sarebbe poi auspicabile che il legislatore intervenisse con una disciplina ad hoc che consentirebbe anche di semplificare le procedure e di evitare il ripetersi,ogni anno, dei medesimi adempimenti. Senza dimenticare che, ad oggi, i ritardi nelle erogazioni, dovuti anche alla pluralità di amministrazioni coinvolte, sono ulteriore causa dell’incertezza sulla disponibilità delle risorse.

In questo sistema, va rilevata l’incompetenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella compilazione degli elenchi dei soggetti ammessi al beneficio e la conseguente scarsa efficacia nella verifica dei requisiti. Infatti, per gli enti del volontariato, è l’Agenzia delle entrate che determina i beneficiari. La fondamentale attività di vaglio degli aspiranti ed il controllo delle dichiarazioni sostitutive sfuggono, pertanto, all’amministrazione che più conosce le problematiche del settore. Di questo, ne è prova che l’Agenzia delle entrate riferisce che “i controlli effettuati ai fini dell’ammissibilità al riparto del 5 per mille non rientrano tra le attività di controllo sostanziale dell’Agenzia delle entrate, attesa, peraltro, la natura non fiscale del contributo.” Entrando nel merito, la Corte rileva che attraverso le attuali modalità di iscrizione e riparto, vengono agevolati gli organismi di maggiori dimensioni e più strutturati. Al contrario, le modalità di riparto producono anche una dispersione eccessiva degli importi in favore di una pletora di beneficiari, attribuendo, spesso, somme minime a molti enti. Ciò comporta un notevole costo di gestione ed un rallentamento delle procedure di erogazione, spesso per importi insignificanti, con il rischio di indebolire l’istituto “rendendolo un inutile contributo a pioggia”. E’ altresì pacifico, poi, che l’attribuzione delle risorse in base alla stretta capacità contributiva fa sì che alcune organizzazioni che possono raccogliere il favore di “optanti abbienti” ottengano, anche con un basso numero di scelte, somme assai rilevanti. Per la Corte, questo può produrre effetti distorsivi del sistema, rischiando di piegare un istituto di rilevanza sociale a finalità egoistiche e personali. Infine, per il finanziamento delle attività sociali svolte dai Comuni di residenza, la differente capacità fiscale dei contribuenti sul territorio nazionale fa sì che i Comuni più ricchi possano beneficiare, in proporzione, di maggiori introiti, senza alcun meccanismo di perequazione o coordinamento ed accentuando, in tal modo, lo squilibrio socioeconomico del Paese.