II volontariato trova il suo “patto di stabilità”
Redazione 18 novembre 2013 La Gabbianella in...forma

II volontariato trova il suo “patto di stabilità”

Sole24Ore-181113Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sulle politiche sociali e il Terzo settore.

Accordo tra le Fondazioni di origine bancaria e il Terzo settore

II volontariato trova il suo «patto di stabilità»
Meno risorse ai Centri servizi ma garantite fino 2016

Il volontariato trova il suo «patto di stabilità»
Paola Springhetti

Il Sole 24 Ore, 18 novembre 2013

Pur ridimensionando le risorse, porterà stabilità al sistema del volontariato l’accordo raggiunto a tre anni di distanza dal precedente tra Acri (l’associazione delle fondazioni di origine bancaria e delle Casse di risparmio) e le sigle di rappresentanza del volontariato: CSVnet (Coordinamento nazionale dei centri di servizio), Co.Ge. (Consulta dei comitati di gestione), Forum del Terzo Settore, Consulta nazionale volontariato presso il Forum e ConVol, Conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti divolontariato.

L’accordo, che avrà validità dal 2o14 al 2016, prevede che lefondazioni finanzieranno i Csv con 35 milioni di euro, più due destinati ai Coge, che dovranno decidere come redistribuirli. Per stabilizzare le entrate del sistema, sono anche previsti accantonamenti, se i bilanci delle fondazioni nel 2014 e nel 2o15 presentassero utili superiori alla soglia fissata. L’intesa segna comunque un taglio del 20% rispetto all’accordo precedente, che risale al 201o, che a sua volta tagliava del500io le risorse stanziate precedentemente.

I Csv si dicono comunque soddisfatti, sia pur «moderatamente». «Visto il contesto economico e sociale in cui ci muoviamo – spiegail direttore di CSVnet, Roberto Museo – si apre una prospettiva di stabilità che ci permette di programmare». I Centri sapranno far fronte al ridimensionamento, «anche perché stiamo lavorando per riorganizzare il sistema nazionale, che è abbastanza maturo da attraversare un cambiamento radicale, investendo sul futuro».

178 Csv italiani sono fortemente radicati sul territorio e hanno storie e identità diverse. L’accordo prevede però che una quota dei fondi venga destinata ad una progettazione unica, nazionale. «Anche questo è positivo, perché ci aiuterà a passare da un piano di coordinamento ad uno di vera e propria cooperazione», spiega Museo. «Nelle prossime settimane Csvnet ridisegnerà la propria progammazione strategica, mettendo la cooperazione tra i Centri tra gli assi portanti. Unvero e proprio salto culturale, che potrebbe concretizzarsi in vari modi: sostegno alle azioni deivari centri, adozione di strumenti di comunicazione e gestione o di altri servizi comuni, realizzazione di un’unicabanca dati».

Nell’accordo ci sono anche due punti che riguardano ilvolontariato al Sud: 20 milioni di euro saranno assegnati alla Fondazione Con il Sud, che si è impegnata a destinarne almeno 4,4 per il sostegno delle organizzazioni divolontariato e 2 per finanziare le attività ordinarie dei Csv, svantaggiati rispetto a quelli del Nord e del Centro, perché sui loro territori ci sono meno fondazioni.

Più critico, per i Csv, è il punto che affida direttamente alle fondazioni l’erogazione di 12 milioni per la progettazione sociale delle organizzazioni di volontariato. L’accordo però specifica che verranno erogati per interventi individuati con modalità condivise e secondo Roberto Museo «non è poi così importante chi eroga materialmente le risorse, quanto verificare se saremo in grado di essere a supporto delle fondazioni per l’erogazione. Se saranno preservati i meccanismi di partecipazione nell’elaborazione deibandi e delle linee di indirizzo, come nel 2010, perderemo il ruolo erogativo, ma non quello politico. L’importante è fare sistema, anche attorno a queste risorse, e chissà che tutto questo non favorisca i rapporti tra i Centri e le fondazioni».

Interessante, infine, la previsione che entro il giugno 2014 si elaborino linee di indirizzo comuni, su come e quando accedere a risorse diverse. Fino ad ora i Csv si sono finanziati solo con i contributi delle fondazioni, 1na alcuni hanno cominciato a partecipare a bandi europei e svalutare la possibilità di offrire a pagamento alcuni servizi. «Sono in gioco due concezioni diverse: una più imprenditoriale, una più incentrata sul modello attuale. E quindi dobbiamo rispondere alla domanda: quale ruolo vogliamo giocare nel mercato dei bisogni sociali?». La risposta potrebbe portare cambiamenti profondi nelvolontariato italiano.

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