I social network? Per le organizzazioni del Terzo settore sono solo vetrine
Redazione 24 giugno 2013 La Gabbianella in...forma

I social network? Per le organizzazioni del Terzo settore sono solo vetrine

Comunicazione_nonprofitStrumenti di lavoro: dalla rassegna stampa di oggi gli aggiornamenti sul terzo settore.

Resta marginale la capacità di fidelizzare gli utenti
I social network? Solo vetrine
di Adriano Lovera

Il Sole 24 Ore, 24 giugno 2013

Utilizzano i social network come vetrina, ma non riescono a sfruttarli per fidelizzare i volontari e raccogliere denaro. E ancora acerbo il rapporto fra le organizzazioni del Terzo settore e i nuovi media fotografato da Fondazione Sodalitas, che ha coinvolto in una ricerca recentemente presentata 289 organizzazioni fra associazioni, cooperative, ong e fondazioni. “Ha risposto al questionario online circa il 20% di tutti gli interpellati”, precisa Ugo Castellano, consigliere delegato della Fondazione Sodalitas. Quattro organizzazioni su cinque sono in Rete: solo il 19,5% non è presente sui social network. Facebook è di gran lunga lo strumento più utilizzato, con il 76,8% di utenti sul totale degli intervistati, seguito da Youtube (46,7%), Twitter (44,5%), Google+ (15,8%) e Linkedin (14,3%).  Ma quel che più conta sono le motivazioni. Il Terzo settore, infatti, si aspetta in primo luogo visibilità (85,7% delle risposte) e sensibilizzazione verso la causa (69%). Solo il 15,6% dichiara di utilizzare questi mezzi per ottenere donazioni. Un dato che, nonostante i recenti progressi, fa emergere l’arretratezza italiana, rispetto a Stati Uniti e Nord Europa, nel crowdfunding. Nel mondo ci sono non meno di450 siti dedicati, di cui 200 negli  Usa, almeno 50 in Gran Bretagna e 100 nel resto d’Europa ricorda Paola Peretti, ricercatrice presso la Stokholm School of   Economics -. Solo Kickstarter, una delle più importanti piattaforme, ha raccolto finora 393 milioni di dollari. Ma ci sono tanti altri esempi». Si stima che nel 2013 il crowdfunding a livello mondiale varrà 6,2 miliardi di dollari. Che cosa manca alle organizzazioni nostrane per utilizzare a dovere i nuovi media? “Prima ancora di chiedere soldi, le organizzazioni devono capire che la Rete serve a fare relazione, non deve essere una vetrina statica – sostiene Roberto Basso, presidente del social network etico Shinynote -. Occorre destinare personale dedicato per curare questo aspetto, coinvolgere i donatori e aggiornarli sulle attività, affinché il rapporto diventi costante”.  Eppure, anche da noi, qualche best practice c’è. L’associazione Coopi, per esempio, si è dotata di un sito pensato apposta per i volontari, dove dialogare con i responsabili, iscriversi a corsi di formazione e proporre l’apertura di nuovi gruppi. Anche Emergency, in collaborazione con il partner tecnologico Softjam, ha sviluppato un progetto di semplificazione della comunicazione fra volontari e personale dipendente, cosi da migliorare l’organizzazione e il coordinamento delle missioni.