F-35, riparte la discussione in Senato
Redazione 15 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

F-35, riparte la discussione in Senato

F35F-35, riparte la discussione in Senato. Il Pd diviso, Sel e M5s contrari

In aula le mozioni sull’adesione dell’Italia al programma Joint strike fighter – F35. Occhi puntati sulla mozione Casson, che rischia di spaccare il Pd, e sulla mozione bipartisan Pd-Pdl. Sel M5S continuano a chiedere di abbandonare in via definitiva il programma

Redattore sociale, 15 luglio 2013

ROMA – Arriva in Senato la questione F-35. Riparte oggi la discussione sull’adesione dell’Italia al programma Joint strike fighter, che tanto ha fatto discutere in queste settimane. Mentre il voto è atteso per mercoledì. Gli occhi sono puntati sulla mozione (primo firmatario Casson) dei cosiddetti “dissidenti” del Pd: 18 senatori che chiedono la sospensione immediata della partecipazione italiana al programma di realizzazione dei cacciabombardieri. Una strada che potrebbe portare alla cancellazione definitiva, come auspicano le associazioni aderenti alla campagna “Tagliamo le ali alle armi”.

Proprio per questo la mozione, che chiede anche di destinare le somme risparmiate alla tutela del territorio e a interventi sul lavoro, ha anche una valenza fortemente politica e rischia di spaccare il Partito democratico. Un’altra parte dei senatori del Pd, insieme a quelli del Pdl, presenteranno infatti una mozione bipartisan (Zanda, Schifani) che chiede, invece, la sospensione di “ulteriori acquisizioni” di cacciabombardieri, in attesa di una nuova decisione parlamentare. Una soluzione che non prevede, quindi, di uscire dal Joint strike fighter e che scontenta le associazioni pacifiste, come Rete disarmo, che denunciano da tempo i costi proibitivi del progetto.

Sul fronte diametralmente opposto, i senatori di Sel e Movimento cinque stelle chiedono di abbandonare, in via definitiva, il programma per la produzione e l’acquisto dei cacciabombardieri, di riconvertire l’industria legata alla produzione delle armi allo scopo di tutelare i lavoratori impegnati nel comparto e di destinare le risorse destinate agli F 35 al finanziamento di misure come il reddito di cittadinanza, investimenti pubblici riguardanti piccole opere, messa in sicurezza degli edifici scolastici; tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico e realizzazione di un piano pluriennale per l’apertura di asili nido. (ec)


“La Difesa taglia sul personale, ma investe in armi i soldi risparmiati”
Attesi per fine luglio i decreti attuativi della Legge delega 244/2012 sulla riforma dello strumento militare. Vignarca (Rete italiana per il disarmo) denuncia la “mancanza di progettualità e l’assenza di redistribuzione dei fondi pubblici”

Redattore sociale, 14 luglio 2013

ROMA -“Riformare lo strumento militare senza aver prima deciso il modello di Forze Armate che vogliamo è come fare le valigie senza aver deciso la destinazione del viaggio”: Così Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo, all’incontro di approfondimento su “Riforma dello strumento militare” tenuto alla Camera l’11 luglio per discutere la legge delega 244/2012 sulla Revisione dello strumento militare nazionale, i cui decreti attuativi sono attesi per fine mese. “Poichè dagli schemi di decreto legislativo l’inizio della riforma è stato stabilito al 1 gennaio 2015, perchè approvarla adesso?”, ha domandato Vignarca. L’osservazione sulla mancanza di progettualità complessiva della riforma è stata condivisa da due delegati del Cocer (COnsiglio CEntrale di Rappresentanza) organo di rappresentanza militare interforze, presenti a titolo personale, in quanto non gli era permesso partecipare in veste ufficiale: “La riduzione dello strumento militare nel contesto delle forze armate europee deve essere progettato e vanno garantite tutele lavoratori”.

Vignarca ha poi sottolineato come la riduzione del personale prevista nel decreto legislativo (da 180.000 a 150.000 unità nel settore militare e da 30.000 a 20.000 nel settore civile, entro il 2024) non determini alcun un risparmio delle casse pubbliche, ma un semplice aumento delle spese a favore di sistemi d’arma: “Qualsiasi risparmio rimane in forza al ministero: Se si riduce dal 70 al 50 per cento la spesa per il personale, quella in Investimenti e esercizio passa dal 25 a 50 per cento”. “Altrove non accade, ma il risparmio viene redistribuito con la legge di bilancio”, ha detto “in questi anni solo il ministro della difesa ha visto crescere il budget”. Il coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo ha evidenziato come l’articolo che prevede la possibiltà di convenzioni per l’impiego del personale in eccedenza in aziende che esportano armi potrebbe costituire un “ulteriore livello di ricatto da parte dell’industria”, perchè “in cambio dell’assunzione di personale queste potrebbero chiedere in cambio l’acquisto di sistemi d’arma”. Infine Vignarca ha ricordato come l’articolo 48 del decreto legge del Fare – permettendo al Ministero della difesa di svolgere attività contrattuale nell’ambito di accordi di cooperazione siglati con altri Stati per la vendita di armi prodotti dall’industria nazionale ? porti “ulteriore reddito che resta interno al Ministero” e costituisca una “strategia mantenere più soldi per Investimento in nuovi sistema d’arma”

Al momento, secondo i dati forniti da da Massimo Paolicelli, Presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti, l’Italia spende ogni anno 24 miliardi di euro per mantenere lo strumento militare, di cui 5,7 quest’anno in sistemi d’arma. Paolicelli ha evidenziato come “abbiamo 180.000 uomini e donne con le stellette, con più comandanti che comandati”, ma “non riusciamo a mandare all’estero più di 6.500 militari”. La legge delega, prevede una riduzione del personale militare da 180.000 a 150.000 unità e del personale civile da 30.000 a 20.000 entro il 2024. Per il Presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti, “il risparmio sui costi del personale previsto in 2,2 miliardi di euro”, sarà spostato nell’operatività e nell’investimento, e “non comporterà alcun risparmio per le disastrate casse dello Stato”. (lj)