Elham nuota per tulle le donne
Redazione 2 agosto 2013 La Gabbianella in...forma

Elham nuota per tulle le donne

Espresso-020813Strumenti di lavoro: dalle rassegna stampa gli aggiornamenti sulla situazione internazionale.

L’atleta iraniana ha sfidato le regole del suo Paese. Che non ammettono, di fatto, l’agonismo femminile. Lei ha fatto un record, poi ha denunciato al mondo chi vuole cancellarglielo. Ora tocca a tutti noi vigilare perché venga registrato

Elham nuota per tutte le donne
di Roberto Saviano
L’Espresso, luglio 2013

Il nuoto è donna, lo sappiamo da sempre, da quando per le donne è stato possibile gareggiare. Lo ha dimostrato anche Elham Asghari, un’atleta iraniana di 32 anni che lo scorso giugno ha stabilito il record iraniano di nuoto in mare aperto a largo di Noshar, nel Mar Caspio. Ha percorso 20 chilometri in meno di sei ore. Ma non lo ha fatto come potremmo immaginare, con una muta leggera. Elham lo ha fatto indossando una zavorra di sei chili, «un’uniforme da astronauta», come l’ha definita lei stessa. Ovvero un costume composto da una muta da sub e una cuffia, coperte da un camicione lungo fino ai piedi e un foulard che le cingeva la testa.
Eppure, nonostante questa incredibile bardatura, per le autorità sportive iraniane, quel costume è risultato essere ancora “troppo osé”. Ed ecco che anche la partecipazione a una gara di nuoto, anche un’innocentissima competizione sportiva, diventa motivo di discriminazione. Il record di Elham non viene registrato, prima per “motivi tecnici”, pare non vi fossero ufficiali di gara, salvo poi scoprire che in sei avevano seguito e certificato l’impresa. Poi, via via, vengono utilizzate motivazioni sempre più risibili: dal divieto per le donne di nuotare in mare aperto alla mancanza di una descrizione ufficiale registrata presso il ministero dello Sport riguardo ai requisiti del «costume per nuotatrici donne in mare aperto». Fino a dire che la traversata era invalidata, e quindi il suo risultato, perché «le caratteristiche femminili del suo corpo erano visibili quando è uscita dall’acqua». Come se avere un corpo femminile fosse una vergogna, posto che sotto una muta, una tunica e un velo, per quanto bagnati, fosse poi realmente possibile scorgere forme femminili.
Elham nuota da quando aveva 5 anni e insegna nuoto da quando ne aveva 17. Figlia di un wrestler professionista, è sempre stata incoraggiata dalla sua famiglia, che anche in questo momento non si rassegna all’ennesima discriminazione, perché l’acqua e il nuoto non possono essere un privilegio. Ho visto Elham in un video che ha postato su YouTube per sensibilizzare l’opinione pubblica su ciò che le è successo e soprattutto per raccontare come in Iran le donne vengono trattate, come i loro sogni sono perennemente ignorati, ostacolati, impediti, frustrati.
Elham ha scelto Internet per diffondere il suo appello perché proprio grazie a Internet è riuscita a perfezionare le sue tecniche ed è riuscita a inventarsi quel costume speciale. Nel video Elham, mentre nuota, ci racconta la sua storia: quella di una donna che ha sfidato i tabù per seguire la sua passione. Una testimonianza significativa perché arriva da un Paese in cui le donne possono nuotare solo in piscine pubbliche, in giorni e orari consentiti. Dove le donne possono frequentare solo spiagge “femminili” e dove, ovviamente, i loro costumi non sono altro che i quotidiani hijab. Le atlete professioniste, poi, sono penalizzate: possono partecipare solo a gare in Iran.
Ascoltando e poi raccontando la storia di Elham Asghari, sembra di prendere parte a una piccola rivoluzione che smette di essere privata e diventa di qualunque donna in Iran e nel mondo subisca discriminazioni in ragione del proprio sesso. Nel 2008 Elham aveva ottenuto il suo primo record ufficiale: 12 chilometri a dorso in mare aperto con quella stessa pesantissima corazza. Nel 2010 aveva tentato la circumnavigazione dell’isola di Kish, nel Golfo Persico, ma un’imbarcazione della polizia la investì nonostante la presenza di testimoni. Il costume andò in brandelli e le ferite furono lievi, eppure rimase traumatizzata tanto da volersi ritirare. Ma infine una tenacissima volontà, la voglia di riscatto e l’enorme passione hanno avuto la meglio e ora, l’unica cosa che possiamo fare per cercare di porre rimedio a questa vergognosa vicenda, è raccontare. Raccontare la storia di Elham, vigilare perché il suo record venga registrato. Sarebbe una grande vittoria per tutti, perché non c’è democrazia senza uguaglianza. E non ci sono diritti che non contemplino nella loro applicazione le donne.