I diritti dei bambini nelle aule di giustizia
Redazione 26 giugno 2017 La Gabbianella in...forma

I diritti dei bambini nelle aule di giustizia

Nasce la piattaforma che spiega i diritti dei bambini nelle aule di giustizia
 Con giochi, illustrazioni ed esempi “Breaking the circle” spiega le Linee guide per una giustizia child friendly, adottate nel 2010 dall’Unione europea e rimaste per ora solo sulla carta. Il materiale è scaricabile e può essere utilizzato nelle scuole o in altri luoghi di ritrovo di bambini e ragazzi

Nelle aule di giustizia ogni bambino e ragazzo ha il diritto di essere informato e ascoltato. Il suo benessere viene prima di quello degli adulti e deve essere rispettata la sua dignità. Sono questi i principi base delle Linee guida per una giustizia child friendly, adottate nel 2010 dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Già ma chi le conosce, se non gli addetti ai lavori? E soprattutto, i minori, che per vicende legate ai genitori o per reati commessi da loro stessi vengono a contatto con il sistema giudiziario, sanno che esistono queste Linee guida? C’è chi si premura di fargliele conoscere? “Il problema è proprio questo. Sono poco conosciute”, spiega Massimo Conte, presidente di Codici ricerche, che insieme a diversi partner italiani ed europei ha realizzato il progetto “Breaking the circle”, finanziato dall’Unione Europea. Un progetto che aveva questi obiettivi: aumentare la consapevolezza di bambini e ragazzi sui propri diritti nei procedimenti giudiziari, sensibilizzare e formare i professionisti che lavorano nel campo della giustizia. Ne è nata una piattaforma dalla quale è possibile scaricare materiali e giochi adatti a spiegare ai minori quali sono i loro diritti. “Le linee guida sono scritte con un linguaggio per addetti ai lavori, noi le abbiamo adattate a un pubblico giovanile”, sottolinea Massimo Conte.

Il materiale proposto attraverso la piattaforma è stato già “testato” in questi mesi con incontri nelle scuole, nei centri di aggregazione giovanile, nelle parrocchie o in altri luoghi di ritrovo dei ragazzi. In tutto sono stati coinvolti circa 600 ragazzi in Lombardia. “Molti hanno potuto così confrontarsi con quanto vissuto personalmente o che è accaduto ai loro amici -racconta Martina Tisato di Comunità Nuova, una delle realtà coinvolte nel progetto-. E spesso hanno sottolineato come manchi negli adulti la capacità di ascoltare i minori. Il diritto ad essere ascoltati, anche nelle aule di giustizia, è quello che reclamano di più”.

Ieri a Milano si è svolto il convegno conclusivo del progetto Breaking the circle, dal quale sono emerse alcune raccomandazioni verso le istituzioni europee e i governi. “La prima raccomandazione è che si inizia ad applicare le Linee guida. Esprimono principi generali, che ora hanno bisogno di essere concretizzati – sottolinea Massimo Conte -. Inoltre, bisogna stabilire quali sono i soggetti che hanno il dovere di garantire questi principi. Il rischio, infatti, è che nessuna istituzione se ne faccia carico, proprio perché le Linee guida non individuano di chi è la responsabilità della loro attuazione”.

Da Redattore Sociale