Crowdfunding, il web non basta
Redazione 2 ottobre 2013 La Gabbianella in...forma

Crowdfunding, il web non basta

Strumenti di lavoro: dalle agenzie di stampa gli aggiornamenti su Terzo settore e non profit.

Crowdfunding: per funzionare non basta appoggiarsi solo sul web

Lo dimostra una ricerca qualitativa presentata a Il salone della Csr e dell’innovazione sociale, al via oggi. Il 19 ottobre usciranno i dati completi con la mappatura del crowdfunding in Italia. Al momento le piattaforme attive sono 42

Redattore sociale, 1 ottobre 2013 – 18:25

MILANO – Crowdfunding e personal fundrasing, due facce della raccolta fondi. Per quanto la tecnologia aiuti, per finanziare il non profit servono sempre testimonal, ambasciatori, ponti. I numeri del crowdfunding sono tutti da vedere: in italia le piattaforme sono 42, in crescita. Per il censimento italiano bisogna aspettare il 19 ottobre, data d’uscita della mappatura completa. Digital campus onlus, finanziata anche attraverso questo strumento, vanta 500 mila euro raccolti e una rete di mille donatori. A Il salone della Csr e dell’innovazione sociale, una due giorni di dibattiti sull’integrazione tra non profit e mondo dell’impresa, si discute del modello italiano, di possibili prospettive di sviluppo, storie di successo e di insuccesso durante il panel “Crowdfunfunding e sostenibilità: quale ruolo per consumatori, imprese e associazioni non profit?”.

La ricerca qualitativa (su un campione di 10 onlus e 10 personal fundraiser) presentata da Ivana Pais e Paola Peretti, esperte della materia dell’università Cattolica e della Stockholm School of Economics, inquadra il ruolo delle onlus e del personal fundraiser all’interno della raccolta fondi. “Prevale la causa sull’associazione, mentre fuori dalla rete è il contrario – spiega Pais -. La differenza resta tra le strutture”. In rete, insomma, il marchio non conta. I personal fundraiser non sono altro che le persone che si occupano di trovare donatori attraverso il crowdfunding. “Sono come dei runner, tra loro esiste una competenza positiva che può beneficiare la onlus”, nota Peretti. Certo, la tecnologia aiuta, ma senza un “capitale sociale”, una forte rete nel mondo reale, non si arriva lontano. Il rischio, però, “è utilizzare uno strumento diverso per rivolgersi alla rete abituale”, mentre invece i due network reale e virtuale dovrebbero essere complementari, commenta Pais.

L’Italia ancora deve trovare una sua dimensione nel mondo del crowdfunding. Ma ciò che accade altrove conforta. In tutto il pianeta sono 450 le piattaforme esistenti, di cui la più importante è Kickstarter, con 393 milioni di dollari raccolti. Nel 2011 anche l’inglese Just giving ha ottenuto risultati importanti: 33 milioni i dollari raccolti. Un esempio tra i più positivi è quello del mercato svedese: da marzo ad aprile 2013 la raccolta è aumentata di un miliardo. I progetti finanziati sono 300 su 700. (lb)