Credito più facile al non profit
Redazione 8 settembre 2013 La Gabbianella in...forma

Credito più facile al non profit

Avvenire-70913

Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti su Terzo settore e mon profit.

«Credito più facile al non profit»
Da Rimini Paolo Guidicci

Avvenire, 7 settembre 2013

Il Terzo settore non ha solo un’anima sociale ma può esibirne una anche saldamente economica. C’è un dato che lo conferma. Dopo sei anni, il tasso di deterioramento del credito relativo al non profit esibito da Banca Prossima è dello 0,8%, un risultato ingombrante per il sistema bancario italiano che si ferma ad una “qualità” quindici volte più bassa. «Perché sorprenderci? Il Terzo settore è un universo sostenibile, crea occupazione e ci si può fidare» risponde l’amministratore delegato di Banca Prossima, Marco Morganti.

In questo enorme bacino, operano almeno 300mila organizzazioni no profit…
La mission del nostro istituto è proprio di rivolgersi finanziariamente al mondo sociale. Una banca che si occupa solo del Terzo settore, cioè prende e presta denaro a organizzazioni no profit è un esperimento unico al mondo.

Occorre però fare i conti.
In questo momento attendiamo la restituzione di 1,5 miliardi di euro, mentre la raccolta ammonta a 4 miliardi. Il nostro portafoglio conta 26mila clienti, cioè meno del 10% dell’universo sociale italiano. Il margine di crescita è reale.

E come pensate di raggiungerlo?
Grazie alla natura propria dell’istituto di credito. Il Terzo settore in un periodo contrassegnato dall’arretramento del welfare pubblico è sempre più presente. Il mercato è infinito: dal reinserimento dei carcerati (attualmente fermo al 3%) all’assistenza domiciliare, l’intervento pubblico-privato può produrre sgravi incalcolabili per il sistema sanitario italiano, garantendo tangibili vantaggi umani e sociali.

Al Meeting di Rimini avete curato un ciclo di incontri dedicati al progetto “Terzo Settore”.
È un nuovo schema. Le associazioni non profit propongono un progetto, l’istituto li valuta. In caso positivo, la banca presta una parte del denaro, il resto va trovato tra i cittadini e le imprese. Quando il rapporto è virtuoso (un terzo banca, due terzi privati) il costo del denaro si abbatte.

Ci faccia un esempio.
Ne faccio due. Uassociazione Cometa di Como, impegnata nel recupero scolastico, ha operato un investimento da 900mila giuro. Se avesse acquistato tutto il denaro dalla banca al tasso del 6%, ciò avrebbe significato, nel primo anno, 55mila euro di interessi. Poiché una parte del credito arriva dai cittadini, Cometa ne spende a malapena 26mila. E i cittadini prestatori hanno una garanzia da parte della banca per cui non perdono il denaro. La parrocchia S. Maria Stella di Rivoli ha speso un milione per ristrutturare l’oratorio: nuovo campo da calcio, spogliatoi, abbattimento di tutte le barriere architettoniche, adeguamento alla 626 sulla sicurezza. Ma invece di 40mila euro di interessi (primo anno), grazie all’intervento dei parrocchiani, in gran parte intervenuti con prestiti a tasso zero, ha sborsato solo 12mila euro. Il progetto si è concretizzato con una spesa sostenibile e con risvolti sociali tangibili.

Quale futuro intravede per il mondo sociale?
L’economia no profit ha un grande orizzonte davanti a sé perché riempie spazi mai abitati prima. Questi sono antidoti reali contro la crisi.