Cooperazione: Microsoft dona licenze software alle Ong
Redazione 11 giugno 2013 La Gabbianella in...forma

Cooperazione: Microsoft dona licenze software alle Ong

lezioni di informatica a Bourj al Shamali
Un ponte per… Lezioni di informatica a Borj Al Shamali

Strumenti di lavoro: dalle agenzie di stampa gli aggiornamenti sulla cooperazione e il terzo settore.

Redattore sociale, 11 giugno 2013

COOPERAZIONE. SOFTWARE PER LE ONG: MICROSOFT ITALIA DONA LE LICENZE

Oggi l’Ngo Day 2013 dal titolo “La tecnologia aiuta chi aiuta”. Per il 2013 previste donazioni per 3 milioni di dollari, di cui 1,6 sono ancora disponibili, fino al 31 dicembre. L’azienda si occupa anche della formazione e dell’assistenza.

Milano – Cambiare la cooperazione a suon di software. Renderla più efficace ed economica, evitare sprechi e condividere strumenti informatici che possano facilitarla. Sono questi gli obiettivi del Ngo Day 2013 dal titolo “La tecnologia aiuta chi aiuta“, un evento organizzato oggi da Microsoft Italia per condividere esperienze, progetti e riflessioni sul ruolo e la rilevanza delle organizzazioni non governative. E per diffondere una notizia: dal 2010 Microsoft Italia ha donato circa 6 milioni di dollari in licenze per software alle ong italiane. Nel 2013, il gigante informatico ha previsto donazioni per tre milioni di dollari (2,267 milioni di euro) di cui 1,6 (1,2 in euro) sono ancora disponibili, fino al 31 dicembre.

“Chi fosse interessato deve rivolgersi a Techsoup, associazione partner di Microsoft Italia e Banco informatico nata per affiancare dal punto di vista informatico gli enti del terzo settore. Nel giro di due settimane Techsoup verifica la richiesta e dona la licenza richiesta – spiega Roberta Cocco, direttore Responsabilita’ sociale e progetti a sviluppo nazionale di Microsoft Italia. A quel punto l’ong deve solo pagare il 4 per cento della licenza del software, che va come donazione a Techsoup in modo che possa continuare a svolgere questo lavoro”. Oltre alla cessione, Microsoft Italia e i suoi partner si preoccupano poi di formare e assistere le ong, “in modo che a loro spetti solo fare del bene e non preoccuparsi del lato informatico”, chiosa Cocco.

La grande novità dell’anno è il cloud computing, una tecnologia che permette di caricare file, dati, programmi, video in una “nuvola virtuale”, in remoto. “Ha degli enormi vantaggi, ad esempio permette di spendere molto meno in licenze, di aggiornare i file ovunque. I software in cloud computing non rientrano ancora nelle donazioni ma abbiamo ottimi riscontri di casi specifici in cui abbiamo l’ha provato”, spiega Cocco. L’esempio che più le sta a cuore è quello di Emergency. La ong aveva bisogno di risistemare il “back office” (le attivita’ di gestione e amministrazione) ma alla fine a deciso di “migrare” tutti i suoi software in cloud computing, per rendere la vita piu’ facile ai suoi operatori sparsi per il mondo. “Mi viene da dire che succede sempre cosi’, per quanto all’inizio ci sia sempre una certa ostilita’, nelle ong come nei grandi brand”, fa notare Cocco. Secondo una ricerca realizzata da Techsoup su un campione di 10.500 realta’ di 88 Paesi (di cui 140 non profit italiane) c’è ancora qualche resistenza a pensare di spostare i propri dati su una nuvola virtuale. Sono pochi e semplici gli applicativi su cloud che le non profit dichiarano di utilizzare (social network, il 47 per cento e posta elettronica, il 55 per
cento). La mancanza di conoscenza e una formazione non adeguata (60 per cento) e i timori collegati alla sicurezza dei dati (45
per cento) impediscono pertanto alle non profit di sperimentare i benefici primari del cloud, ovvero l’ottimizzazione della gestione, la riduzione dei costi e l’ampliamento delle attivita’ di fund raising.

Sbagliato poi credere che in Paesi in via di sviluppo sia molto piu’ complesso accedere al web, il che renderebbe impossibile utilizzare i software in remoto. “Non si puo’ generalizzare, ma ci sono zone dell’Africa dove gli abitanti hanno piu’ di un telefonino a persona. E’ chiaro poi che tra i nostri obiettivi c’e’ quello di piegare la tecnologia all’esigenza della ong e non viceversa”, chiude Cocco. (lb) (www.redattoresociale.it)