Cooperazione: le Ong sono un modello in crisi?
Redazione 26 settembre 2013 La Gabbianella in...forma

Cooperazione: le Ong sono un modello in crisi?

CorrieredellaSera-260913Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sulla cooperazione e il non profit.

La proposta – Hitendra Patel e gli esperimenti finanziari.
«Le Ong, modello in crisi. Bisogna stimolare i poveri con l’ aiuto del microcredito»
di Barbara Millucci

Corriere della Sera, 26 settembre 2013

«Il modello delle Ong (organizzazioni non governative), così come lo concepiamo oggi per affrontare problemi sociali su scala regionale o globale, non è più efficace. Così come sono strutturate, le no profit, sostenute da associazioni filantropiche e di beneficenza, sono lontane anni luce dal business e non più in grado di adottare azioni efficaci e sostenibili. I loro modelli di business sono focalizzati solo sulla raccolta di denaro e, avendo limitazioni precise su come spendere i fondi, smorzano completamente ogni slancio creativo o flessibile». Hitendra Patel, autore di sei brevetti internazionali e numerose pubblicazioni, insegna innovazione presso la Hult International Business School e anticipa qualche passo del suo intervento previsto domani all’ Innovation Festival di Bolzano, in collaborazione con ItaliaCamp: «Con il passare degli anni, l’ impatto di una Ong diminuisce, visto che, parallelamente, la portata dei problemi sociali cresce a ritmi talmente veloci che non si è in grado di affrontarli con tempestività».
In che modo allora è possibile avviare il pianeta verso una crescita sostenibile? «Con la microfinanza e il microcredito», continua lo studioso nato e cresciuto nello Zambia e ceo di IXL, centro di ricerche in Innovation, Excellence and Leadership di Boston, dove studia le pratiche manageriali che risultano maggiormente innovative perché capaci di raccogliere le opportunità dei cambiamenti in atto. «Un sistema finanziario è solido quando offre opportunità di crescita ai poveri. Consentire un accesso migliore, più economico e veloce al microcredito, aumenta le opportunità per la povera gente. Il microcredito, inoltre, ravviva lo spirito creativo e imprenditoriale di chi vive ai margini, consentendo loro, grazie ad adeguati corsi di formazione e training, di creare una propria impresa o di soddisfare specifiche necessità al fine di migliorare la loro qualità della vita». Un esempio di microcredito di successo, nei Paesi in via di sviluppo, è www.kiva.org. Attraverso il crowdfounding, concede prestiti, a partire da un minimo di 25 dollari, a piccolissime imprese di tutto il mondo dando loro la possibilità di avviare progetti di cooperazione e sviluppo. In questo modo, l’ ideatrice statunitense Jessica Jackley ha potuto distribuire 400 mln di dollari nei Paesi emergenti e del Terzo
mondo. Senza interessi. Oltre a finanziare un’ infinità di microimprese, si sono creati nuovi circuiti di business, creando valore in aree svantaggiate e sconosciute della terra. Premiata come miglior idea dal New York Times , il sito di microcredito è sostenuto da Oprah Winfrey e Bill Clinton. Una crescita sostenibile non può comunque prescindere dall’innovazione. «L’ innovazione è creazione e acquisizione di nuovi valori con nuove modalità – continua il professore – e oggi l’ innovazione sociale è l’ unica in grado di generare e dare risposte alle difficili sfide dei nostri tempi. Se un imprenditore vuol avere più impatto sul mercato, deve sforzarsi di creare idee, che siano audaci, sfacciate, ardite, veloci e meno costose che in passato». Come? «Unendo puntini, un gioco da ragazzi. Molti di noi, da bambini si divertivano a collegare tra loro puntini in modi nuovi e fantasiosi. Da adulti, in pochi sono in grado di farlo in un modo che assuma un senso». Congiungere i punti tra loro è come trovare tante idee in grado di guidare le aziende verso il successo. «L’ innovazione è su tutti i punti, o meglio ogni punto è in grado di generarne altri». Insomma si torna ai vecchi sistemi rizomatici tanto cari a Deleuze & Guattari. D’ altronde anche le nostre vite sono un insieme di tanti puntini (conoscenze, esperienze, interessi) e il modo in cui li colleghiamo determina ciò che siamo e quello che alla fine riusciamo a fare. Patel applica questi modelli al management aziendale. Nel corso della sua carriera, ha offerto consulenza a oltre mille leader e capi d’azienda ed è noto per calcolare l’Innovation Premium, il valore, in termini di denaro, del grado di innovazione. Nelle imprese da lui analizzate, ha calcolato un valore dell’ innovazione pari a 30 miliardi di dollari. Una bella sfida per tutti, se si considera che Kiva in swahili vuol dire proprio unità.