Cooperare è un duro mestiere
Redazione 6 agosto 2013 La Gabbianella in...forma

Cooperare è un duro mestiere

Left-060813Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sulla cooperazione internazionale.

Cooperare è un duro mestiere
di Cecilia Tosi

Left, 6 agosto 2013

Firmato l’accordo quadro per i lavoratori delle Ong. É un passo in avanti per regolamentare un mondo dove ci si “autosfrutta”. Ma la precarietà resta. E non c’è coordinamento tra organizzazioni, sindacati e collaboratori.

Sono i professionisti del cosiddetto settore no profit della cooperazione internazionale: circa 7mila professionisti italiani di cui la maggior parte lavora all’estero. Sono agronomi, anmministratori, architetti, biologi, educatori, formatori, geometri, infermieri, logisti, medici, nutrizionisti, psicologi, sociologi e veterinari. Una vasta garrula di professionisti che opera in contesti eli sviluppo o di emergenza. Sono quelli che chiamiamo cooperanti: parlano più lingue, gestiscono risorse umane in ambienti nnilticulturali e hanno responsabilità di mezzi e risorse anche milionarie. Eppure, spinti da motivazioni etiche e politiche, in alcuni casi rinunciano a compensi doppi o tripli clic riceverebbero se lavorassero in analoghe agenzie private profit. E sono precari perché a curasi tutti è applicato un contratto cocopro.

Per adattarsi alla riforma Foriero, che restringe i casi di utilizzo dci contratti a progetto, i rappresentanti delle varie piattaforme eli Organizzazioni non governative (Aoi, Link2007 e Cirri) si sono riuniti con i sindacati dei lavoratori atipici per stendere un accordo quadro per la regolamentazione dei contratti a progetto. Il Cini (che rappresenta circa 2mila operatori) ha lasciato la trattativa, «ma solo per un motivo tecnico», spiega la portavoce Egizia Petroccione, «perché a differenza degli altri coordinamenti non abbiamo una soggettività giuridica».

La denuncia: «Il sindacato non conosce i problemi dei lavoratori che rappresenta»

Ad aprile del 2013 le circa 120 organizzazioni hanno approvato il documento, che il primo luglio, un mese prima della scadenza, è stato ratificato da entrambe le parti. Ong e sindacati si dicono soddisfatti, ma dai forum specializzati arriva qualche critica dei cooperanti: «Delle tre piattaforme sindacali coinvolte, una sola, la Ni(lil-Cgil, ha sentito il bisogno di cercare un dialogo con i lavoratori che vuole rappresentare», spiega Francesco, impegnato in un progetto in Africa, «Ma come e quando l’ha fatto? Solo (topo aver firmato un pre accordo con i datori di lavoro e cercando di coinvolgere i diretti interessati tramite un sito web dove si sono espresse solo tredici persone». Roberto D’Andrea, responsabile Nidil, non la pensa così: «Abbiamo cercato di coinvolgere quanti più lavoratori possibile e tra tutti quelli contattati solo il 15 per cento si espresso in maniera contraria all’accordo. Sul nostro sito sotto inter-venuti in 500, sono pochi, ma è un inizio». Senza dubbio i cooperanti devono ancora avvicinarsi al sindacato, sono più abituati a ritrovarsi su forum specializzati, o sulla pagina t’h cooperanti italiani, (love emerge il loro timore di non avere voce in capitolo su questa intesa.

«Figure come il rappresentante Paese o il project manager, che hanno responsabilità di gestione dei conti bancari e delle assunzioni», sostiene Francesco, «hanno un compito elle coincide con lo scopo sociale della ong, caso in cui la legge Fornero esclude il cocopro». Il sinclacato condivide: «Ci sono molti casi in cui è necessaria l’assunzione», (lice D’Andrea, «nel settore della cooperazione si trovano anche segretarie coli contratti di collaborazione occasionale. E chiaro che nelle ong c’è qualche difficoltà a tracciare i confini perché c’è un forte autosfruttamento: i lavoratori si identificano con l’organizzazione e può capitare che rinuncino anche ai propri diritti. Ala noi ci siamo dati 180 giorni proprio perverificare quali posizioni siano realmente a progetto e quali no». I sindacati, d’altronde, devono ancora esplorare questo mondo che per loro è quasi nuovo. «Di solito i sindacalisti provengono dalla stessa classe di lavoratori che rappresentano», si lamenta Francesco, «e ne conoscono le problematiche e la complessità. Invece, in questo caso, non hanno esperienza del settore. E pochissimi cooperanti sono iscritti al sindacato».

La stabilizzazione viene anche ostacolata dalla legge 49 del 1987 e cioè quella che regola il mondo ([ella cooperazione. Redatta quando le ong erano ancora in fasce, non prevede la varietà cli contratti adesso presente in questo mondo e rende difficilmente applicabile anche la riforma Fornero.

Un altro problema viene dalla disciplina dei progetti finanziati dal ministero degli Esteri, nei quali il rimborso è previsto solo per cooperanti cocopro, «ma per questo abbiamo stabilito un tavolo “°triangolare” col ministero», spiega Roberto Bonviciiü di Aoi (Associazione che rappresenta più di 100 ong), «proprio per regolamentare la posizione di questi espatriati e renderli più coerenti con le altre». Resta il fatto che il ministero noti copre le spese della maternità, che vengono garantite integralmente (quando c’è la volontà) dalle organizzazioni.

Tra mille altri dettagli contestati, è chiaro che tra una parte dei cooperanti che lavorano sul campo, ong e sindacati c’è scarsa comunicazione. Ma i rappresentanti dei coordinamenti si dicono ottimisti: «Abbiamo studiato tutto nel dettaglio», spiega Nino Sergi cli Link2007, «a settembre ci sarà la prima riunione della commissione paritetica per verificare gli adeguamenti all’accordo. E ([a questo lavoro potrebbe nascere una regolamentazione di tutto il settore no profit», ma l’impressione è che trai lavoratori della cooperazione manchi proprio un po’ cli cooperazione.