Cleusia, nulla può fermare il futuro
Redazione 19 ottobre 2017 Storie

Cleusia, nulla può fermare il futuro

Puoi avere alle spalle un passato difficile. Ma nulla ti può impedire di costruirti un futuro miglioreCleusia Whitney Cossa ne è convinta. A maggior ragione dopo che è ufficialmente entrata a far parte del Fondo Borse Futuro, divenendo la quinta beneficiaria dei nostri progetti di sostegno a distanza in Mozambico ad accedere all’università. Un’occasione che Cleusia si è meritata tutta. Anzi, doppiamente meritata, visto che è riuscita nell’impresa di passare due diversi esami d’ingresso. Il primo all’Escola Técnica de Saúde di Matola, per il corso di Infermeria materno-infantile. Il secondo all’Universidade Pedagogica di Maputo, per la laurea in Educazione e assistenza sociale.

Alla fine la scelta è caduta sull’Universidade Pedagogica, perché Cleusia sente che l’assistenza sociale è la sua vera vocazione. “Senza il sostegno ricevuto attraverso il progetto Ntwanano non so cosa sarebbe successo di me. Avevo quattro anni quando sono entrata nel progetto. E ora che ne ho 19 posso ancora contare su un aiuto dall’Italia. Per questo voglio fare una professione che mi permetta direstituire quanto mi è stato regalato in tutti questi anni, di stare vicino a chi è nel bisogno per aiutarlo a risollevarsi. Sono convinta che non ci sia problema da cui non si possa uscire. Con un aiuto adeguato, tutti possiamo avere una vita migliore”.

In effetti, da questo punto di vista, Cleusia ha molto da raccontare. Perché lei per prima può testimoniare come sia possibile costruirsi un futuro anche partendo da condizioni diestremo svantaggio. “Quando mia madre è rimasta incinta, i miei genitori avevano solo 16 anni. I miei nonni paterni non li ritenevano in grado di badare ad una famiglia tutta loro. Così accolsero in casa mia madre, con l’idea di tenerci con loro anche dopo la mia nascita. Ma durò poco. Mio padre non aveva alcuna intenzione di riconoscermi e mamma, ancora prima di partorire, tornò ad abitare con i miei nonni materni. Sono loro che mi hanno cresciuto e con loro sono rimasta a vivere, anche dopo che mia mamma ha trovato un nuovo compagno ed è andata ad abitare con lui e con i suoi figli”.

Nonostante un’infanzia così precaria, Cleusia è una ragazza serena e sempre sorridente, che non si fa influenzare dal suo passato ma guarda con fiducia al futuro. “Non recrimino nulla. Non sono arrabbiata con mio padre. Ce l’ho fatta anche senza il suo aiuto. Tantomeno ce l’ho con mia madre. Anzi, sono convinta di aver ereditato proprio da lei la mia passione per lo studio. Dopo che sono nata ha avuto comunque la forza e la volontà di continuare a studiare. Ha finito le superiori e oggi lavora come impiegata in uno studio contabile. Sta cercando in tutti i modi di aiutarmi per le spese dell’università, ma da sola non può farcela”.

Alla fine, come ammette lei stessa, Cleusia ha trovato la sua vera famiglia nel progetto Ntwanano. “Se voglio fare l’assistente sociale è perché ho vissuto sulla mia pelle quanto importante sia avere vicino operatori preparati e competenti. Ho incontrato persone meravigliose, che mi hanno accolto e ascoltato. Che mi hanno aiutato a trovare la mia strada. Il mio sogno è di aprire un centro di accoglienza, dove chiunque si trovi nel bisogno possa trovare un sostegno. Chi vorrà aiutarmi, stia sicuro che la mia laurea è un buon investimento. Aiuterà me a realizzare i miei sogni e rendermi autonoma. Ma aiuterà anche tutte le persone di cui potrò prendermi cura con la mia professione”.

Notizia del 01/09/2017 da Ce.Svi.Te.M.