Caos Siria. Nel GRS l’intervista alla presidente di Un ponte per…
Centro Archivio 29 maggio 2013 Le news e gli eventi delle nostre associazioni

Caos Siria. Nel GRS l’intervista alla presidente di Un ponte per…

banner_orangeLa situazione della Siria nel Giornale Radio Sociale di oggi, mercoledì 29 maggio 2013: Stefano Milani intervista Martina Pignatti Morano, presidente dell’associazione Un Ponte per…

Caos Siria. L’Unione europea ha deciso di porre fine all’embargo per la vendita di armi all’opposizione del Paese. Dal 31 maggio ogni Stato membro deciderà autonomamente. L’Italia verso il no. Il giudizio di Martina Pignatti, presidente di Un Ponte per… “L’Unione Europea, non trovando l’accordo tra i propri membri, ha deciso che l’embargo sulla vendita di a…

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Le altre notizie del sommario

  • Confronti sociali
  • In alto i diritti
  • Quel “Quid” in più
  • Caos Siria
  • Musei per tutti
  • Vivicittà “Porte Aperte”

 


ANSA/ SIRIA:UE TOGLIE EMBARGO SU ARMI. USA PLAUDONO, IRA MOSCA
RIBELLI INSODDISFATTI. BONINO CRITICA, L’ITALIA NON LE FORNIRA’
di Alberto Zanconato

(ANSA) – BEIRUT, 28 MAG – Il plauso degli Stati Uniti, l’ira di Mosca e Damasco, l’insoddisfazione dei ribelli. La decisione dell’Unione europea di non rinnovare l’embargo sulle armi agli insorti siriani in scadenza il primo giugno e di lasciare ai singoli Stati la scelta se fornire o meno armamenti – comunque non prima di agosto – suscita il giorno dopo reazioni contrastanti.
Se infatti Londra e Washington cantano vittoria, la Coalizione delle opposizioni teme sia ”un passo insufficiente, che arriva troppo tardi”. Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov la definisce una decisione ”illegale”, che mina l’organizzazione della nuova conferenza internazionale, mentre il regime di Assad la bolla come un altro ”ostacolo alla pace”.
Il compromesso trovato la scorsa notte inoltre – che non impegna l’Europa a una linea comune lasciando appunto campo libero all’iniziativa dei singoli – provoca scetticismo anche in seno all’Unione stessa. ”Non è stato un momento glorioso per l’Europa”, ha commentato il capo della Farnesina, Emma Bonino, lamentando una mancanza di ”senso di responsabilità comune europeo” e preannunciando che comunque proporrà al governo di non procedere alla fornitura di armi.
Crescono intanto i timori di un allargamento del conflitto all’intera regione. Salem Idriss, uno dei capi militari del fronte anti-regime, ha affermato in un’intervista alla tv Al Arabiya che se le milizie sciite libanesi di Hezbollah non cesseranno entro 24 ore il loro intervento al fianco delle truppe lealiste, in particolare nella battaglia di Qusayr, i ribelli ”li inseguiranno, anche all’inferno”. Quindi anche in Libano, dove la scorsa notte tre soldati dell’esercito di Beirut sono stati stati uccisi in un agguato di un commando armato ad Arsal, vicino alla frontiera con la Siria. Oggi tre razzi provenienti dalla Siria sono caduti su Hermel, un bastione di Hezbollah, provocando alcuni feriti lievi, dopo che ieri in un analogo attacco era stata uccisa una ragazza di 17 anni.
In Iraq, intanto, ventimila soldati sono impegnati da giorni in un’offensiva contro i miliziani di Al Qaida nella regione lungo il confine siriano per tagliare i collegamenti tra gli insorti sul territorio iracheno con i loro alleati jihadisti in Siria. Mentre in Giordania 15.000 soldati di 18 Paesi, tra cui l’Italia, prenderanno parte in giugno a esercitazioni in cui saranno simulati tra l’altro attacchi a installazioni militari e operazioni di protezione in caso di attacco chimico.
Se tra gli europei permangono le divisioni sull’opportunità di armare i ribelli e l’opposizione fatica a trovare l’unità, l’altro fronte sembra piu’ che mai compatto. La Russia ha ribadito l’intenzione di procedere con la fornitura al regime di Damasco dei sistemi sofisticati di difesa aerea S-300, che, ha detto il vice ministro degli Esteri Serghiei Riabkov, ”gioca un ruolo stabilizzante” nel conflitto siriano, contribuendo ad evitare interventi esterni. Minacciosa la risposta di Israele: se gli S-300 arriveranno in Siria, ”sapremo cosa fare”, ha detto il ministro della Difesa Moshe’ Yaalon.
E mentre in Siria lo spargimento di sangue non si ferma – anche 15 detenuti del carcere di Aleppo sarebbero morti sotto i bombardamenti dei ribelli, secondo l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani – gli avvenimenti delle ultime ore fanno sembrare più arduo il cammino verso una conferenza di pace Ginevra-2, proposta dagli Usa e dalla Russia. Il Cremlino ha sottolineato che non facilitano le cose nemmeno episodi come una visita compiuta ieri ai ribelli in Siria dal senatore americano John McCain, di cui la Casa Bianca ha detto di essere stata informata in anticipo. La tenuta della conferenza, ha sottolineato da parte sua Emma Bonino, ”non e’ affatto scontata” e ”ci sono ancora parecchi problemi da superare”.
”Il principale ostacolo” – ha detto il vice ministro russo Riabkov, che contesta anche come controproducenti le resistenze occidentali a includere l’Iran – è l’incapacità dei ribelli di trovare l’unita’ e di Usa e Ue di ”garantire un livello di rappresentanza delle forze di opposizione con sufficiente autorevolezza”. A smentire tali affermazioni non aiutano certo le interminabili discussioni a Istanbul degli oppositori che stentano a trovare l’accordo per un allargamento della Coalizione a componenti non islamiche e ‘liberali’.