Campagna Abiti Puliti: ”La sabbiatura dei jeans uccide ancora”
Redazione 9 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

Campagna Abiti Puliti: ”La sabbiatura dei jeans uccide ancora”

Abiti-pulitiAnche in Cina i lavoratori dei jeans pagano un “prezzo letale” all’alta moda

Un nuovo report della campagna “Abiti puliti” evidenzia l’uso della tecnica del “sandblasting” (sabbiatura) nelle fabbriche cinesi della provincia di Guangdong. Lavoratori impiegati più di 15 ore al giorno per un salario di meno di 137 euro al mese

Redattore sociale, 9 luglio 2013

Indagine della Campagna Abiti Puliti: ”La sabbiatura dei jeans uccide ancora”
Jeans sabbiati: più attente le catene “low cost”

ROMA – Attivisti della campagna “Abiti puliti” chiedono oggi con forza un intervento immediato da parte dei governi e delle aziende per abolire definitivamente la tecnica della sabbiatura e gli altri processi di rifinitura dalla produzione dei jeans. La richiesta è contenuta in un nuovo report sulle condizioni di lavoro in sei fabbriche della provincia cinese di Guangdong, la regione in cui viene prodotta più della metà dei ‘Denim’ commerciati nel mondo.
Il rapporto è stato prodotto da IHLO, l’Hong Kong Liaison Office del movimento sindacale internazionale; Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour (SACOM), sempre con sede ad Hong Kong; dalla Clean Clothes Campaign; e dal gruppo di pressione sui diritti dei lavoratori War On Want.

La campagna “Abiti puliti”, impegnata per il rispetto dei diritti dei lavoratori nel mondo, si era attivata già un anno fa con un’indagine in sette stabilimenti bengalesi, evidenziando come i grandi marchi sono restii a modificare lo stile dei loro prodotti, nonché tempi e costi di produzione.
La Campagna Abiti Puliti chiedeva già allora che i marchi “monitorino l’effettiva cessazione dei trattamenti con sabbiatura, in collaborazione con le organizzazioni sindacali e di fabbrica e le ong in ogni paese dal quale si riforniscono e che modifichino il design dei prodotti per eliminare all’origine la possibilità di utilizzo della sabbiatura”. Inoltre che “collaborino con i propri fornitori perché tutti i lavoratori esposti a polveri di silice siano monitorati e sottoposti a diagnosi precoce”.

L’inchiesta in Cina. L’inchiesta Breathless for Blue Jeans: Health hazards in China’s denim factories ha rivelato una presenza ancora molto diffusa del sandblasting in Cina, “nonostante la maggior parte dei brand occidentali avessero dichiarato pubblicamente 3 anni fa di volerla abolire – affermano i promotori della campagna – perché causa di silicosi, una lunga malattia respiratoria che ha già prodotto la morte di molti lavoratori del tessile”. La tecnica viene utilizzata per fornire ai jeans un aspetto “logoro”.
Uno dei lavoratori intervistati ha dichiarato: “Il nostro reparto è pieno di polvere nera e di jeans. La temperatura nella fabbrica è molto alta. L’aria è irrespirabile. Mi sento come se lavorassi in una miniera”.

Il nuovo rapporto, basato su interviste ai lavoratori all’interno delle fabbriche, ha inoltre rivelato l’uso di altre tecniche di rifinitura altrettanto pericolose: la levigatura manuale, la lucidatura, la tintura e l’uso di agenti chimici come il permanganato di potassio. Tutto senza adeguati equipaggiamenti di protezione e formazione sul loro utilizzo.
I lavoratori e le lavoratrici – si afferma nel rapporto – devono sopportare queste condizioni per più di 15 ore al giorno e per un salario minimo di meno di 1100 yuan al mese (circa 137 euro).
Chiediamo quindi una abolizione totale e vincolante della sabbiatura dall’industria tessile, insieme ad una migliore protezione nell’uso delle altre tecniche di rifinitura”.