Asia, rapporto choc dell’Onu porta alla luce l’orrore stupri
Redazione 11 settembre 2013 La Gabbianella in...forma

Asia, rapporto choc dell’Onu porta alla luce l’orrore stupri

Avvenire-110913Strumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti sulla situazione internazionale.

Asia, rapporto choc dell’Onu porta alla luce l’orrore stupri
“Un uomo su 4 ha usato violenza”. India, condannato “il branco”

Avvenire, 11 settembre 2013

Da Bangkok Stefano Vecchia

La metà degli asiatici ha usato una qualche forma di violenza contro le donne e marginalmente contro altri uomini. Uno su quattro ha ammesso almeno uno stupro. Dati agghiaccianti che emergono da uno studio voluto dalle Nazioni Unite per l’area Asia-Pacifico. Sono stati 10mila i questionari distribuiti durante l’indagine, assolutamente autonoma rispetto a simili iniziative ufficiali e non basata sulle denunce delle vittime. «Perché la volevo», «perché volevo fare sesso», le motivazioni più frequenti degli abusi. Un «divertimento» per il 59 per cento, una «punizione» per il 38.

Come popolazione di riferimento è stata individuata quella di nove aree rurali o cittadine in sei Paesi: Bangladesh, Cina, Cambogia, Indonesia, Papua-Nuova Guinea e Sri Lanka. Il dato più drammatico è quello complessivo: quasi un quarto (il 24 per cento) degli uomini che hanno risposto al questionario ha compiuto almeno uno stupro. Violenze perpetrate in maggioranza nell’ambito domestico, (“solo” una volta su dieci lavittima è esterna all’ambito familiare). Lincidenza del fenomeno sulle donne varia in modo sensibile: dal 9,5 per cento delle aree urbane del Bangladesh al 62 dell’isola di Boungainville, in Papua-Nuova Guinea. I casi di stupro su maschi oscillano dall’ 1,5 per cento dell’Indonesia, al 7,7 della PapuaNuova Guinea. Cifre sconvolgenti. Molto maggiori di quelle registrate dagli altri studi che si basano sulle denunce. Solo per fare un esempio, in Cina, il tasso di violenze (aggregato città/campagna) appare stavolta del 22,2 per cento contro i 32mila stupri segnalati nel 2007. Perfino le stime più drammatiche risultano di almeno dieci volte inferiori. Lo studio suggerisce ai governi di fare di più contro la violenza, sia nella prevenzione, sia nella dissuasione, sia – ancora – nella protezione dei gruppi più esposti.

Il dibattito è particolarmente acceso in questi ultimi mesi in India. Il Paese non è incluso nell’indagine Onu. New Delhi, però, si prepara alla sua prima «punizione esemplare» per una violenza di gruppo. In uno Stato che conta un caso di aggressione sessuale ogni 20 minuti e dove nella capitale, sui 600 stupri denunciati lo scorso anno, solo uno è stato punito dai giudici, il caso della 23enne fisioterapista violentata dal “branco” su un autobus pubblico la notte del 16 dicembre 2012 e morta due settimane dopo, è diventato nazionale. E l’occasione per un processo-simbolo durato sette mesi.

Oggi i giudici del tribunale del distretto di Sàket- che ieri hanno annunciato la colpevolezza degli stupratori per 13 reati- emetteranno la sentenza. Dei sei accusati, uno -17enne al tempo del crimine – è stato condannato il 31 agosto a tre anni di detenzione; uno degli adulti si è suicidato in carcere. I quattro imputati rischiano la pena di morte secondo quanto previsto per reati sessuali particolarmente efferati. La condanna a morte è quanto ha chiesto ancora ieri la famiglia della vittima e quanto assicurato dal ministro dell’Interno, Sushilkumar Shinde. E avvocato della difesa, per il quale la condanna è “politicamente motivata”, ha comunicato che ricorrerà in appello.