Agenzia delle Entrate: più controlli sul non profit
Redazione 25 settembre 2013 La Gabbianella in...forma

Agenzia delle Entrate: più controlli sul non profit

Controlli fiscali sul non profitStrumenti di lavoro: dalla rassegna stampa gli aggiornamenti su Terzo settore e non profit.

LA CIRCOLARE – L’Agenzia delle entrate spinge sulle verifiche

Controlli fiscali faro sul non profit
di Sergio Ricci

Avvenire, 25 settembre 2013

La recente circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 25 del 31/07/2013 denominata «Prevenzione e contrasto all’evasione – anno 2013 – indirizzi operativi» pone una serie interessante di particolari rilievi anche a carico degli enti non profit e delle Onlus. Si tratta di una circolare in perfetta linea di continuità con quelle degli anni scorsi, che hanno individuato gli enti del Terzo settore tra le categorie di contribuenti che vanno attentamente monitorate.
L’incremento dei controlli fiscali a carico degli enti non profit avvenuto in questi anni e, tra questi, in particolare quelli a carico delle associazioni sportive dilettantistiche e delle associazioni di promozione sociale, è del resto un’ampia dimostrazione della precipua attenzione da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
L’interesse per gli enti di questo settore è attestato anche dalla circolare n. 25/2013 che dedica un intero paragrafo, il punto 2.4) «Attività specifiche di controllo», agli enti non commerciali, alle onlus ed a tutte le entità che godono di un regime fiscale agevolativo. Insomma l’Agenzia delle Entrate si attende che questi nuovi controlli individuino dei soggetti che impropriamente rivestono la carica di enti non profit, in modo da estrometterli dal mondo del terzo settore e dall’ambito delle relative norme agevolative di natura tributaria, tutto in linea, tra l’altro, con quanto già indicato nelle circolari 18/2012,21/2011 e 20/2010.
Il contenuto della Circolare 25/2013. Il controllo verso gli enti non commerciali. Viene confermato anche con questa circolare che una parte di quello che l’Agenzia stessa definisce il “budget di produzione” sui controlli fiscali, è riservato in maniera esplicita agli enti non commerciali, conseguenza dell’effettivo monitoraggio continuo da parte dell’Agenzia delle Entrate, partito con il modello EAS nel 2009 e che andrà effettuato su un livello di analisi su base provinciale. L’Amministrazione Finanziaria, come ricordato dalla circolare, ha appositamente implementato (ad uso interno) uno specifico software denominato Terzo Settore che permette ai funzionari la mappatura di tutti gli enti del terzo settore che si trovano in un determinato territorio geografico e che consente tramite determinati parametri (che non è dato conoscere) l’individuazione di determinati indicatori di “pericolosità fiscale”. Tale monitoraggio fiscale che riguarda tutti gli enti, va in particolare mirato, secondo le chiare parole della stessa Agenzia delle Entrate, agli enti non commerciali che svolgono «la somministrazione di alimenti e bevande da parte di ristoranti, bar pub, birrerie, ecc., mascherati da associazioni culturali o soggetti affiliati ad associazioni di promozione sociale; l’attività spettacolistica da parte di discoteche e locali di intrattenimento in genere, svolta da associazioni e circoliprivati, che, in realtà, sono aperti al pubblico; l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici da parte di fittizi circoli culturali».
Quindi una precisa metodologia, quella individuata dall’Agenzia delle Entrate, per selezionare i soggetti da verificare che intende rintracciare in particolare le associazioni che, pur definendosi di promozione sociale, tendono – secondo l’Agenzia – ad essere delle vere e proprie realtà lucrative. Ad onor del vero, la stessa Agenzia invita altresì i propri funzionari a effettuare i controlli in modo tale da «evitare di perseguire le situazioni di minima rilevanza in termini d i potenziale proficuità del controllo che, nonostante le ridotte dimensioni, assumono evidente rilievo sociale in relazione al contesto in cui operano gli enti, come nei casi, ad esempio, in cui l’attività istituzionale, svolta in via esclusiva, riguardi la formazione sportiva per giovani (scuole calcio, tennis, pallacanestro, ed altre comunque ricomprese tra le attività dilettantistiche riconosciute dal CONI), oppure sia rivolta nei confronti di anziani o di soggetti svantaggiati».
Non sempre però si è avuto modo di vedere che tali raccomandazioni sono state seguite (come pure dovrebbe essere, vincolando le circolari e le risoluzioni soprattutto i funzionari dell’Amministrazione Finanziaria) da parte degli uffici periferici, specie nei confronti di associazioni sportive dilettantistiche che, talvolta, avevano e rivestivano un preciso ruolo sociale nello svolgimento della loro dinamica sportiva dilettantistica.
Il controllo verso le Onlus. Oltre agli enti non commerciali, un particolare riferimento, che permane nel corso dei vari anni in queste circolari relative ai controlli fiscali, viene fatto nei confronti delle Onlus. Questi continui richiami da parte dell’Agenzia delle Entrate si sono resi necessari perché, per stessa ammissione dell’Agenzia ed anche in virtù dei controlli già effettuati, all’Anagrafe delle ONLUS sono stati iscritti soggetti che non sembrano possedere i requisiti tipici delle ONLUS.
Risultano presenti in anagrafe, ad esempio, enti associativi di ogni tipo le cui caratteristiche fanno si che tali enti rientrino magari pienamente nel sistema della legislazione associativa degli enti non profit, ma con seri dubbi sul possesso da parte degli stessi enti di tutti i requisiti previsti dall’articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997, che determina la qualifica di Onlus di opzione, specie per quello che riguarda la reale natura dell’attività svolta. Per questo motivo l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 25/2013, ha indicato come importante e precipua la verifica preventiva che deve essere effettuata dalle Direzioni Regionali che si occupano della tenuta della relativa Anagrafe Onlus per individuare le posizioni che possono essere particolarmente a rischio già in fase di controllo formale o di verifica delle informazioni, in modo da permettere poi alle strutture territoriali competenti di effettuare dei controlli mirati in materia sostanziale sulla natura delle attività svolte.
Per i controlli sostanziali restano sotto la lente degli accertatori in particolare lo svolgimento concreto delle attività in modo da verificare che si tratti effettivamente di quelle previste dalla normativa, cioè di quelli istituzionali e di quelle connesse.
L’obiettivo è quello di individuare i soggetti che, sotto lo schermo delle onlus, svolgono ordinarie attività commerciali (vietate dalla norma) abusando del regime fiscale agevolato, ma anche quello di controllare che le attività connesse (ammesse dalla normativa) non siano prevalenti e siano svolte nei limiti previsti. La verifica della prevalenza va fatta con riferimento a ciascun periodo d’imposta e in relazione ad ogni singolo settore (attività statutaria relativa ed attività connessa all’attività istituzionale propria del settore considerato).
L’attività di controllo effettuata dall’Agenzia in questo specifico ambito non ha solo lo scopo di individuare materia imponibile, ma assume rilievo anche ai fini della tutela della fede pubblica che viene riposta da coloro che si rivolgono alle onlus in virtù della loro particolare qualificazione.
Passando dalle “Onlus di opzione” alle “Onlus di diritto”, viene ribadita anche dalla Circolare n. 25/2013, la precisa attenzione verso due categorie particolari di “Onlus di diritto”: le organizzazioni di volontariato e le cooperative sociali.
Per le prime, vale a dire le Ovd, disciplinate dalla legge 266/1991, l’attenzione sarà mirata verso quelle che effettuano “attività commerciali marginalia; tali attività vanno verificate attentamente in modo da escludere che le organizzazioni effettuino delle vere e proprie attività commerciali in violazione delle prescrizioni D.M. 25-5-1995 che regola le attività marginali delle Odv.
Perle cooperative sociali, sarà da verificare l’esistenza delle condizioni che ne determinano lo status ai sensi della legge 381/1991: la specificità di intervento nell’area sociale, socio-sanitaria ed educativa (nel caso delle cooperative sociali di tipo A) e l’inserimento lavorativo nei termini fissati dalla legge dei soggetti svantaggiati (nel caso delle cooperative sociali di tipo B).
Riflessioni finali. Nell’ultimo quindicennio molte normative sono cambiate nel settore degli enti non profit in particolare con l’introduzione della categoria fiscale delle Onlus e con la sistematizzazione della normativa sugli enti non commerciali.
Successivamente c’è stato un continuo susseguirsi di norme civilistiche, norme speciali, norme regionali, norme fiscali, a cui si sono aggiunti centinai interventi di prassi tributaria e non da parte delle Amministrazioni competenti, sentenze giurisprudenziali, non di rado in conflitto tra di loro. Tutti questi interventi hanno contribuito alla caotica costruzione dell’attuale sistema giuridico e fiscale del non profit italiano che definire complesso è dire poco e nel quale anche l’ente non profit corretto ed in buona fede fa fatica a districarsi.
Nel frattempo c’è stato un continuo aumento della numerosità degli enti non profit, certificato anche dall’ultimo Censimento ISTAT dedicato al settore. Questo insieme di circostanze, se da un lato ha ingenerato confusione negli enti, dall’altro ha inevitabilmente attratto nel settore anche soggetti che spesso poco hanno a che fare con le finalità nobili del settore non profit e che nascondono interessi personali e fini lucrativi.
La Circolare n. 25/2013 attesta che l’Amministrazione Finanziaria è ben consapevole delle criticità del settore che viene considerato territorio di “pericolosità fiscale”.
Gli enti autenticamente non profit devono essere in grado di dimostrare la correttezza dei propri comportamenti anche provvedendo ad una accurata “accountability” dell’attività svolta (si pensi solo all’obbligatoria presenza di un corretto rendiconto e/o bilancio correttamente redatto ed approvato) sia in termini contabili che fiscali, ma soprattutto facendo in modo di essere in grado di dimostrare che l’attività svolta è coerente con le proprie normative di riferimento e con le finalità sociali e non lucrative.

L’incremento delle verifiche negli enti del Terzo settore ha riguardato finora associazioni sportive dilettantistiche e associazioni di promozione sociale