5 per mille. Oltre cento parlamentari chiedono la stabilizzazione
Redazione 3 luglio 2013 La Gabbianella in...forma

5 per mille. Oltre cento parlamentari chiedono la stabilizzazione

Strumenti di lavoro: dalle agenzie di stampa gli aggiornamenti sulle politiche sociali.

5 per mille. Oltre cento parlamentari chiedono la stabilizzazione

Presentata oggi alla Camera dei deputati la proposta che prevede anche la rimozione del tetto fissato a 400 milioni. Bobba (Pd): “Sono soldi ben spesi. Il 5 per mille sia effettivo”. Vignali (Pdl): “Ddl sarà battaglia madre dell’intergruppo per la sussidiarietà”

Redattore sociale, 3 luglio 2013

ROMA – Sono oltre cento i parlamentari che ad oggi hanno aderito al progetto di legge che chiede la stabilizzazione del 5 per mille, progetto presentato come “battaglia madre” dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. A presentare il progetto questo pomeriggio il deputato del Pd Luigi Bobba, insieme al deputato del Pdl Raffaello Vignali e per Scelta civica la deputata Milena Santerini durante una conferenza stampa tenutasi alla Camera dei deputati. Un testo che non presenta novità rispetto a quello della scorsa legislatura, ha spiegato Bobba. “Nella nostra proposta di legge non abbiamo inventato niente – ha spiegato -. Abbiamo ripreso il lavoro già fatto. Gli obiettivi sono semplici e chiari: stabilizzare il meccanismo, rimuovere il tetto in modo che il 5 per mille sia effettivo”.

Un testo che chiede di porre rimedio ad una “sottrazione di fondi” sempre più cospicui che i cittadini decidono di destinare al welfare. “Al governo abbiamo chiesto i dati delle sottoscrizioni fatte nella dichiarazione dei redditi del 2010 – ha spiegato Bobba -. Abbiamo notato due fenomeni. Il primo che il 5 per mille viene sempre più apprezzato e sono sempre più i cittadini che lo scelgono: siamo arrivati a 16,7 milioni di contribuenti; dall’altro lato, che quel tetto che da alcuni anni è stato introdotto nelle leggi di stabilità che non consente di spendere più di 400 milioni di euro, di fatto diventa una sottrazione di risorse al non profit. Nell’ultimo anno, i dati che ha dato il vice ministro Fassina in una interpellanza, ci dicono che i milioni sottoscritti con l’opzione del 5 per mille erano 488”. Secondo la campagna lanciata da Vita e sottoscritta da numerose organizzazioni del non profit, i fondi sottratti sarebbero complessivamente 92,838 milioni. Fondi che poi “finiscono genericamente nel bilancio dello Stato”, ha chiarito Bobba, e che per questo, togliendo il tetto, si andrebbe ad incidere sul bilancio. Per Bobba, tuttavia, non ci sono dubbi. “Crediamo che destinarli interamente sia non solo un principio di diritto, ma siamo anche convinti che siano soldi ben spesi, un moltiplicatore di opportunità di crescita e di lavoro, di intervento su settori dove lo Stato, se non ci fossero queste organizzazioni a presidiare, avrebbe ulteriori costi di intervento riparativi dei danni di una mancata coesione sociale e di una mancata attenzione ai deboli”.

Quella presentata oggi non è l’unica proposta di legge sul 5 per mille. Anche il Movimento 5 stelle ha presentato una propria proposta, ma dai parlamentari promotori del disegno di legge sulla stabilizzazione c’è la disponibilità al dialogo. “Cercheremo una convergenza inclusiva in modo che tutti agiscano nella stessa direzione – ha commentato Bobba -, perché l’obiettivo deve essere condiviso nel modo più largo possibile”. Che la proposta di stabilizzare il 5 per mille sia trasversale, lo conferma anche Raffaello Vignali. “Con questa legge sono i cittadini che scelgono dove destinare una parte delle loro tasse – ha spiegato -. I cittadini possono sostenere chi riconoscono meritevole del loro aiuto. Per questo è stata la battaglia madre dell’intergruppo per la sussidiarietà ed è giusto che l’intergruppo ricominci anche in questa legislatura. In questo nuovo scenario politico a noi è sembrato giusto e doveroso portare avanti questo strumento”. La speranza, ora, è che si possa arrivare ad un risultato entro la fine dell’anno, hanno spiegato i parlamentari, andando di pari passo con la legge di stabilità.(ga)


5 per mille, sette anni di successi. E di ritardi

SCHEDA. Cos’è e come funziona in Italia il meccanismo istituito nel 2006. Fin dal primo anno della sua applicazione il 5 per mille ha ottenuto, da parte dei contribuenti italiani, un’adesione maggiore di ogni previsione

Redattore sociale, 3 luglio 2013

ROMA – Con il termine “cinque per mille” viene definito il meccanismo con cui cittadino-contribuente può vincolare, appunto, il 5 per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) al sostegno di enti che svolgono attività ritenute socialmente rilevanti: non profit, attività di ricerca scientifica e sanitaria, ma anche attività sportiva dilettantistica riconosciuta dal Coni.
Il 5 per mille è un istituto che è stato previsto in via sperimentale con la legge finanziaria per il 2006 (relative quindi ai redditi dell’anno 2005) e poi confermato negli anni successivi.

Come funziona. Sono due i modi: il primo è scegliere (firmando sull’apposito modulo della denuncia dei redditi) solo un settore (scelta generica). Quello del volontariato, piuttosto che quello della ricerca scientifica, ecc… Così facendo, l’importo del 5 per mille va ripartito fra tutte le organizzazioni del settore.
La seconda maniera invece (scelta espressa) prevede di riportare, oltre alla firma, anche il codice fiscale dell’ente prescelto nel settore di elezione, tranne il caso di scelta delle attività sociali dei comuni. In questo secondo caso, l’importo viene destinato proprio e solo all’ente stesso. Da segnalare che sono sempre di più negli ultimi anni, in conseguenza dei tagli apportati agli enti locali, i comuni che chiedono ai cittadini di versare il 5 per mille al proprio ente comunale di riferimento. Un modo per continuare a garantire servizi importanti.

Riconoscimento. Possono iscriversi negli elenchi degli enti destinatari del 5 per mille le associazioni e le fondazioni che abbiano ottenuto il riconoscimento e che operino senza scopo di lucro. I settori di attività che danno diritto a partecipare al riparto della quota del 5 per mille sono: assistenza sociale e socio-sanitaria; assistenza sanitaria; beneficenza; istruzione; formazione; sport dilettantistico; tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico; tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente; promozione della cultura e dell’arte; tutela dei diritti civili; ricerca scientifica di particolare interesse sociale.

Gli elenchi dei beneficiari. L’elenco è curato dall’Agenzia delle Entrate, che effettua il censimento delle dichiarazioni sostitutive. In questo senso vengono svolti i controlli amministrativi sulla veridicità delle dichiarazioni, che vengono effettuati sulle quelle validamente presentate (cioè quelle pervenute entro il termine stabilito).
L’iter seguito dalla pubblica amministrazione per la corresponsione del 5 per mille è comunque particolarmente complesso e nella pratica si è rivelato fonte di notevoli ritardi nell’assegnazione delle somme ai beneficiari.

I fondi a disposizione. Fin dal primo anno della sua applicazione il meccanismo del 5 per mille ha ottenuto, da parte dei contribuenti italiani, un’adesione maggiore di ogni previsione: proprio nel 2006 quasi 16 milioni di contribuenti hanno effettuato la destinazione, su un totale di 26.391.963 dichiarazioni (oltre il 60% di adesioni).
Sempre il primo anno (2006) le risorse erogate totali sono state 345 milioni di euro (dei quali 192 milioni destinati al volontariato); nel 2007 le risorse (fu messo un tetto per 400 milioni di euro) sono state 337 milioni; l’anno successivo 415 (ancora una volta con un tetto di 400 milioni), nel 2009 420 milioni, nel 2010 i dati sull’erogato parlano di una cifra che supera i 375 milioni. E per il 2011 il totale degli importi da erogare ammonta a quasi 392 milioni di euro.

Gli ultimi dati (2011). I dati dell’Agenzia delle entrate riferiscono che nel 2011 l’ammontare complessivo (inclusi gli importi per gli enti esclusi o non ammessi al beneficio) del 5 per mille ammonta a 395.012.421,99 di euro, di cui 319.173.785,96 provenienti da scelte espresse e 60.045.947,66 da scelte generiche. Se dall’importo complessivo si sottraggono gli importi attribuiti agli enti esclusi dal beneficio, si ha la quota che sfiora i 392 milioni di euro, così ripartiti: 259,3 milioni per gli enti di volontariato, 54,7 milioni per gli enti di ricerca sanitaria, 57,6 milioni per gli enti di ricerca scientifica, 12,5 milioni per le attività sociali svolte dai comuni e 7,6 milioni per le associazioni sportive dilettantistiche.

Vincono le grandi. Nel 2011, come nel 2010 e nel 2009, spetta agli enti di ricerca e sanità la quota di fondi maggiore. Pochi in numero, ingente il volume delle donazioni. Per il 2011 nel campo sanitario riceve l’importo più alto l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro che sfiora i 15 milioni di euro. Seguono la Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro e la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor che si avvicinano ai 6 milioni di euro e l’Istituto europeo di oncologia con 4,7 milioni di euro.

L’associazione italiana per la ricerca sul cancro è presente anche nell’elenco degli enti della ricerca scientifica e dell’Università e sempre nel 2011 riceve l’importo più alto con oltre 34 milioni di euro.
Nello stesso elenco, scendendo di una posizione si trova la Fondazione italiana sclerosi multipla con 3,8 milioni di euro e al terzo posto si trova la Fondazione Umberto Veronesi con 3,3 milioni (2,6 milioni nel 2010).

Sul fronte riguardante gli enti per il volontariato, per l’anno 2011 detiene il primato degli importi concessi Emergency con 11 milioni di euro, al secondo posto c’è Medici senza frontiere con 8,7 milioni, e al terzo posto c’è l’associazione italiana per la ricerca sul cancro con un totale di 6,4 milioni di euro.
Dalla lettura dei dati del 2010, si osserva che fra gli enti di volontariato, soltanto 20 associazioni ricevono da 1 a 9 milioni di euro, 401 enti prendono da 50 mila a 500 mila euro e ben 67.092 associazioni rivevono da 5 a 50 mila euro. Infine, 23.600 sono le associazioni che ricevono un importo inferiore a 5 mila euro.