5 per mille, in Europa si destina fino a 4 volte più dell’Italia
Redazione 8 novembre 2013 La Gabbianella in...forma

5 per mille, in Europa si destina fino a 4 volte più dell’Italia

333643Strumenti di lavoro: dalle agenzie di stampa gli aggiornamenti su politiche sociali e terzo settore.

5 per mille, in Europa si destina fino a 4 volte più dell’Italia

Mentre da noi si fissano tetti ai fondi e si attende una stabilizzazione che non arriva, in Europa ci sono leggi, i trasferimenti arrivano in pochi mesi e soprattutto hanno percentuali più consistenti: si arriva anche al 20 per mille. Sono le “Onepercent law”

Redattore sociale, 7 novembre 2013

ROMA – Mentre in Italia sul 5 per mille è scontro tra Terzo settore e governo sui fondi stanziati nella legge di stabilità 2013 (400 milioni di euro), sull’esistenza di un “tetto” alle risorse che non dovrebbe esserci e sulle promesse disattese di una legge che non arriva, dall’Est Europa arrivano esempi di sostegno al non profit attraverso il medesimo strumento fiscale che permette di destinare percentuali ben 4 volte superiori a quelle italiane, ci sono leggi con radici perfino negli anni 90 e c’è la possibilità di destinare parte delle imposte anche per le aziende. Si chiamano le “Onepercent law” e in tutt’Europa le si trovano in una dozzina di Paesi, a partire dall’Ungheria, primo paese europeo ad aver introdotto una misura del genere e che per il non profit devolve l’1 per cento, cioè il doppio della percentuale prevista in Italia (dove in percentuale il 5 per mille diventa lo 0,5 per cento). Nonostante sia il primo paese, tuttavia l’Ungheria non è il più virtuoso in termini di percentuali. In alcuni casi si arriva anche al 2 per cento, che in Italia sarebbe l’equivalente del 20 per mille. A pesare sull’istituto italiano, però, ci sono anche i soliti ritardi della burocrazia e per imposte raccolte oggi, i beneficiari del 5 per mille avranno i fondi soltanto a metà del 2016, mentre in alcuni paesi europei bastano 3 mesi. (ga)

Su RS, l’agenzia giornalistica di Redattore Sociale, l’analisi di Valerio Melandri, docente di Principi e Tecniche di Fundraising presso la Facoltà di Economia di Forlì e direttore del Master in Fundraising dell’Università di Bologna, Andrea Caracciolo, membro del consiglio direttivo dell’ Associazione Italiana Fundraiser (Assif) e dello European fundraising association (Efa) e Carlo Mazzini esperto di legislazione degli enti non profit e fiscalità e autore del blog “Qui nonprofit”.